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Acait/La storia in quattro tappe

Venerdì, 09 marzo 2012 - - Categoria: Salento da salvare

Vive da oltre un secolo il grande tabacchificio di Tricase. Lì, nel cuore della città, a due passi dal centro. Una storia lunga e difficile, segnata da quattro tappe fondamentali.

> 1902 L'anno volge al termine quando l'Acait nasce. E' il 28 dicembre, lo Statuto sociale della cooperativa viene firmato da 96 soci. Nel consiglio di amministrazione ci sono i proprietari terrieri più facoltosi del Capo di Leuca. Nel collegio dei Probiviri tre nobili: il Principe di Tricase Gino Gallone, il Duca di Salve Edoardo Winspeare, il Barone di Castiglione Giovanni Bacile. Due anni dopo, si chiudono le trattative con le ditte F.lli Allatini di Salonicco, Maurice Hartog di Anversa, Holtman di Lugano: acquisteranno dall'Acait duemila quintali di tabacco. L'avventura inizia. I soci salgono a 637.

> 1935 Si presenta il rischio dello scioglimento di tutti i Consorzi Agrari, per crearne uno solo a Lecce. I cittadini del Capo di Leuca non ci stanno. Chiedono di mantenere l'attività a Tricase. Il 15 maggio si ritrovano ai piedi del municipio per incontrare il podestà. Urlano. Protestano. La rivolta viene repressa nel sangue. I militari sparano. In cinque perdono la vita. Si tratta di tabacchine, ma non solo. Tra di loro anche Piero Panarese, 15 anni appena. Proprio suo padre, quella mattina, ha riparato le armi della finanza. Non si sa dove i morti siano stati sepolti. Intanto, in molti, a Tricase, vengono arrestati. Una vera e propria rappresaglia punitiva. Ma alla fine l'Acait resta dov'è e continua la sua attività.

> 1994 La filiera del tabacco è in piena crisi. L'azienda, a causa di un buco di bilancio milionario, presenta istanza di fallimento e con decreto ministeriale del novembre 1995 viene messa in liquidazione coatta.

> 2003 Passa quasi un decennio dal momento della liquidazione. Il 21 luglio 2003, il Comune di Tricase acquista l'immobile, sottraendolo alla speculazione edilizia. Nel maggio 2005, si riaprono i battenti per ricordare i settant'anni dall'eccidio. Così avviene anche durante quell'estate, con la rassegna "Arti&Tabacchi". Sembra un annuncio della rinascita, ma è solo un'illusione. Da allora i portoni rimangono sbarrati. Nessun investimento per recuperare la struttura, che versa nel totale abbandono. E Tricase non riesce ancora a decidere quale destinazione darne. (T.C.)

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