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In nome del padre, la lezione del teatro oltre le frontiere

Mercoledì, 04 luglio 2012 - - Categoria: Cultura

di VALERIA NICOLETTI

Debutta ufficialmente ad Ancona, venerdì 6 luglio, in prima nazionale presso l'Anfiteatro Romano, ma ha preso forma e vita a Lecce, lo scorso giugno, "La parola padre", nuova produzione dei Cantieri Teatrali Koreja, all'interno del progetto Archeo.S, scritta e diretta da Gabriele Vacis, che ha esordito, in forma di prova aperta, nel chiostro dell'ex Convento dei Carmelitani a Lecce, inaugurando un'inedita sperimentazione teatrale che parla le lingue dell'Europa e ha scelto la città barocca come prima tappa di una tournée internazionale.

Per tre giorni, dal 10 al 12 giugno, incorniciate da due appendiabiti colmi di abiti di scena e un muro di bottiglie di plastica, sei attrici, selezionate in giro per l'Europa attraverso un ciclo di seminari, tre italiane, una polacca, una macedone e una bulgara, hanno aspettato che il chiostro in piazzetta Tancredi fosse pieno per dare inizio alle prove aperte di uno spettacolo già maturo prima del debutto ufficiale.

C'è chi parla in polacco, chi sussurra in un inglese stentato i ricordi dei primi ragazzi, chi legge in croato, chi ride e scherza in italiano, ammiccando al pubblico, stupito e quasi disorientato, sulle prime, dalla strana impressione di sbirciare dal buco della serratura e di origliare chiacchiere e confessioni, paure, dubbi e sogni di sei ragazze europee, obbligate a una lingua strategicamente essenziale, un linguaggio comune superficiale, per potersi capire, tra frettolose traduzioni simultanee e sorrisi di complicità.

Sospeso tra verità storica e intimità biografica, lo spettacolo porta in scena le tante versioni di un complesso edipico, nei confronti del padre, e dell'onnipresente patria, i dolori originali, le ferite ataviche, i traumi dell'infanzia di un paese, che diventano fobie nel cuore di una bambina. Seduto di fronte a ognuna delle teatranti, Vacis ha chiesto alle ragazze di raccontare semplicemente la propria storia, i ricordi, il rapporto con i genitori, storie messe a tacere, perché quando si cresce, la paura, "sentimento dominante del nostro tempo", soffoca l'urgenza del dire e diventa timore di lasciarsi andare.

"Questi paesi hanno una grande lezione da darci: la forza della conquista, mentre noi viviamo come anestetizzati", così il regista spiega la scelta di scavare nel vissuto delle ragazze provenienti dall'Europa dell'Est, territori dove la ricostruzione è anch'essa una crisi, e il benessere è un approdo quotidiano.

Un teatro diffuso, attraverso l'Europa, un'area di intervento artistico inedita ed espansa, che utilizzi la cultura teatrale come strumento per alimentare un'officina transfrontaliera che, alzando il sipario in palcoscenici inediti, punta a implementare le risorse del territorio, dei beni culturali, del turismo e dello sviluppo sostenibile, facendosi portavoce anche di una istanza multiculturale, tutta europea, che faccia calcare le stesse assi ad attori di origini diverse. Questo l'obiettivo del Progetto Archeo.S, finanziato dal programma di Cooperazione Transfrontaliero IPA Adriatico, che coinvolge sei enti teatrali affacciati sull'Adriatico: il Teatro Pubblico Pugliese, la Fondazione "Le Città del Teatro" nelle Marche, la Regione Abruzzo, il Comune di Fier in Albania, il Comune di Pazin in Croazia, il Comune di Igoumenitsa in Grecia.

Lo spettacolo continua il suo viaggio in Europa, tornando nel Salento il 27 luglio, presso il Castello Svevo di Brindisi. Risale a L'Aquila, presso la Fontana delle 99 Cannelle, il 7 agosto. "La parola padre" prende poi il largo alla volta dell'Europa dell'Est, per le tappe del 16 agosto, al Castello di Pazin, in Croazia, e del 28 agosto, presso il Parco Nazionale Archeologico di Apollonio, in Albania. Si attende il ritorno a Lecce il prossimo autunno, con gli appuntamenti inseriti nel cartellone dei Cantieri Teatrali Koreja.

(4 luglio 2012)

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