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Nardò

Nardò

Barocco tra vicoli e chiese

Per comprendere davvero Nardò (32.000 abitanti, il centro più popoloso della provincia di Lecce dopo il capoluogo) bisogna perdersi fra i vicoli e le chiese. E già da subito si nota come sul Castello (la cui facciata è stata ricostruita nei primi anni del Novecento e oggi è sede del Municipio) vi siano due stemmi, quello dei Personé, che raffigura due putti in lotta sopra Mercurio, e quello degli Acquaviva, con due leoni dorati, simbolo di forza e ricchezza.

Saltano all'occhio il tempio dell'Osanna, oggi trasformato in un artistico spartitraffico, e la chiesa di San Giuseppe, edificata nel '700 su una costruzione esistente; apparteneva ad una delle più importanti congreghe della città, dalla quale ha preso il nome. Subito dopo Palazzo de Pandi, oggi Zuccaro, si susseguono case, chiese e palazzi. A pochi passi, andando verso il centro, si incontra la Chiesa di San Domenico, massimo esempio di barocco leccese. Il terremoto del 1743 distrusse la Chiesa ma la facciata rimase intatta. In realtà non si tratta dell'unico sopravvissuto: basta infatti recarsi in sacrestia per ammirare un frammento dell'antica chiesa, mentre le navate restano un trionfo di stucchi e decori settecenteschi.

Il salotto cittadino per eccellenza è la barocca piazza Salandra. Qui si affacciano il Sedile con la statua di San Gregorio Armeno; il Palazzo di Città, ricostruito in forme rococò dopo il terremoto, la settecentesca Chiesa di San Trifone, realizzata in onore del glorioso martire che liberò le campagne neretine da un'invasione di bruchi. Al centro della piazza svetta la Guglia dell'Immacolata, alta 19 metri, eretta nel 1769 come ringraziamento per lo scampato pericolo del terremoto. Sulla colonna, campeggiano quattro statue in pietra leccese (San Giuseppe, Sant'Anna, San Gioacchino e San Domenico) e, più in alto di tutte, la Madonna Immacolata.

Dalla piazza partono due strade, una per il Castello e una per la Cattedrale. Percorrendo via Duomo, risistemata dopo molti anni di lavori, si giunge in piazza Pio XI, dove sorge la Chiesa madre. La prima pietra della cattedrale risale al 1080, anche se continui e profondi interventi dovuti ai terremoti, hanno modificato gran parte delle strutture originarie. La chiesa serba tra le sue mura una statua lignea del "Cristo nero", di probabile fattura bizantina, e un tesoro di calici e pianete antiche all'interno di un armadio-reliquario; mentre sotto l'altare principale "batte" il cuore del vescovo Ferdinando Sanfelice, un vero benefattore cittadino, dal momento che fu lui il promotore della Biblioteca, dell'Archivio vescovile, tuttora esistente, per non dimenticare il Monte di Pietà e l'orfanotrofio. La cattedrale non custodisce solo anticaglie: risalgono infatti agli inizi del Novecento gli affreschi di Cesare Maccari che campeggiano nell'abside insieme al coro ligneo di fine Cinquecento.

Usciti dalla chiesa si può ammirare il campanile, di forma quadrata al piano inferiore che dal terzo in avanti trasforma la base in un ottagono per poi imboccare le vie Papalisi e Lata che conducono in piazza San Giuseppe dove si trova l'entrata principale della chiesa dedicata al patriarca.

Verso la zona industriale, c'è invece la cripta di Sant'Antonio Abate, interamente scavata nella roccia.

Il patrono è San Gregorio Armeno, festeggiato il 20 febbraio.

Nardò dista da Lecce 26 chilometri, il mare più vicino è Santa Caterina con la baia di Portoselvaggio a soli 7 chilometri.

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