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Dalle luci della tradizione allo show del Salento

Venerdì, 01 luglio 2016 - - Categoria: Editoriale

Nel 1600 la luce brillò sui davanzali delle finestre di Scorrano per celebrare la sconfitta della peste. Le lampade a olio si accendevano in nome di Santa Domenica che grazie al suo miracolo aveva salvato la comunità dall'epidemia. Da allora, la devozione per la santa si rinnova di anno in anno in nome delle luci. Oggi la festa è diventata un vero e proprio show: i maestri delle luminarie, che qui sono di casa, soprattutto negli ultimi anni hanno fatto della festa un'occasione per mettere in mostra il meglio delle loro capacità progettuali di architetture di luce, oramai famose in tutto in mondo, dagli Stati Uniti alla Cina.

Lo spettacolo di luci e musiche è davvero unico, un tripudio di suoni e colori, grazie ai cangianti led e a un'amplificazione spinta, che attira decine di migliaia di persone in un paese di soli settemila abitanti. È un grande show che non ha nulla da invidiare a quello dell'Albero della Vita dell'Expo 2015 che ha incantato milioni di persone di tutto il mondo.

Ma siamo proprio sicuri che Santa Domenica da lassù sia davvero contenta? L'augurio è che non si dimentichi la fede alla base della festa e che la tradizione, con le sue luci, non sia snaturata, oscurando quei sentimenti forti e radicati che fanno dei riti del Salento un forte cemento per le comunità. Quei riti che fra devozione popolare e sfarzose coreografie contribuiscono a elevare l'appeal turistico del Salento. Sempreché non si trasformi in un chiassoso luna park a cielo aperto.

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