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Nella natura del Salento il futuro degli antichi ulivi

Mercoledì, 01 febbraio 2017 - - Categoria: Editoriale

Cosa sarebbe il Salento senza ulivi? E senza i suoi ulivi secolari? La domanda è semplicemente retorica. Non c'è nessun salentino che potrebbe mai immaginare la propria terra senza uno degli elementi che la pervadono da centinaia e centinaia di anni. Dunque, dire "ulivi" è come pronunciare la parola "Salento" o, al limite, Puglia. Che gli ulivi debbano rimanere al proprio posto, al di là dei maneggiamenti della politica che ha inventato il loro reimpianto per motivi di "pubblica utilità", non c'è alcun dubbio. Nessuno oramai si sogna di "esportarli", come pure si faceva abitualmente fino a qualche anno fa.

Il "problema", però, è che cosa farne di tutti questi ulivi. C'è chi ha pensato di farne un punto di forza dei propri progetti immobiliari. E se in un primo momento erano solo un intralcio alla realizzazione di un grande villaggio a due passi dal mare di Sant'Isidoro sulla costa di Nardò, eccoli nella nuova versione del progetto diventare un elemento di pregio dell'"eco-resort". Cemento sì, ma "in armonia" con gli ulivi e persino un parco tutto per loro, ovviamente adiacente al resort e alle ordinate villette.

Sì, nessuno vuole distruggere gli ulivi (al limite solo spostarli un po'...), ma il progetto della Sarparea solleva un interrogativo più complesso che riguarda lo stesso futuro del Salento. Al di là del groviglio di leggi e normative urbanistiche che spetta ad altri districare per verificare quanto legittimo sia il progetto in questione, qui si tratta di capire che posto vogliamo assegnare a questi benedetti ulivi. Si scoprirebbe così che il vero affare non è inglobarli in giardini più o meno urbanizzati, ma lasciarli vivere nella natura del Salento. Non è facile immaginare il futuro degli antichi ulivi in un'aiuola, per quanto dorata e curata possa essere. Gli uliveti sono un'altra cosa.

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