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La Casa dei Pellegrini, baluardo di resistenza ad asfalto e cemento

Mercoledì, 30 ottobre 2013 - - Categoria: Salento da salvare

di CARMEN TARANTINO
 
Porta addosso le cicatrici della devozione e della fede, piaghe benedette dal sacrificio e dalla speranza dei viandanti. Croci, tante croci, incise sulla pietra di pareti poderose e accoglienti, tra le quali si rifugiavano i pellegrini in cammino verso il Santuario di Santa Maria di Leuca. Non un rudere, ma una struttura viva e antica, che reca in ogni suo centimetro l'eco di migliaia di preghiere, il calpestio secolare di animali legati accanto ai padroni, per riposare sotto un tetto, in attesa dell'alba.
 
Questa è la Casa dei Pellegrini, nell'agro di Tricase, a pochi chilometri dalla tomba di don Tonino Bello ad Alessano, per decenni silente luogo del mistero e della meditazione, avvolto da una vegetazione tenace e selvaggia. Un luogo in cui l'aroma dell'origano e della salvia si fonde con gli odori, stratificati per cinquecento anni, di corpi esausti, carri semivuoti, zoccoli infangati.
 
Un luogo che oggi rinasce con un ruolo inedito che non ne stravolge, però, l'identità. Torna a essere rifugio, baluardo di difesa delle speranze di una comunità che vuole opporsi al destino a cui è condannata la stessa Casa dei Pellegrini, insieme a chilometri di paesaggio naturale e archeologico della zona: la demolizione.
 
Questo è previsto nel progetto di ammodernamento della strada statale 275, detta anche Maglie-Leuca, nel tratto che porta da Montesano a Santa Maria di Leuca. Il progetto prevede la realizzazione di una strada costituita da quattro corsie e due complanari, larga 40 metri. L'arteria sarà realizzata quasi completamente su un terrapieno, spezzando in due la viabilità rurale del territorio che insiste su antichi tracciati medievali. Contro il progetto è attivo dal 2003 il Comitato S.S. 275, formato da decine di associazioni e cittadini.
 
Del Comitato fa parte anche Attilio, emigrante, che ha uno sguardo lungo sulla sua terra d'origine, tipico di chi la osserva da lontano, con sulle spalle il peso di averla abbandonata per necessità. Anche Attilio, tricasino da generazioni, a un certo punto della sua vita si mette in viaggio. Ma è un viaggio in direzione contraria alla storica Via Leucadense: se ne va verso nord, tra i palazzi grigi di Zurigo, uno dei tanti pellegrinaggi obbligati del ventesimo secolo. A Tricase lascia il cuore e mezzo ettaro di terreno, nella zona de "Li Sciardineddhi", su cui si trova la Casa dei Pellegrini.
 
Attilio ha ereditato questo testimone della storia della sua terra e della sua progenie, ma non può occuparsene e lo lascia lì, a riposare nella dimenticanza collettiva. Finché un giorno, a febbraio scorso, decide di consegnarlo nelle mani dei suoi conterranei: nasce così, in quel luogo simbolico una "casa della resistenza". "Da qui vogliamo lanciare un messaggio di proposta e di alternativa", spiega Vito Lisi, veterinario, portavoce del Comitato S.S. 275, "perché sia realizzata una viabilità coerente con il protocollo di Kyoto, sempre più collettiva e sempre meno individuale, con strade sicure e non iperveloci, con una metropolitana di superficie che ci colleghi realmente in breve tempo con l'aeroporto di Brindisi e con il mondo".
 
Ripulita e in parte ristrutturata, grazie al lavoro volontario di alcuni esperti, utilizzando materiali e tecniche originali, la Casa dei Pellegrini viene oggi restituita alle famiglie e ai bambini. In poche settimane diventa un punto di riferimento per decine di attività, tutte partecipate e con una spontaneità che lascia sorpresi. I bambini sono i primi a buttarcisi dentro come pesci: saltano in mezzo alle ronde della pizzica, nelle feste primaverili, e affondano le mani nella terra rossa durante i laboratori. Una donna, con occhi e capelli chiarissimi, cattura con la sua reflex i momenti più significativi: è Ingrid Simon, altra anima del Comitato, fotografa e artista austriaca che ha scelto di vivere nel Salento.
 
Per festeggiare la Giornata mondiale della Terra, organizzata con il Comune, i contadini della Cia e gli ambientalisti di Legambiente di Tricase, tutti i ragazzini delle scuole elementari locali, hanno imparato le basi della piantumazione del melograno, della vite e di molte piante aromatiche, inaugurando la ricostruzione del giardino della Casa dei Pellegrini: "400 metri quadrati, protetti da muri 'paralupi', con un pozzo profondo sei metri, un forno e una pajara a tronco piramidale in pietra a secco", spiega l'archeologo Marco Cavalera, anche lui impegnato nel Comitato.
 
Sulle tracce del cammino verso Finibus Terrae, si scopre che la Casa dei Pellegrini non è censita e non fa parte di alcuna mappatura dei beni culturali del territorio, pur custodendo segni importanti della sua storia: "A stento se ne scorgeva la struttura, tanto era alta la vegetazione che ne avvinghiava le mura", racconta Cavalera. E non è l'unico bene culturale che sfugge ai censimenti ufficiali: "I sopralluoghi effettuati dai volontari del Comitato S.S. 275", continua l'archeologo, "hanno consentito di individuare importanti testimonianze della civiltà contadina lungo il nuovo tracciato, "pajare" e "liame" utilizzate ancora oggi dai contadini per conservare gli attrezzi da lavoro, altri edifici rustici adibiti all'ospitalità dei viandanti, carraie, trappeti ipogei, grotticelle, tombe medievali, in gran parte depredate, oltre a una grande quantità di frammenti di ceramica risalenti all'età del Bronzo e di ceramica comune e da mensa romana, tra cui la sigillata africana, un tipo di ceramica prodotta 1700 anni fa in Nord Africa".
 
A poche decine di metri dal punto di unione delle strade statali 274 e 275, c'è la cappella della Madonna delle Rasce (edificata nel 1679, vicino a Castrignano del Capo) proprio dove il progetto di ammodernamento prevede una megarotatoria di 450 metri di diametro, grande quasi quanto 20 campi di calcio ("la più grande d'Europa", dicono al Comitato). "Chi ha curato il progetto", osserva Cavalera, "probabilmente non ha considerato che la rotatoria va a impattare con un'importante zona archeologica che circonda un luogo di culto che rappresenta una delle ultime tappe dei pellegrini".
 
Si cammina avvertendo un senso di sospensione e di disillusione lungo i tratturi di questo pezzo del Basso Salento, circondati da un paesaggio di pietra e di verde, in cui sono sopravvissuti, per centinaia di anni, i simboli dell'identità di questa terra. Il senso di sospensione è determinato dal limbo a cui sono costretti da dieci anni i cittadini e le associazioni che lottano, tra corsi e ricorsi, per resistere al cemento e all'asfalto. Il senso di disillusione si avverte quando si tocca con mano la difficoltà di far comprendere, ancora oggi, la ricchezza che può produrre chi è capace di valorizzare, e non demolire, quei simboli e il paesaggio che li ospita. La Casa dei Pellegrini vuole rappresentare anche una scossa a chi si sente nel limbo, una risposta di resistenza a chi è sordo alle alternative, l'ultima trincea per quella che sarà forse la più dura delle battaglie per il futuro del territorio.
 
 
(ottobre 2013)
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