Dalla proto-birra celtica alle moderne, festose pinte: lo strano caso di San Patrizio
La storia, il santo, il culto, le antiche massaie-birraie, gli irish pub e la Guinness. Martedì 17 marzo si celebra a sorsi e simboli il patriarca d’Irlanda. Gli appuntamenti nei birrifici leccesi

Acclamato come santo patrono della birra, a lui sono dedicate tante (sacre) pantagrueliche bevute e innumerevoli brindisi con pinte scure, simbolo d’Irlanda. Eppure, nella sua vita, variamente documentata nel corso dei secoli, San Patrizio, al secolo Maewyn Succat, celebrato il 17 marzo, non ha mai compiuto alcun miracolo legato alla spumosa bevanda, al contrario, ad esempio, da quanto fatto della sua collega Brigida.
Come questo prigioniero di origine scozzese è riuscito ad ottenere il patronato sull’Isola di smeraldo? Come ha potuto assumere il ruolo di nume tutelare della bevanda d’orzo, in particolare della birra scura? E perché questa birra rappresenta e celebra una nazione intera? Da quando questa festa religiosa ha assunto un respiro internazionale, di stampo folkloristico, tanto da essere celebrata anche nella terra di mezzo, tra Jonio e Adriatico?
Trovare la risposta a questi interrogativi non è immediato. È necessario vagliare i numerosi accadimenti storici che nel corso dei secoli hanno plasmato la figura e le celebrazioni per San Patrizio. Al patriarca d’Irlanda viene riconosciuto di aver dato origine alla corrente celtico-cristiana, combinando elementi cristiani con elementi pagani, preservando così le radici storiche dell’Isola di Smeraldo. Una terra nella quale si sono conservate tradizioni ancora più remote che hanno perdurato anche dopo l’arrivo dei Celti, come i culti della Grande Madre di epoca neolitica. Esempio eclatante di ciò si ritrova nel culto di Santa Brigida, multiforme santa che racchiude in sé differenti riti ancestrali. San Patrizio, invece, ha favorito l’assimilazione del paradiso celtico a quello cristiano, recuperando però l’aspetto godereccio del primo, in particolare per quanto riguarda cibi e bevande, birra ovviamente compresa. Pare che il Santo stesso fosse ghiotto di corim, antica proto-birra celtica e che tra i suoi discepoli vi fosse il suo birraio di fiducia, tale Mescan. Saranno proprio i chierici cristiani ad iniziare a mettere per iscritto le leggi celtiche d’Irlanda, sino ad allora trasmesse esclusivamente per via orale. San Patrizio poi sarebbe stato coinvolto in alcuni casi spinosi, e avrebbe favorito la mescolanza tra le legge irlandese nativa con la legge della chiesa, comprese quelle leggi di ospitalità che obbligavano i nobili ad offrire la domenica libagioni a base di birra alla propria servitù. La produzione della spumosa bevanda successivamente passerà nei monasteri.

Saranno state queste le azioni che hanno portato Patrizio ad ottenere il patronato brassicolo? Successivamente, la riforma protestante e lo scisma anglicano hanno avuto conseguenze nefaste. Enrico VIII, nella prima metà del XIV secolo, fa chiudere i monasteri, l’Inghilterra adotta una fede riformata, la produzione di birra monastica scompare. Il popolo risponde rispolverando tradizioni antichissime, la produzione domestica viene ripresa con un rinnovato e forte impulso, nasce la cosiddetta cottage industry. Ogni fattoria organizza una stanza destinata alla vendita e al consumo pubblico di birra. Questi ambienti hanno una funzione sociale importantissima. In questi proto-pub irlandesi di campagna, la musica diventa protagonista insieme alla birra, che viene accompagnata semplicemente da pane e formaggio. Le donne riprendono il ruolo di addette alla produzione e alla custodia della bevanda, che diviene espressione diretta del loro potere decisionale. Sono le massaie a decidere, in piena autonomia, quale, quanta birra produrre e quale ricetta seguire.
Questo monopolio femminile si interromperà nel 1700 con la rivoluzione industriale. Il pub si trasforma in luogo di mescita e vendita di birra prodotta altrove. La produzione passa nelle mani maschili, i birrifici vengono trasferiti in città. Con il XVIII secolo nasce un nuovo stile, la Porter, birra scura e tostata che da Londra si diffonde in tutto il Regno Unito. Questo nuovo stile viene ottenuto miscelando diverse birre, cercando di bilanciare acidificazioni, infezioni, ossidazioni, il tutto senza l’ausilio di tecniche industriali di refrigerazione o di sanificazione.
In Irlanda iniziano ad arrivare le versioni più muscolari di queste birre, chiamate stout porter, e riscuotono un grandissimo successo. Ben presto i birrai irlandesi iniziano a guardare a questa nuova produzione. Prende il via una vera e propria guerra per la birra. Tra i vari capitani d’industria, emergerà Arthur Guinness, che aveva fondato il suo celebre birrificio nel 1792. Sfruttando la nascente rete ferroviaria e la navigazione, Guinness riesce ad imporre il suo prodotto in tutta la nazione, arrivando a creare una sua flotta privata, sostenuta anche da nuove politiche commerciali, innovative strategie di marketing e attraverso la nascente pubblicità a pagamento, il tutto affiancato dal miglioramento qualitativo del prodotto. Altro evento importante da considerare è la grande carestia che a metà dell’Ottocento causerà una forte emigrazione dall’Irlanda verso gli Usa e che porterà alla scomparsa di tanti birrifici e di numerosi stili birrari. Guinness in questo periodo riesce a rilevare tanti concorrenti, aumentando la produzione e l’export. Ma il caro San Patrizio? L’emigrazione diffonde di pari passo il culto del santo e la birra scura nazionale. Nello stesso modo si diffondono anche i colori irlandesi, presenti nella celebre bandiera raffigurante l’arpa dorata del mitico eroe Brian Boru su sfondo Saint Patrick’s blue. La transizione dal colore blue al verde prende avvio nel XVIII sec. come sostegno alla causa indipendentista irlandese. La festa del santo cade a metà della quaresima, interrompe un periodo di digiuni e penitenze, offre un giorno in cui festeggiare, mangiare e brindare in onore del Santo con la bevanda nazionale. La festa folkloristica nasce invece a Boston nel 1737, ad opera della comunità irlandese ormai stabilitasi negli Stati Uniti. Altra interessante fonte è il Diario a Stella, testo del celebre scrittore Jonatan Swift, che racconta di una Londra bardata a festa per i festeggiamenti di San Patrizio nel 1713. I cattolici, poi, si uniranno ai festeggiamenti tra XIX e XX sec.
Nel 1995 il governo irlandese istituirà la festività nazionale che diventerà traino per il turismo e che porterà la cultura irlandese nel mondo. Da quella data, infatti, si diffonderanno anche gli Irish Pub in tutto il mondo, luoghi nei quali festeggiare il Saint Patrick Day a suon di pinte scure, trifogli (altro simbolo legato al Santo), e verdi decorazioni. In Italia, grazie alla rivoluzione artigianale, sono tanti i birrifici che hanno voluto omaggiare il Santo e la sua Isola, con una copiosa produzione di birre scure. Tanti gli eventi in giro tra birra, musica e cibo. Ma festeggiare con una buona birra artigianale italiana aumenta il gusto della festa.
Tra gli appuntamenti a Lecce, Baff Beer nella sua tap room, in via Liborio Romano 8, unisce alle celebrazioni per San Patrizio anche i festeggiamenti del suo nono compleanno, presentando l’edizione 2026 della sua “Black Beard”, london porter che celebra la grande tradizione delle scure anglosassoni. Non mancheranno ovviamente musica irlandese e buon cibo. A Officine Birrai, San Patrizio si celebra in musica con il live di Canzoni alla radio, accompagnato da "Zia Polly 2.0", una rossa irlandese. E si tinge di verde, ovviamente, B94, a Castromediano negli spazi del primo birrificio del Salento il santo irlandese, invece, viene celebrato con una degustazione delle proprie birre scure, “Santoronzo”, “Porteresa”, “No Borders”, proposte in abbinamento alle paste secche della tradizione salentina. In alto i calici allora per San Patrizio, brindando con più gusto grazie alla maggiore consapevolezza delle infinite storie dentro al bicchiere. Sláinte!








