Corpo e identità al Festival delle donne e dei saperi di genere
Performance, libri e seminari per raccontare identità, differenze e trasformazioni nella contemporaneità per l'edizione straordinaria della rassegna a Bari: ultimo appuntamento oggi giovedì 16 aprile

Dal 2012 valorizza e condivide le attività di formazione e ricerca sulle filosofie contemporanee femministe e sulle teorie di genere, e le politiche universitarie sui temi affini, collegandole al dibattito pubblico e all’attivismo per l’uguaglianza di genere. Torna il Festival delle donne e dei saperi di genere con un’edizione straordinaria a Bari. Due i primi appuntamenti, lo scorso lunedì e oggi giovedì 16 aprile performance, seminari, presentazioni di libri e degustazioni che accompagnano il ritorno del festival organizzato dal Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica e dal Centro Interdipartimentale di Studi sulle Culture di Genere dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”.
«Un festival che crea e sviluppa dialoghi tra differenti linguaggi, superando confini disciplinari e barriere categoriali», spiega la direttrice scientifica Francesca Romana Recchia Luciani, sottolineando come l’iniziativa si proponga di rendere accessibili le filosofie contemporanee, la ricerca culturale e l’attivismo artistico, configurandosi come spazio di pratica politica e innovazione sociale. Tra le novità di questa edizione, il coinvolgimento delle attività del dottorato in Gender Studies, con la partecipazione di giovani ricercatori impegnati in percorsi interdisciplinari.
Dopo il seminario di Renata Pepicelli, dell’Università di Pisa, sul tema “Decostruire Oriente e Occidente: uno sguardo femminista e decoloniale”, la presentazione del suo libro “Né Oriente né Occidente. Vivere in un mondo nuovo” (Il Mulino) e l'incontro “Ethnic cook. Sapori e storie dal mondo”, dello scorso lunedì 13, i lavori proseguono oggi.

Giovedì 16 aprile, dalle 16 alle 18, in programma negli spazi dell’Università di Bari tra Biblioteca d’Ateneo, Rettorato, aula Don Tonino Bello, aula Anzaldùa, i seminari itineranti “Tender proof, the labor of becoming”, a cura della dottoranda in Gender studies Valeria Raho, con la presentazione delle opere che fondono arte e ricerca di Simone Cangelosi, Rita Di Leo, Erika Magarelli, Nitx e Francesca Maria Villani. Attraverso i linguaggi della performance, del video, della scrittura, i seminari riflettono i temi dell’identità e della trasformazione che la società fatica a includere. La mediazione culturale è affidata a Loredana De Vitis. La giornata si conclude alle 19 con la mostra-performance “Scritto col corpo” dell’attivista transfemminista, antispecista e per la libertà di movimento Nitx, nella galleria Misia, in collaborazione con l’associazione Cellule Creative, a cui si aggiunge il reading “Smenkhara. Il giorno in cui Nefertiti divenne uomo e faraone”, tratto da “Killing Me Softly-Romanzo frocio” (edizioni Agenzia X), accompagnato da una selezione di opere polimateriche realizzate tra il 2022 e il 2025. Il progetto esplora il corpo come linguaggio e spazio di trasformazione, in cui identità e rappresentazione si ridefiniscono attraverso la performance e l’interazione con il pubblico, trasformando l’esperienza in un processo immersivo di osservazione e relazione. Nitx è artista e performer attivo sui temi del genere, del corpo e dell’identità, con una pratica che intreccia ricerca artistica e dimensione politica e si sviluppa tra contesti istituzionali, accademici e spazi indipendenti. (I contenuti contengono nudità, immagini sessualmente esplicite, riferimenti a una transizione di genere medicalizzata).
Il festival, nelle sue otto edizioni, ha visto la partecipazione di più di 250 ospiti e ha dato origine a numerose iniziative di ricerca e impegno politico, sociale e culturale.









