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Blasi lascia la Notte della Taranta: sogno infranto da misere ambizioni

Martedì, 15 settembre 2015 - - Categoria: Attualità

Sergio Blasi lascia La Notte della Taranta. Con uno sfogo amaro affidato ai social l'ex sindaco di Melpignano, tra gli ideatori dell'evento diventato il simbolo del Salento, dà seguito ai malumori già palesati da tempo in seno alla Fondazione presieduta da Massimo Manera, e rassegna le sue dimissioni.

Dimissioni col botto, intanto perché Blasi è sicuramente il riferimento, politico e personale più immediato, e tra i protagonisti assoluti dell'evento che, nel 2015, ha compiuto i suoi 18 anni; poi per l'attacco, diretto e inequivocabile, a quello che accade "dietro al palco".

Affida ad una riflessione le sue dimissioni, un pensiero che parte proprio dall'incontro avvenuto nel 2013 a Palma de Maiorca con l'entourage di Brian Eno, incontro che ha poi portato alla scelta del maestro concertatore Phil Manzanera.

Blasi ripercorre poi il cammino e, in particolare, la nascita della Fondazione, "diventata", scrive, "un punto di riferimento a livello mondiale sulle modalità con cui il patrimonio culturale immateriale può diventare leva di sviluppo per un territorio".

Una Fondazione tanto importante per lo sviluppo culturale del Salento, quanto "sorda" alle sue sollecitazioni. "Lasciare la Fondazione", scrive, "è una decisione sofferta, lungamente meditata, ma che arriva all'esito di anni nei quali ho sollecitato un dibattito sul ruolo e la funzione di questo Festival per il Salento e la Puglia. Un dibattito che però gli attuali vertici non hanno mai ritenuto di cominciare, concentrandosi esclusivamente sull'evento".

Quindi getta quella che lui stesso definisce una "pietra nello stagno", suggerendo, scrive, "una riflessione che riguarda non ciò che accade sul palcoscenico, la parte visibile, ma quello che accade dietro al palco, nel sempre più politicamente affollato backstage, nelle decisioni sull'organizzazione e la gestione dell'evento, che sempre meno vengono assunte in maniera collegiale, e sempre più invece in solitaria, da un vertice autoreferenziale".

"Il rischio concreto che intravedo", sottolinea, "e che mi convince della necessità di un passo indietro, è che questo progetto possa essere sminuito nelle sue ambizioni alte, smettendo di esistere al servizio del recupero e la diffusione della musica e della cultura tradizionale salentina per servire più misere ambizioni".

Attacco che continua con la dura constatazione: "Lo spettacolo e la necessità di lanciare numeri come fuochi d'artificio hanno avuto la meglio su tutto, in una ansia da prestazione che non ha nulla a che vedere con la missione della Fondazione".

Quindi il commiato con un ringraziamento a tutti, "in particolare i musicisti, che, fin dal 1998, hanno contribuito a realizzare questo sogno, che è il sogno di tutti i Sud: mostrare con orgoglio ciò che lungamente è stato considerato qualcosa di cui vergognarsi e scoprire invece di possedere un tesoro, da mettere a frutto per il bene di tutti".

La chiusura è affidata ad un rammarico, "non essere riuscito a fare della Fondazione ciò che avevo immaginato", e ad un'amara riflessione: "Purtroppo non tutti i sogni diventano realtà, anche quelli che, dopo diciotto anni, pensavo fossero a portata di mano". (Luigi Tarricone)

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