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Da Galatina a Leuca: Arachne riscrive il mito della taranta

Domenica, 10 giugno 2018 - Autore/Fonte: Valeria Nicoletti - Categoria: Cultura

Spogliare il tarantismo dai riti ecclesiastici, metterne a fuoco l'essenza: ribellione a forme precostituite di potere. È questo l'obiettivo della lunghissima marcia, da Galatina a Santa Maria di Leuca, domenica 10 giugno, una performance di Romina De Novellis (curata dall'esperta di eco-femminismo e animalismo Mylène Ferrand), all'interno del bando "Sino alla fine del mare", dell'associazione Ramdom.

Sono circa 60 chilometri, da Galatina a Santa Maria di Leuca, una marcia che coinvolge il genere femminile, e non solo, per "tirare fuori" la storia, riscriverla al contrario, per inventare un pellegrinaggio altro, una nuova versione del mito, dove a placare l'inquietudine non è lo sguardo degli astanti, non è l'esaurimento fisico, non è il soccombere, ma l'orizzonte dove gli occhi si perdono, la possibilità di un viaggio, di sentirsi liberi.

Per la prima volta, si danno le spalle a San Paolo, al pozzo profondo, all'acqua miracolosa. È la celebrazione di un abbandono, questo cammino, ed è come se il santo sorridesse alla vista di queste donne finalmente libere, come un padre, lieto che le figlie abbiano trovato la propria strada. Via la taranta, via le gonne lunghe e il fazzoletto rosso, tacciono i tamburelli. Si muovono i primi passi nel silenzio, si scrollano le spalle e cadono a terra secoli di patriarcato e malinconia. Direzione: il mare, quello infinito, quello dove finisce la terra.

Si cammina a piedi, quindi, partendo all'alba da Galatina, attraverso villaggi addormentati, quartieri che sbadigliano, occhi curiosi e a ogni tappa nuovi performer, altri camminatori si uniscono alla marcia per un racconto all'unisono di quello che è il primo atto di una persona libera: muoversi a piacimento nello spazio, a passo d'uomo. L'arrivo a Leuca è previsto al tramonto.

La lunga marcia fino al Capo di Leuca è il risultato della residenza artistica Lastation, accolta nel primo piano della stazione ferroviaria a sud del Sud, Gagliano del Capo, capolinea ultimo delle ferrovie Sud Est, un progetto a cura dell'associazione Ramdom. E il cammino non è che la tappa intermedia di un lavoro di studio e ricerca che culminerà in estate con un ricco programma di workshop, incontri e occasioni di dialogo e una mostra a Gagliano del Capo, nella cornice del Lands End Contemporary Art Festival.

De Novellis, classe 1982, origini napoletane, una vita vissuta nella Capitale, oggi residente a Parigi, indaga da anni le figure femminili di sante, donne, icone della vita quotidiana, trasfigurate in quegli eventi a metà strada tra il collettivo e l'intimo come la trance, ma soprattutto la processione o le manifestazioni religiose più teatrali tipiche dell'Italia del Sud. Dottoranda in Antropologia del corpo, performer attivissima tra l'Italia e la Francia, Romina porta avanti con passione questa indagine sulle terre estreme e lei stessa è spesso l'anima, il corpo e il viso delle sue installazioni. "Il mio corpo è al centro delle mie domande, è l'oggetto del lavoro e allo stesso tempo il soggetto della ricerca", scrive.

E non è la prima volta che De Novellis sceglie il Salento come decoro e fonte d'ispirazione per le sue performance: già ne "La Veglia", le voci di Carpitella e De Martino accompagnano la sua opera, mentre è del 2010 l'installazione "La Focara", ispirata al falò di Novoli, in mostra alla Nuit Blanche di Parigi.

La sua marcia verso Finibus Terrae, oltre a partecipare allo studio storico e antropologico del tarantismo in chiave contemporanea, ha un altro obiettivo: quello di trovare e mappare percorsi, turistici e non, fruibili e utilizzabili dai viaggiatori e dalla gente del posto, per scoprire la propria terra sotto un altro punto di vista, da camminatori consapevoli e curiosi, per una narrazione inedita del territorio e del suo passato.

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