L'Accademia leccese e l'identità condivisa

Tre mostre accolte nell'ex convento di via Libertini a Lecce fino al 26 giugno: l'opera site specific di Alfred "Milot" Mirashi, l'antologica di Alumni e Alumne e l'omaggio a Salvatore Spedicato

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Approdò nell’antico convento domenicano di San Giovanni d’Aymo nel 1970, ma la sua fondazione risale a 10 anni prima, e da allora l’Accademia di Belle Arti di Lecce rappresenta una delle istituzioni di alta formazione artistica più riconosciute nel Sud Italia. Decenni in cui tra i suoi corridoi e nelle sue aule sono transitati alcuni degli artisti più importanti della regione, contesto fondativo di una precisa identità culturale locale.

In questo solco, nell’ambito della attività di valorizzazione del patrimonio artistico dell’Accademia leccese, sono tre le esposizioni, tutte legate alla storia dell’istituto e della città. La firma della curatela è quella di Massimo Guastella, nome altrettanto prestigioso nello scenario accademico e artistico salentino e italiano. Acquisita nella collezione permanente dell’Accademia, l’opera site-specific “Key of Lecce 2026” (in foto) dell’artista internazionale Alfred “Milot” Mirashi, un metro e 85 in acciao corten, si inserisce nel ciclo dei passepartout monumentali. La chiave è strumento di ricerca plastica e pittorica dell’artista albanese, fiorentino d’adozione, con una tensione simbolica verso i temi della pace, dell’inclusione, del dialogo interculturale.

In esposizione la mostra antologica “Outside the Academy. Alumnae & Alumni, generazioni 1930-1979”, con opere di ex studentesse e studenti, nelle pratiche di produzione che ciascuno ha maturato dopo gli studi. Un panorama eterogeneo in cui, con diversi linguaggi espressivi, si riflette sul dibattito artistico della seconda metà del Novecento fino alla contemporaneità. Guastella ha tentato di rimediare alla disparità di genere che ha caratterizzato il Novecento, includendo nomi come Francesca Speranza, Paola Scialpi, insieme ai noti Angelo Filomeno e Francesco Arena, Domenico Uccio Biondi, Giuseppe Ciracì e Antonio Chiarello.

In omaggio allo storico docente di scultura e direttore dal 1979 Salvatore Spedicato, è esposta anche “Nascita di Venere. Sculture e acqueforti 1981-1990”, una selezione che si concentra sul tema mitologico e la simbologia di Venere, sculture a tutto tondo, rilievi a parte e incisioni.

Tre i cataloghi, a cura di Sfera Edizioni di Bari. Finissage con una tavola rotonda dedicata agli artisti.

Orari: dal lunedì al venerdì, 8-17.30. Domenica 21 aperto, 14-20. Info: 0832/258611.

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