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La piazza che canta, e che conta.

Domenica, 25 agosto 2019 - Autore/Fonte: Giorgio Ruggeri - Categoria: Attualità

di Giorgio Ruggeri

È un abbraccio ideale, appassionato e minimale, l'omaggio a Niceta Petrachi che apre il concertone della Notte della Taranta. Melpignano è già preda della fiumana di gente, quando Enza Pagliara, Daniele Durante e Gianluca Longo intonano il tormento della "Malachianta". Lo dedicano alla "Simpatichina" voce e colonna della tradizione che si è spenta a 92 anni proprio nel giorno della festa melpignanese e salentina. Amica di Rina Durante, protagonista di quella stagione di ricerche e riproposte a cui il Salento della pizzica deve la sua esistenza.

Nella piazza degli Agostiniani, da una parte il palco, maestoso e pieno di luci, e dall'altra la solita folla oceanica contenuta dagli uomini del servizio d'ordine. Ogni tanto djembe e tamburelli incalzano gli infiniti "lalirolarilollalero" mentre ci si esalta al primo fremito di pizzica-pizzica, salvo accorgersi che si tratta del brano in loop della pubblicità proiettata sul maxischermo.

Il 22esimo Concertone della Notte della Taranta prende vita con il suo consueto seguito di emozioni contrastanti, attizzate dalle polemiche che hanno rumoreggiato nei mesi e nei giorni precedenti ma che non sminuiscono la certezza e la portata dell'evento. Quest'anno ancora di più, considerata la scelta di celebrare il primo anno di diretta sulla tv generalista, affiancando il guru del giornalismo musicale italiano, Gino Castaldo, alla chiacchieratissima coppia Belén Rodriguez e Stefano De Martino, "tarantolati di Instagram" come li ha definiti il direttore di Rai 2 Carlo Freccero. Fa un po' sorridere vedere l'immagine spiazzante della bella showgirl, che si affaccia in collegamento televisivo dal terrazzo della casa di due piani, decadente e un po' vecchiotta, al lato del palco. Ma potrebbe d'altro canto essere questa una delle chiavi di lettura per riportare il tutto a quello che in realtà è, e contestualizzare "in salsa salentina" il disegno di rendere di massa il patrimonio culturale di questa terra.

Ad aprire la festa, gli artisti del pre-concertone, i bambini del progetto Piccola Ronda, i musicisti dell'Orchestra dei Braccianti e infine i Tamburi del Vesuvio al seguito di Nando Citarella, che salgono sul palco e concludono così la lunga serie di esibizioni ospitate dal festival itinerante della Notte della Taranta, iniziato il 3 agosto.

Poi si parte. Trascinati sul ritmo accelerato della "Taranta di Lizzano" si incontrano gli strumenti dell'Orchestra Popolare e quelli dell'OLES, l'Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento, senz'altro divertita, puntuale e preparata nel suo compito. Quasi a ritessere l'esperienza della "pizzica sinfonica" ormai vecchia di vent'anni, opera del compianto Piero Milesi, ma a misura di piazza e non di teatro come fu allora.

Quest'anno il ruolo di maestro concertatore è affidato a Fabio Mastrangelo. Pugliese, considerato tra i direttori d'orchestra più famosi di Russia, ha cucito con entusiasmo questo sincretismo di generi. Con l'eleganza austera della musica colta che lascia spazio alla giacca sbottonata della musica popolare, uno spiccato senso dell'ironia sul palco e una presentazione degli artisti degna della voce di Foxy John di "Ballando con le Stelle".

Elisa, l'ospite più attesa, sale sul palco già dal secondo brano. Sobria e rispettosa, affronta la "Pizzica di Galatone" in punta di piedi e la interpreta magistralmente. Forte, chissà, dei consigli sul dialetto salentino dispensati dagli amici Giuliano Sangiorgi, Emma Marrone e Alessandra Amoroso, di cui aveva simpaticamente portato traccia audio durante la conferenza stampa. Quella di Elisa sarà ricordata sicuramente come tra le più fruttuose ospitate della Notte della Taranta, di cui rimarrà testimonianza indelebile in "Aremu", versione impeccabile sublimata dalla profondità del pianoforte di Mastrangelo o nella sua "Luce", sospinta oniricamente dal crescendo di tamburelli.

Nel semicerchio di luminarie sul palco, che abbraccia i musicisti in una ronda ideale, le coreografie dei ballerini popolari si incrociano a quelle del corpo di ballo accademico mentre con "L'acqua de la Funtana", Antonio Amato e Salvatore Galeanda danno una prima dimostrazione di essere coppia che funziona. Tra sorrisi e simpatici siparietti, questo feeling si coglie anche in "Nu te la pijare" e "Mujere vascia", brani che aprono al tema della serata: il maschilismo e la violenza di genere, ripreso anche da Enzo Avitabile che conclude "'U pecuraru" con l'imperativo "non si uccide per amore", ribadito anche dalle voci femminili dell'Orchestra Popolare.

Sul leitmotiv già anticipato dal direttore artistico Daniele Durante, i brani in scaletta si rivolgono non più alla "riproposta" ma a una nuova proposta di musica popolare, rimaneggiano una tradizione che già contiene nel proprio ventre il concetto del "tradimento". E così, allargano lo spettro delle interpretazioni, contaminano generi e linguaggi. Guè Pequeno entra dunque in duetto con Antonio Amato in un'acceleratissima "La coppula" sui virtuosismi al violino del salentino Alessandro Quarta. Ritorna poi, Guè Pequeno, a cantare la "Pizzica di Corigliano" ma soprattutto "Lu sule calau", per l'incontro del suo rap sulle polifonie salentine, a costo, tuttavia, di rischiare qualche ritornello leggermente scomposto.

È sulle polifonie, integrate dalla ricerca di una ritmica più coinvolgente, che si è concentrata la maggiore attenzione. Tra gli altri, lo si è visto in "Lu vecchiu" oppure in "Senza Camisa" col vortice di voci femminili sulle percussioni della darbuka. Dal Salento all'Africa poi, si canta l'accoglienza. Salif Keita è sul palco con il suo brano "Yamore" integrato dai versi di libertà di Stefania Morciano, e poi "Africa", il suo successo mondiale dal ritmo senza tempo che si arricchisce del dialetto di Consuelo Alfieri. Il viaggio continua, traghettato da Enzo Avitabile, spugna dei suoni del mondo, che canta i suoi scioglilingua sul groove della "Tarantella di San Michele" insieme a Giancarlo Paglialunga, della "Pizzica di Torchiarolo" insieme a Enza Pagliara o della "Pizzica di Cellino", ammiccante al funk. Si respirano poi ritmi flamenchi insieme a Maurizio Colonna, che coraggiosamente lascia circondare la sua chitarra classica dai tamburi in un tornado di suoni e omaggia il Salento con il brano "Taranta" o affianca Alessandra Caiulo in un'appassionata versione de "La furesta". Ci si spinge a percepire le arie dell'estremo Est. "Lule Lule", dedica alle minoranze linguistische è cantato in arbëreshe, e sembra trasferire il palco di Melpignano in uno dei più grandi teatri mondiali grazie alla raffinatezza degli étoile Gabriele Corrado ed Elena Marzano.

Si balla forte, nella lunga Notte della Taranta, e tra i rimandi ad Attanasio Kircher e il suo "Antidotum Tarantulae" si sputa il veleno con la "Pizzica indiavolata" di Alessandro Quarta, col violino attorniato dalle donne al tamburello. E il ballo sfrenato conclude come di consueto con la buonanotte grika. "Kalinifta" è il grido con cui si saluta la piazza festosa di Melpignano. Al suo ritmo sfilano gli ospiti e l'accorata successione di ringraziamenti. Sul palco anche Belèn e De Martino, e nel coinvolgente entusiasmo del ritornello accelerato, tra abbracci e selfie spregiudicati, si sfoga la tensione e la soddisfazione per una Notte ben riuscita.

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