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La lunga primavera dei tesori del Salento

Martedì, 01 marzo 2016 - - Categoria: Editoriale

Non è solo una questione di clima. Il Salento vive la sua lunga primavera festeggiando i suoi tesori. Ancora una volta è il Fai, Fondo per l'Ambiente Italiano, con le sue Giornate di Primavera a svelare al grande pubblico, non solo salentino, alcuni gioielli che questo territorio custodisce nel suo scrigno. E in primo luogo marzo festeggia l'apertura, dopo tre anni di lavori, di uno dei monumenti simbolo della civiltà "salentina", l'abbazia di Santa Maria Cerrate. Un luogo magico per la sua bellezza ma anche significativo per più motivi, sia perché grazie ai monaci basiliani fu un fervido luogo di incontro tra Oriente e Occidente, sia perché questo era un centro di produzione dell'olio con il suo storico frantoio.

Ma, come di consueto, sono tanti e diversi i luoghi che il Fai sceglie nel Salento, dai più noti a quelli dimenticati. E ogni anno c'è l'imbarazzo della scelta. Perché questo territorio è davvero ricco di testimonianze storiche delle diverse civiltà che l'hanno abitato, conquistandolo per essere poi "sedotti" dallo spirito dei luoghi. Certo, la bellezza non è una qualità innata, molti paesi, dai centri storici stupendi, sono diventati degli agglomerati di case di cemento, costruite spesso in modo disarmonico se non proprio anarchico e disordinato.

Dunque, affianco alla consapevolezza di avere uno straordinario patrimonio monumentale in scenari naturali sempre più miti e accoglienti, i salentini devono sapere che hanno il dovere di "coltivare" la bellezza avuta in eredità. Ciò non significa certo considerare i beni del territorio come un museo statico, ma avere la giusta sensibilità per saperli "usare" rendendoli fruibili e funzionali alla vita del terzo millennio. E proprio questa è la sfida più grande di un territorio attraversato da progetti di strade inutili o sovradimensionate per uno sviluppo industriale tanto agognato quanto ormai velleitario e anacronistico.

Per fortuna c'è chi guarda altrove, alla valorizzazione di un territorio che può elevare il suo appeal turistico (e dunque la sua "sana" e giusta crescita sociale) tutelando e curando i propri beni. Raccontandoli, con le loro più profonde suggestioni. Nasce così, il Parco del Mago, un progetto nel cuore della Grecìa salentina che farà parlare di sé, perché pur essendo qualcosa di "nuovo" affonda le sue radici nell'anima autentica di questa terra. Una terra viva e abitata da una comunità che, nei tempi cupi di guerre e migrazioni forzate, non dimentica la solidarietà e l'accoglienza. Come dimostrano i riti delle Tavole di San Giuseppe che si rinnovano nelle piazze e nelle case di molti centri del sud della Puglia. E come insegna la passione di tanti salentini che vivono la Pasqua come occasione di fede e di rinascita.

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