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Cantacunti

6,00 € cad.

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Il canto dei Martiri mentre la bella Otranto brucia

di VIVIANA LEO

"La sua campagna pare in primavera un giardino dell'Eden, dal mare la sua riva è un tesoro che scorre". È la descrizione di Otranto secondo le cronache del letterato turco Ibn Kemal, vecchie di circa cinque secoli. E si tramanda che siano state proprio queste le sensazioni dei mori, guidati da Achmet Pascià, alla vista della costa che stavano per devastare. Narra le sanguinose vicende dell'invasione saracena "Il Martirio di Otranto", lavoro dei Cantacunti, gruppo salentino di Manduria che con quest'opera "dà voce all'amore, al dolore, al coraggio dei pescatori e delle loro donne che, al di là di ogni fede e re, difendono la loro essenza di popolo". Lo spettacolo, che il gruppo porta nelle piazze da diversi anni, è divenuto cd, da maggio in distribuzione a richiesta con quiSalento al prezzo di 6 euro in più.

La storia, che si sviluppa in nove episodi, è raccontata in sette ballate e due temi strumentali con testi e arrangiamenti originali, collegati dai versi di "Capitano Black", il poeta salentino Giuseppe De Dominicis. Ne "Il Martirio di Otranto", i Cantacunti ripercorrono il cruento anno 1480 accompagnando, in puro stile cantastoriale, musica, canto e parole con i vivaci e coloratissimi "cartelloni" e le immagini dell'artista Toto Dinoi.

Il disco, traccia sonora dell'intera rappresentazione, si apre con la calma e mesta "L'ora meridiana", momento che "sbianca ogni colore" e ferma il tempo preparando a vivere la capitolazione della città con lo sbarco, l'invito alla resa, l'abiura e l'eccidio nella cattedrale ("I fuochi di Otranto"). Il paese è preso, i difensori spagnoli fuggiti e gli otrantini restano unici protettori del lembo più orientale del regno.

Nei continui andirivieni tra visioni d'insieme e drammi personali, il disco racconta dei pescatori e del desiderio di una vita semplice ("Lu mari ntra li recchi"); di una madre straziata dalla perdita del figlio ("Ninna nanna"); dell'inquieta Idrusa e dell'amore finito in tragedia del suo Antonio ("Antonio torna dal mare"); di Primaldo, l'uomo che sul colle della Minerva si fa portavoce del rifiuto di abiurare ("Primaldo"); della risposta infuocata di Achmet Pascià, personaggio che i Cantacunti annunciano come il vero sconfitto della storia ("Cani rraggiatu").

Il viaggio finisce nel sogno e nelle parole da cui è iniziato, per un racconto senza tempo che lascia il desiderio di essere rivissuto non solo nel disco, ma anche nello spettacolo.

I Cantacunti sono: Gianni Vico (voce, chitarra, bouzouki), Roberto Bascià (chitarra, mandolino, voce), Antonio Libardi (flauto, ottavino), Maria Rosaria Coppola (voce, tamburello, voce narrante), Andrea Luperto (percussioni).

Cantacunti, Il Martirio di Otranto, auto-produzione, 2013

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