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Tutelati gli ulivi della Maglie-Otranto grazie agli indignati verdi

Mercoledì, 04 aprile 2012 - - Categoria: Salento da salvare

di VALERIA NICOLETTI

"Sono felice che almeno questa, delle tante petizioni firmate, sia andata in porto". E' lo specchio della voce degli "indignati verdi" il commento soddisfatto di Mario Perrotta, attore, drammaturgo e regista originario di Lecce, araldo, seppur migrante, della "salentinità" in Italia e all'estero, di certo orgoglioso di un Salento che si scrolla di dosso la fama di terra lenta e assopita, dimostrando una reazione immmediata ed efficace, una corale mobilitazione, un fermento affatto pigro in difesa della sua più bella scenografia, un rosario di ulivi, scampata a un tragico disegno.

Si conclude (almeno per ora) con una buona notizia, infatti, la battaglia dei salentini in difesa degli 8.293 ulivi, di cui 268 monumentali, che rischiavano di essere abbattuti e diventare legna da ardere o sterile ornamento da giardino, in vista dell'allargamento del tronco stradale sul tratto Maglie-Otranto. Un'indignazione quasi incredula ma mai rassegnata, cresciuta attraverso un incessante tam-tam sui social network, che si è organizzata in una petizione, lanciata da quiSalento.it ed ospitata dal sito petizionepubblica.it per iniziativa di Roberto Guido, direttore di quiSalento, Angelo Amato, presidente dell'associazione "I Custodi di Olivinopoli", e Danilo Lupo, direttore di Telerama News. Appello che in poco più di una settimana, dal 10 marzo, ha raccolto oltre 2.000 firme. Un impegno che non è stato vano, cui ha fatto seguito la diffusione, martedì 20 marzo scorso, del comunicato ufficiale con il quale l'Anas di Roma ha assicurato il reimpianto di ogni singolo ulivo situato sul tratto di strada interessato ai lavori.

LEGGI L'inchiesta quiSalento

LEGGI La petizione

Un risultato importante per i salentini che si sono levati in difesa del proprio territorio e un epilogo lieto per uno dei tanti appelli che, in tempi di attivismo virtuale, spesso si firmano per abitudine e senza piena consapevolezza, di cui non ci si cura più, una volta aggiunta la propria firma. Perché quella in difesa degli ulivi è stata una mobilitazione che, oltre al semplice nome e cognome, si è fatta sentire sotto forma di proposte concrete, suggerimenti alle autorità, richieste di adozione, a dimostrazione che il Salento non è terra di "clicktivism", l'attivismo praticato a colpi di mouse, ma è pronto a scendere in campo in prima persona.

Non sono stati pochi, infatti, coloro che si sono spontaneamente offerti per prendersi cura di un ulivo e i firmatari che si sono fatti promotori di gruppi d'azione dislocati sul territorio. Voci salentine, ma non solo, grida allarmate di turisti, impauriti all'idea di veder scomparire quegli ulivi che hanno fatto da sfondo ai loro soggiorni, e autorevoli prese di posizione, come quella dell'ex-magistrato Alberto Maritati, che si è unito alla protesta attraverso facebook.

All'annuncio dello scampato pericolo, è per acclamare la sospirata vittoria che si leva la voce degli indignati verdi: "Notizie così valgono davvero la pena di essere amplificate", dichiarano soddisfatti, manifestando il proprio sollievo. "Che gioia, dopo tanta apprensione!", esclama Rita Scrimieri, facendosi portavoce dei lettori che hanno sostenuto l'appello in difesa della "splendida dimora di civette e rosignuoli [...] tetto di farfalle variegate [..] gancio di favi colmo di dolcezze", come recitano i componimenti arrivati da un'altra lettrice nella casella di posta di quiSalento, ispirati dalla bella notizia.

"L'Anas intende restituire alla collettività un bene che è della collettività", si legge sulla mail di risposta, arrivata ai firmatari della petizione e a coloro che hanno chiesto informazioni sull'iter da seguire per adottare un ulivo. Una spiegazione che rincuora ma non ha ancora soddisfatto i tanti lettori che vorrebbero un fusto nodoso e profumate fronde cariche di olive nel proprio giardino. "E se qualcuno li richiedesse per reimpiantarli a fini produttivi e non decorativi?", chiede Giuseppe Stea, proposta avanzata anche da Pierluigi Balena sul sito di quiSalento. Per ora, però, le procedure di adozione sembrano riservate ai soli comuni e alle aree pubbliche.

Intanto, c'è anche la protesta di chi intende fermare l'intero progetto dell'allargamento del tronco stradale, un intervento di cementificazione del territorio, giudicato troppo invasivo perché, come ha scritto Renata Doci, "non si fanno 1.000 chilometri per trovare superstrade, coste deturpate da auto e spiagge invivibili". Tra i commenti che hanno fatto eco alla notizia, c'è chi, come Marcello Campeggio del Comitato Salento da Amare, richiama l'attenzione sull'inquinamento acustico e da gas di scarico derivante dai lavori al manto stradale, e infine, chi manifesta la propria diffidenza: "L'Anas non ci sta facendo un favore per il reimpianto degli ulivi e di altre piante ad alto fusto", puntualizzano dal forum Amici del Territorio, "perché è obbligata", facendo riferimento alle prescrizioni al progetto da parte del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali.

La soddisfazione per l'esito della petizione resta però il filo conduttore del coro di voci degli indignati del web. Perché non di soli scandali si contenta l'opinione pubblica e non di soli scempi vive il giornalismo. "Ogni tanto si legge qualcosa di bello", esclama Sandro Barone. Almeno per una volta, i riflettori sono sì puntati su un lieto annuncio ma non si accontentano di un comunicato ufficiale. "Finalmente si è tenuto conto delle nostre proposte, ora bisogna sorvegliare e controllare", scrive Mario Marcuccio. Come dire, la guardia non si abbassa. L'intenzione dei firmatari della petizione è di tenere d'occhio e raccontare puntualmente lo svolgimento dei lavori, monitorando la salute degli ulivi e il rispetto degli accordi presi, continuando a far sentire la propria voce, arma preziosa e vincente degli "indignati verdi" del Salento.

(4 aprile 2012)
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