Una ferita del paesaggio diventa arte ispirata a Dante

Al Museo Castromediano di Lecce le sculture in legno d’ulivo di Virgilio Pizzoleo, Antonio D’Aquino, Pompilio Calati e Marco Maschio

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Il paesaggio millenario pugliese, punteggiato da ultimi, nell’ultimo decennio è diventato una ferita. Tra incendi e malattia, incuria e oblio, tanti sono stati gli artisti che hanno provato a sublimare il dolore in espressione, talvolta offrendo a quel legno una seconda vita.

In occasione del Dantedì, che si celebra ogni anno il 25 marzo dal 2020 ricordando il giorno del 1300 in cui il Sommo Poeta si smarrì “nella selva oscura”, al Museo Castromediano di Lecce è stata inaugurata la mostra “Perché mi scerpi? La selva ferita, il legno redento”, a cura di Luca Maschio, dottorando in Scienze del patrimonio culturale all’Università del Salento, e Massimiliano Rossi, docente di Storia della critica d’arte nello stesso ateneo. Il titolo si rifà a un verso del XIII canto dell’Inferno di Dante, parole pronunciate da una pianta a un pellegrino. E secondo i curatori, sono le stesse parole che, potendo parlare, direbbero oggi gli ulivi del Salento. Una frattura tra uomo e natura difficile da sanare ma il progetto artistico mette insieme quattro scultori che tornano alla materia aspra, viva, simbolica che è il legno d’ulivo, in un confronto artistico e una resa dei conti interiore. La scultura diventa così gesto di ascolto e responsabilità, tentativo di risposta a una domanda che riguarda non solo gli alberi ma l’identità stessa del territorio.

Si indaga il paesaggio brullo e desertico a seguito dell’epidemia di Xylella e degli incendi che hanno devastato ciò che restava, chiamando in causa responsabilità collettive e coscienze individuali. Quattro le sculture, a opera di Virgilio Pizzoleo, Antonio D’Aquino, Pompilio Calati e Marco Maschio, esposte nella pinacoteca “Antonio Cassiano” del museo provinciale fino al 31 maggio.

Alla mostra è legato un catalogo con i saggi di alcuni docenti dei Dipartimenti di Beni culturali, Scienze umane e sociali e Studi umanistici, pubblicato con il patrocinio di UniSalento e ospitato nella collana Medietas del Centro studi medievali d’Ateneo.

Per l’inaugurazione è stata trasmessa una registrazione, realizzata ad hoc negli spazi del museo, dell’esecuzione della partitura inedita nella sua versione integrale per coro e orchestra dell’Inno poplare a Dante, composto nel 1863 dal compositore pugliese Saverio Mercadante, su testo poetico dello scrittore e patriota italiano Luigi Settembrini. L’opera è stata eseguita dall’orchestra e dal coro del del Conservatorio di Musica “Tito Schipa” di Lecce, con la direzione del maestro Michele Nitti, che quando era deputato nella XIII legislatura, fu il primo firmatario della mozione che portò il Ministero della Cultura all’istituzione del Dantedì.

(ph. Raffaele Puce)

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