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Certe notti a Melpignano con Ligabue e duecentomila tarantati

Lunedì, 24 agosto 2015 - - Categoria: Attualità

di DARIO QUARTA

Certe notti sì, certe notti... un po' meno. Chissà in quale archivio andrà la 18esima Notte della Taranta, quella di Phil Manzanera. Una Notte che ha "funzionato" a metà, per due terzi, o poco meno.

Forse c'entra poco la matematica con la musica popolare, per quanto siano i numeri ormai a stabilire la riuscita, o meno, di un evento che, per questa edizione più che mai, sembra aver puntato proprio sui grandi numeri. Quelli che indubbiamente ci sono stati. Lo dice la sconfinata distesa di folla in una piazza che, nonostante l'età, non sembra aver perso il suo fascino. Un "popolo della Taranta" che non lascia quindi, anzi, raddoppia e tocca le 200 mila presenze (confermate dalla Questura e spalmate in tutto il paese), ovviamente con tutti i valori aggiunti del caso: Ligabue. Ma quello del rocker emiliano è un capitolo a parte.

Parte bene Manzanera, si affida a qualche rintocco di campana, a pochi accordi della sua chitarra elettrica e, soprattutto si consegna all'Orchestra salentina, brava e premurosa come di consueto, paziente pure. Fila bene la prima parte del Concertone, un'ora scarsa con solo qualche accenno al rock proclamato alla vigilia, con un repertorio che l'orchestra ha ormai ben impresso in voci, corde, fiati e ritmo, tamburelli compresi, poi destinati a scemare, via via, nelle quattro ore di Concertone. Da "Dove vai bella fanciulla" all'esplosiva "Aria gaddhipulina" che, anche a giudicare dal boato della folla alle presentazioni finali, ha consegnato ad Antonio Castrignanò la palma della "star" della serata, ovviamente dopo Ligabue. Quindi, "Mamma la rondinella", "Tre sorelle", la "Pizzica di Torchiarolo", una intensa e commovente "Klama" dedicata a Franco Corlianò segnano una prima parte che funziona, anche per l'ingresso sul palco della sfrenata violinista Anna Phoebe, quasi sempre presente in scena.

Scelta azzeccata di Manzanera che, poi, si abbandona alla nostalgia delle sue radici latinoamericane. Lo fa un po' troppo forse, colorando il repertorio salentino a volte con simpatica gentilezza, altre forzando un po' troppo la mano, alla ricerca di un "Nuevo espiritu" (titolo del suo brano che ha aperto la sezione latineggiante), forse trovato solo a sprazzi nell'incontro tra musica popolare salentina e sudamericana. Non certo nuovo del resto, già sperimentato ai tempi di "compare Uccio" e dell'arrivo a Melpignano del mito Buena Vista Social Club. Correva l'anno 2006, non tanto tempo fa, ma "tante Tarante" fa sì, visto la nutrita schiera di nomi e voci passati dal palco in questi anni.

Tra i nomi di quest'anno, c'era il mitico bassista dei Clash Paul Simonon, passato, almeno sul palco, in maniera quasi impercettibile, senza lasciare il segno se non, appunto, con il suo nome "rock". Eppure, nella sterminata prateria di repertorio, qualche inciso di "clashiana" memoria avrebbe potuto esserci, la piazza avrebbe certamente gradito. Nomi invece sconosciuti ai più quelli degli altri ospiti, a parte il batterista Tony Allen (che si è ritagliato un suo momento "funkeggiante"), ma presenze gradevoli, come quella della coloratissima colombiana Andrea Echeverri, con la sua altrettanto pittoresca percussionista, e del musicista e cantante spagnolo Raul Rodriguez.

Quindi il capitolo a parte: Ligabue, che ha segnato la terza tranche del Concertone. Una sorta di Notte della "star... anta" con il cantautore emiliano, apprezzato nel suo approccio alla tradizione salentina e, ovviamente, con i due brani del repertorio. Che fosse lui il valore aggiunto, almeno dal punto di vista mediatico, si sapeva, che tanta, tantissima gente era lì, accalcata alle transenne solo per lui lo si è capito subito, anche dalla ressa nella zona ospiti, scriteriatamente gestita e affollata come non mai, forse proprio per il Liga che, comunque, dopo la parentesi salentina, "fa suo" il pubblico con "Il muro del suono". Con "Certe notti" il cielo di Melpignano cambia atmosfera e si illumina con un tappeto ondeggiante di smartphone alzati. Questo, prima di tornare, un po' svogliatamente a ballare per due pizziche e per il "larilollaleru" finale e corale.

Alla fine di tutto, segnato da ringraziamenti, commozione e perfino lacrime, il commiato di Phil Manzanera dall'orchestra lascia capire che il "Manzanera bis" non ci sarà, chissà se il chitarrista inglese, sulla scia di quello che hanno fatto in tanti, porterà con sé "la Taranta" per qualche suo progetto e tour, i numeri ci sono, i margini di miglioramento pure. Chissà, infine, che cosa avrebbe pensato Sergio Torsello. La 18esima Notte della Taranta va in archivio con la dedica a lui. E quel suo sorriso, immortalato lì, su tutti gli schermi prima del Concertone, resterà, in molti, nell'archivio delle emozioni.

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