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Madre terra e armonia salentina

Giovedì, 10 maggio 2012 - - Categoria: Salento da salvare

Erano impastate di terra, irriconoscibili. Neppure dieci centimetri per ognuna. Ma quando Pippi Piscopo, nel 1965, le trovò, all'ingresso della Grotta, e le prese tra le mani, pensò che, no, non potevano essere un oggetto qualsiasi.

Le statuette delle Veneri sono il ritrovamento più straordinario di Parabita, uno dei più significativi della storia dell'intero Salento. Due ossi di cavallo che restituiscono l'immagine di quella che era la bellezza paleolitica. Alta 9 centimetri la prima, poco più di 6 la seconda. L'una con il ventre gravido e i grandi seni pronunciati, l'altra con la pancia piatta e la forma affusolata. Entrambe con le mani giunte sotto il grembo. Strano, stranissimo. Tutte le altre Veneri d'Europa sono diverse.

Solo quelle dei lontani Urali, nella sperduta Russia, avevano somiglianza. Forse non ci fu contaminazione tra i due popoli. Però ci potrebbe essere stato un gusto comune. Dea della fertilità, madre terra, più semplicemente memoria di armonia atavica. Chi può dirlo. Le Veneri racchiudono ancora questo segreto, custodite nel Museo Archeologico di Taranto. E lo ripetono, lo moltiplicano, con un calco, a Maglie, nel Museo Civico di Paleontologia e Paletnologia dedicato a Decio De Lorentiis. (Tiziana Colluto)

LEGGI L'INCHIESTA SUL PARCO DI PARABITA

(maggio 2012)
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