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La poesia e i colori dell’ironia nell’inverno del Salento

Lunedì, 01 febbraio 2016 - - Categoria: Editoriale

Re Candallino e sua maestà Mendula Riccia a Gallipoli sono soltanto due dei personaggi che popolano il Carnevale del Salento. Ma su tutti spicca la figura de "lu Paulinu", la maschera più dissacrante e trasgressiva che la fantasia popolare dei salentini abbia potuto immaginare. è lui l'interprete del sarcasmo popolare che domina la scena nei giorni più pazzi dell'anno. Così le piazze del Salento si vestono dei colori dell'ironia, trasformandosi in allegre balere del Sud. Già, perché non c'è solo il Carnevale di Putignano in Puglia. Sotto la coltre del freddo d'inverno, ecco profilarsi una festa che nel Salento assume le sembianze dei giganti di cartapesta di Gallipoli (e non solo) ma anche quelle della semplice maschera popolare che incarna lo spirito dei salentini. Davanti a qualsiasi autorità che dir si voglia, a "lu Paulinu" bastano poche parole per mettere a nudo i limiti del potere. Provare per credere.

Ma se il Carnevale è solo una parentesi, oltre l'aria di festa dell'inverno, il Salento si presenta come sempre ricco di fermenti. Aspettando che il clima torni più mite e generoso, il paesaggio resta seducente e accogliente. Tanto che a Copertino hanno pensato di dedicargli un festival, un'occasione per riscoprire quanto sia importante la componente "verde" del Sud della Puglia, ma anche per mettere l'accento su suoni, sapori ed emozioni, custoditi da una comunità che nella terra affonda le proprie radici.

Ed è ancora alla terra che si guarda a Lucugnano, dove, grazie a quiSalento, si viaggia alla scoperta di un palazzo, della sua storia, ma soprattutto di un personaggio, Girolamo Comi, che ha scritto una pagina importante non solo della letteratura ma della stessa storia del Salento nel Novecento. Un uomo che aveva scommesso sulla sua terra, un poeta stravagante. Un barone che aveva scelto di stare dalla parte del "suo" popolo di cafoni. Quei cafoni che, pur tra mille difficoltà, oggi come ieri non rinunciano ai colori dell'ironia. E della poesia.

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