Dalla mafia alla comunità: 13 progetti per il riuso sociale di luoghi confiscati
Con Puglia Beni Comuni, nascono, in tutta la regione, centri di accoglienza e anti-violenza, spazi sociali e culturali e progetti di co-housing

Riattivare nelle comunità locali
processi di cambiamento sociale, rigenerazione urbana e rafforzamento del
welfare territoriale. È l’obiettivo della misura regionale “Puglia Beni
Comuni” volta a promuovere il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità
organizzata, trasformandoli in spazi di comunità, inclusione e innovazione a
sostegno di anziani, donne vittime di violenza, persone con disabilità e
migranti.
Tredici i progetti finanziati, distribuiti in tutte e sei le province pugliesi,
quattro sono destinati alla provincia di Lecce e tre alla provincia di
Brindisi, con una dotazione iniziale di 11 milioni di euro. I progetti, presentati
dal presidente della Regione Puglia Antonio Decaro e
dall’assessora regionale alla Cultura e conoscenza Silvia Miglietta, restituiscono
un quadro dei bisogni emergenti dai territori.
A Taurisano sarà realizzato un centro di accoglienza e supporto per soggetti vulnerabili; a Monteroni un laboratorio sociale legato alla mobilità sostenibile; a Trepuzzi un centro per interventi assistiti con animali e, a Melendugno, una struttura domotica per la vita indipendente delle persone con disabilità.
A Brindisi è previsto il recupero
di Villa Ferrero per l’inclusione sociale e lavorativa; a Ostuni un
centro sociale e culturale per anziani mentre a Fasano, lo spazio
accoglierà un progetto legato alla blue economy e all’inclusione sociale.
“Il patrimonio acquistato con soldi illeciti, sottratto alle mafie, viene
recuperato, riaperto e restituito alle comunità, precedentemente vessate e
impaurite dalle famiglie criminali proprietari”, dichiara Antonio Decaro.
“Dove prima c’era controllo del territorio, oggi c’è apertura. Dove c’era
esclusione, oggi c’è inclusione. Dove c’era paura, oggi torna la comunità. I
beni confiscati”, continua, “non sono semplicemente immobili, terreni, aziende.
Sono luoghi simbolici. Sono spazi che raccontano una storia di dominio e che,
attraverso l’impegno collettivo, vengono riscritti come luoghi di
partecipazione”.

Legalità e antimafia, una cornice in cui “la Regione si muove e
continuerà a muoversi”, aggiunge l’assessora Silvia Miglietta. “Lo facciamo
mentre è ancora aperto un altro avviso dedicato ai Cantieri innovativi di
antimafia sociale, che si propone di finanziare attività non solo all’interno
dei beni confiscati ma anche in altri spazi per sostenere le associazioni del
Terzo Settore che tanto si impegnano in progettualità che hanno una finalità
sociale e che coinvolgono le comunità.
Il referente regionale di Libera, don Angelo Cassano, ha sottolineato l’importanza di raccontare la storia dei beni confiscati e di chi li possedeva. “È fondamentale che attorno ai beni confiscati si crei una forte aggregazione sociale, e che la società civile se ne renda responsabile anche per prevenire gli atti vandalici che rischierebbero di pregiudicarne il riuso”. Un lavoro culturale significativo per la Regione, che deve coinvolgere soprattutto i giovani per far capire loro com’è possibile cambiare la storia.
(Miriana Franchini)








