Porto Miggiano, il clima che cambia e la fragilità della bellezza

Uno studio sulle precipitazioni estreme a Santa Cesarea Terme stima, al 2050, un aumento degli eventi di pioggia intensa negli scenari climatici futuri

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Porto Miggiano è uno di quei luoghi in cui la bellezza sembra scolpita nell’equilibrio.  Ma cosa accade quando il clima cambia le condizioni di quell’equilibrio?

di Andrea Malerba

(fotografie di Francesco Conti)

Estate 2050. Il mare è ancora lì, in moto perpetuo tra la pietra chiara di Santa Cesarea Terme. La luce accende la baia, i visitatori scendono verso l’acqua, il paesaggio conserva quella forza silenziosa che rende Porto Miggiano uno dei luoghi più riconoscibili del Salento. Eppure qualcosa, intorno a quella bellezza, potrebbe essere cambiata. Non nei colori, non nella suggestione del luogo. Ma nella frequenza e nell’intensità degli eventi che lo attraversano: piogge improvvise, temporali più forti, acqua che scorre più rapidamente sulle superfici, pressione crescente su una costa già fragile.

Il crollo dell’Arco degli Innamorati, così battezzato dai social, a Melendugno, ha colpito l’immaginario di tutto il Salento. Non riguarda direttamente Porto Miggiano, ma racconta qualcosa che appartiene a molti tratti della costa salentina: la bellezza dei luoghi naturali è spesso legata a equilibri delicati. Da qui nasce una domanda più ampia: stiamo osservando solo episodi isolati, oppure il territorio ci sta chiedendo di guardare con più attenzione al modo in cui il clima sta cambiando? Questo studio non vuole spiegare il crollo dell’Arco degli Innamorati, né collegarlo direttamente al cambiamento climatico. Parte però da quella riflessione per concentrarsi su un altro luogo fragile e prezioso: Porto Miggiano, nel territorio di Santa Cesarea Terme. L’obiettivo è capire come potrebbero cambiare, entro il 2050, gli eventi estremi di pioggia nell’area. Il risultato principale è semplice: negli scenari climatici futuri analizzati, le piogge intense tendono ad aumentare.Lo studio ha preso come riferimento una soglia precisa: 80 millimetri di pioggia. Una quantità importante, soprattutto in una zona costiera dove l’acqua, quando arriva in poco tempo, può mettere sotto pressione versanti, strade, sistemi di drenaggio e aree frequentate. La domanda di partenza: su 1000 eventi di pioggia simulati, quanti superano questa soglia? La risposta è netta: al 2050, in tutti gli scenari considerati, quella soglia viene superata più spesso. A seconda dello scenario e del modello statistico utilizzato, l’aumento varia da 28 a 72 eventi estremi in più ogni 1000 eventi simulati. Tradotto in modo semplice: non significa sapere quando arriverà il prossimo temporale forte. Significa però riconoscere una tendenza. E la tendenza è questa: le piogge intense potrebbero diventare più frequenti.

C’è poi un secondo dato importante per chi deve progettare e gestire il territorio: la pioggia di progetto, cioè il valore di precipitazione usato come riferimento per dimensionare sistemi di drenaggio e opere di gestione delle acque meteoriche. Anche qui il segnale va nella stessa direzione. Al 2050, la pioggia di progetto aumenta in entrambi gli scenari considerati. In alcuni casi passa da circa 97 a 108 millimetri, in altri da 103 a 114 millimetri. Nello scenario più critico può arrivare fino a circa 117 millimetri. Sono numeri tecnici, ma raccontano qualcosa di molto concreto: se cambia la pioggia, deve cambiare anche il modo di progettare.

Porto Miggiano non ha bisogno di allarmismo. Ha bisogno di attenzione. Di manutenzione. Di studio. Di scelte capaci di tenere insieme tutela del paesaggio, sicurezza, turismo e adattamento climatico. Perché alcuni luoghi non chiedono solo di essere fotografati. Chiedono di essere capiti. Il crollo dell’Arco degli Innamorati resta un episodio da leggere con prudenza e nel suo contesto, a Melendugno. Ma può diventare, per tutto il Salento, un invito a guardare la costa con occhi nuovi. Proteggere Porto Miggiano significa anche questo: usare i dati non per fare paura, ma per costruire consapevolezza.

Lo studio scientifico e i dati. Come leggerli senza formule. 

Lo studio si basa su una simulazione Monte Carlo. È un metodo statistico che permette di generare molti eventi possibili partendo dai dati osservati nel passato. In questo caso sono stati generati 1000 eventi di pioggia e si è contato quante volte veniva superata la soglia degli 80 millimetri. Alla serie storica sono state applicate le anomalie previste da due scenari climatici al 2050. Lo scenario SSP4.5 rappresenta una traiettoria intermedia: il clima continua a cambiare, ma in una condizione meno estrema rispetto agli scenari più severi. Lo scenario SSP8.5 rappresenta invece una traiettoria più critica, nella quale gli effetti del cambiamento climatico risultano più marcati. Per stimare gli eventi estremi sono stati usati due modelli statistici, Gumbel e Lognormale. Entrambi sono stati mantenuti perché sono risultati adatti a rappresentare la serie storica analizzata. Il dato della prima figura non indica millimetri di pioggia, ma il numero di eventi su 1000 che superano gli 80 millimetri. Nel clima storico, con il modello Gumbel, gli eventi oltre soglia sono 58 su 1000. Nello scenario SSP4.5 diventano 111, quindi 53 in più. Nello scenario SSP8.5 diventano 130, quindi 72 in più. Con il modello Lognormale, gli eventi oltre soglia passano da 89 a 117 nello scenario SSP4.5, con 28 superamenti in più, e da 89 a 149 nello scenario SSP8.5, con 60 superamenti in più. Il dato della seconda figura indica invece la pioggia di progetto, espressa in millimetri: un valore utile per valutare il dimensionamento dei sistemi di drenaggio e la gestione delle acque meteoriche. Il messaggio finale dello studio è semplice: al 2050, negli scenari considerati, gli eventi estremi di pioggia aumentano. Lo scenario intermedio mostra un incremento significativo; quello più severo restituisce aumenti ancora più forti.

Fig. 1 Eventi simulati che superano gli 80 mm di pioggia: confronto tra clima storico e scenari climatici al 2050.


Fig. 2 Aumento stimato della pioggia di progetto al 2050, utile per valutare il dimensionamento dei sistemi di drenaggio.

Le foto di questo articolo sono di Francesco Conti, tratte dal lavoro "Sopravvivono alle spiagge", un progetto fotografico dedicato alla trasformazione del litorale salentino. Avviato nel 2022 e realizzato in pellicola analogica di medio e grande formato, il lavoro osserva l’erosione costiera come fenomeno ambientale e frattura nella memoria dei luoghi. Le fotografie contemporanee dialogano con cartoline viaggiate, immagini private e fotografie storiche, costruendo un atlante fragile della costa tra Brindisi e Santa Maria di Leuca, dove geologia, turismo, cambiamento climatico e biografie individuali si sovrappongono. Spiagge ridotte, falesie crollate, ripascimenti, accessi interdetti, stabilimenti stagionali e memorie private compongono oggi un paesaggio in trasformazione continua. Nel febbraio 2026 la Regione Puglia ha annunciato circa 16 milioni di euro per primi interventi strutturali contro l’erosione costiera, destinati alla cosiddetta costa bassa, dove l’avanzamento del mare mette a rischio arenili, accessi, infrastrutture ed ecosistemi. Il crollo dell’Arco di Sant’Andrea, sempre nel febbraio 2026, ha trasformato una questione locale già nota in un’immagine collettiva della perdita. "Sopravvivono alle spiagge" nasce prima che molti di questi eventi diventassero notizia, e li attraversa con la consapevolezza che ciò che scompare non è soltanto una porzione di costa, ma un modo di abitare e immaginare il mare. Il lavoro è nella shortlist della Pop-Up Open Call 2026 di PHest e a marzo è entrato nella Shortlist degli Urbanautica Institute Awards 2025. Per saperne di più sopravvivonoallespiagge.it

Andrea Malerba, nato nel 2001 a Lecce, è studente all'ultimo anno magistrale di Economia del Cambiamento climatico presso il Politecnico di Torino e l'Università di Torino, appassionato di biologia marina e climatologia.

Francesco Conti (Lecce, 1983) è un fotografo professionista attivo dal 2008. Laureato in Filosofia, ha conseguito il diploma in fotografia presso l’Istituto Europeo di Design di Roma. Accanto all’attività professionale come fotografo di interni e pubblicitario, porta avanti una ricerca autoriale in pellicola analogica, dedicata al paesaggio e alle trasformazioni del territorio nel Sud Italia. Dal 2009 lavora a Topografia meridiana, progetto ispirato al pensiero di Franco Cassano, che indaga una Puglia marginale e poco rappresentata, segnata dall’impatto del turismo di massa e dalle tensioni tra mondo rurale e nuove infrastrutture.

 

cartoline d'epoca viaggiate, archivio del progetto fotografico "Sopravvivono alle spiagge"

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