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L’umanità migrante nel Salento delle vacanze

Giovedì, 01 settembre 2016 - - Categoria: Editoriale

Le scene del capoluogo in tilt sommerso dalle auto come quelle di molte marine del Salento con il festival del parcheggio selvaggio su scorci da cartolina, faranno parte delle istantanee che conserveremo nell’archivio della memoria per ricordare l’estate 2016 del Salento. Forse non c’è stato il boom che ci si aspettava ma certamente è stata una stagione da tutto esaurito, soprattutto in agosto quando visibilmente molti centri sono arrivati alle soglie del collasso per la pressione umana, dei turisti e dei salentini in cerca di refrigerio e divertimento.

Arrivare a Gallipoli e dover rinunciare a entrarvi perché non c’è posto neanche a chilometri di distanza dal borgo antico, circolare a vuoto a passo d’uomo nei dintorni del centro di Lecce, restare intrappolati sulla litoranea salentina, i treni locali fermi la domenica, i pullman di Salentoinbus colmi fino all’inverosimile, le navette e i taxi troppo esosi, non sono esperienze da mettere nell’album dei ricordi della vacanza perfetta. Anzi, questi problemi rischiano di compromettere l’immagine turistica del Salento. Un motivo in più per spingere verso un modello di sviluppo sostenibile che nel turismo abbia uno dei suoi pilastri.

È una strada obbligata per il Salento che bisogna imboccare senza tentennamenti e con coraggio, prefigurando interventi che possono apparire tanto drastici quanto impopolari. Un solo esempio: a Gallipoli si calcola che siano quasi ventimila le biciclette noleggiate ai giovani turisti che impazzano più o meno disordinatamente, perché non prefigurare una rete ciclabile che colleghi in sicurezza borgo antico, lidi e discoteche, mettendo al bando le auto? Bisogna osare per tempo per non trovarsi a fare i conti con nuove emergenze nell’immediato futuro.

Chi ha osato, puntando sul Salento e sulla sua umanità, è Mario Perrotta che a fine settembre presenta qui il suo progetto dedicato alla storia di Lireta, tra emigrazione e immigrazione. Non è solo uno spettacolo teatrale, è molto di più. È un progetto che farà rivivere non solo le drammatiche immagini quotidiane nel mare della Sicilia, ma anche i drammi che si sono consumati nel Canale d’Otranto. Il Salento dell’accoglienza di quegli anni è lo stesso che tollera i campi ghetto dei braccianti gestiti dai caporali, è lo stesso che apre le sue porte ai turisti di tutto il mondo. L’umanità migrante che Perrotta porta in scena in luoghi di straordinaria bellezza, da Acquaviva a Portoselvaggio, racconta anche che il Salento non è radical chic come Capalbio.

Qui c’è posto per tutti. E non solo in spiaggia. Basta essere umani.

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