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Damuli n'autra botta

10,00 € cad.

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Il piccante della musica salentina

di DARIO QUARTA

Tra canti, stornelli e pizziche, allusioni e ammiccamenti, metafore e inequivocabili riferimenti, Daniele Durante in "Damuli n'autra botta" canta il lato più "piccante" della musica popolare. Evidente già dal titolo del doppio cd (in edicola a richiesta con quiSalento a soli 10 euro in più) nel quale il cantante e musicista leccese raccoglie, canta e suona una "antologia licenziosa di canti e pizziche del Salento". Una licenziosità dichiarata soprattutto nella eloquente copertina, raffigurante Priapo, figlio di Afrodite, celebre dio della mitologia greca e romana.

Torna a dedicarsi al repertorio popolare Daniele Durante, trova nuovi stimoli e dà "un'altra botta" alla tradizione dopo che nel suo precedente lavoro da solista aveva annunciato, e cantato, di volerla lasciare. E se è vero che negli anni di "celebrità" la musica tradizionale ha spesso fatto il paio con un'eccessiva seriosità, e relative polemiche, o con stereotipi danzerecci e festaioli, Daniele Durante (e chi se non lui) imbraccia la chitarra e abbraccia un repertorio un po' particolare. Ci sono brani noti, altri meno, alcuni sconosciuti, raccattati e "rubati" qua e là, in goliardiche adunate maschili nelle osterie di un tempo, in feste e festicciole, a conviviali "informatori" tra cui Luigi Stifani, Uccio Aloisi, Uccio Casarano, Uccio Zimba, Cici Cafaro.

Il doppio cd è una summa di riferimenti criptici e oscuri, altri diretti e maliziosi, doppi sensi e una miriade di... citazioni. Basterebbe scorrere il nutrito glossario che riporta i vocaboli con cui, nelle canzoni, sono indicati gli organi sessuali, dai più espliciti ad altri intuibili fino a quelli più "sibillini". Quello maschile: "aucieddhu", "fratama lu Vitu", "parnacocchia", "uddhaturu", "monecu"; e quello femminile: "boschetto", "carottu", "giardinu", "paradisu", "pergola" e anche "tamburieddhu", solo per citarne una piccola parte. Termini che fanno riferimento a oggetti e utensili di uso quotidiano, a immagini, mestieri e a figure archetipe.

Quello di Daniele Durante è un viaggio in un inedito anfratto della cultura orale, che si snoda sul doppio binario: della riproposizione di brani sconosciuti ai più, e di altri, canti e pizziche, magari piuttosto diffusi, "svelati" nei loro veri significati, spesso nascosti "per non offendere il comune senso del pudore", come scrive Luigi Chiriatti nell'introduzione alla licenziosa antologia. "I grandi cantori o affabulatori", spiega, "ricorrevano a eleganti infiocchettature poetiche anche per aggirare l'onnipresente e opprimente dottrina religiosa, che condannava ogni riferimento e pratica della sessualità; l'allusione mirava a non offendere il collettivo senso del pudore e a non turbare le anime dei fanciulli e delle fanciulle".

Canta tutto ciò Daniele Durante, accompagnato da Francesca Della Monaca, e lo fa in maniera essenziale, con chitarre, tamburelli e organetto diatonico, eccezion fatta per la finale, e indiavolata, "Oh Santu Paulu te le Tarante", suonata dal Canzoniere Grecanico Salentino.

Tra le tracce: "Tiri tiri tonni", "Damuli n'autra botta", "A beulicchi", "Cala cala lu panarinu", "Lu trapanaturu", "Lu jattu", "È rivatu lu fruttu nou", "Lu tamburieddu ti mammata", "La cerva", "Lu conzalimbici", "Lu monacu miu", "Zinna na zinna na".

Daniele Durante, Damuli n'autra botta, Salento Altra Musica/Kurumuny.

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