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La Fiera di Galatina e del Salento affoga nei debiti

Giovedì, 22 marzo 2012 - - Categoria: Attualità

Meno di un milione, comunque una cifra altissima. Di certo ammonta a diverse centinaia di migliaia di euro il debito che sta portando la Fiera di Galatina e del Salento al fallimento.

Non sarà facile per i soci, 90 per cento a partecipazione pubblica (Camera di Commercio, Regione Puglia, Provincia di Lecce e Comune di Galatina) e il resto di quote private, mettere mano alle proprie casse per superare l'ennesima crisi.

Ma non potranno neanche rinviare ancora la decisione sul destino della Spa. L'Assemblea è convocata per il 29 marzo (il 28 in prima convocazione) e in quella data il Consiglio di Amministrazione presieduto da Gianni Scognamillo illustrerà la disastrosa situazione finanziaria, ricostruita nelle passate settimane dal Collegio dei Sindaci. Poi, se i soci alzeranno bandiera bianca, non resterà che portare i libri contabili in Tribunale.

Il quadro è desolante, come l'attesa al telefono se si compone il numero degli uffici dei padiglioni del quartiere fieristico. Linee tagliate per morosità, probabilmente, come l'erogazione dell'energia elettrica. Un capitolo, pare, di 140 mila euro di bollette inevase, quello con l'Enel, uno dei creditori più sostanziosi.

Di aziende che da anni (alcune fatture risalgono persino al 2007) tentano di ottenere il pagamento di servizi e prestazioni ce ne sono a decina e a poco è servita la convocazione, tramite raccomandata, fatta dal presidente del CdA Scognamillo, in carica dall'estate 2010, al quale la proprietà ha dato mandato di verificare con i creditori la possibilità di una ristrutturazione dei debiti.

Martedì scorso in Fiera di imprenditori se ne sono presentati una trentina, pochi rispetto al numero totale per una discussione che potesse dare indicazioni sulla reale possibilità di abbattere il debito. La proposta, "indecente" l'hanno definita i più, è stata quella di una transazione con il pagamento del 30% sul credito vantato, poco più dell'Iva versata a tempo debito, insomma, meno probabilmente delle imposte pagate sull'introito contabilizzato ma rimasto sulla carta.

Fatti i conti, pare infatti che la Camera di Commercio, presente a Galatina con il consigliere Sansò, delegato dal presidente Prete, e la Provincia, nella persona dell'assessore Macculi - che alla Fiera non s'è visto, così come hanno disertato l'incontro i rappresentanti di Regione e Comune - potrebbero optare per una ricapitalizzazione se i creditori dovessero rinunciare, più o meno tutti, al 70 per cento del credito.

"Ambasciator non porta pena", ha premesso Mauro Spagnulo, vice presidente della Fiera, illustrando ai creditori le ragioni del mandato esplorativo.

Poi c'è stato il tempo - quanta pazienza hanno i piccoli imprenditori salentini - anche per disquisire di ipotesi di rilancio, del piano della Regione che prevede la privatizzazione degli enti fieristici in Puglia, del futuro che la Fiera potrebbe avere se si riuscisse ad apportare correttivi radicali alla gestione e alla mission dell'ente.

Delle responsabilità, non solo politiche, che hanno portato la Fiera sull'orlo del fallimento se ne parlerà un'altra volta. Forse.

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