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Le buste gialle di Santoro: comunicazioni in circolo

Venerdì, 16 novembre 2018 - - Categoria: Salento News | Cultura

In tempi di comunicazione complessa e istantanea, di chat e chiamate fruibili da orologi, in necessità di replicare all'interlocutore in tempi zero a prescindere dalle distanze separanti, decidere di rallentare un percorso portato all'eccesso può essere frutto di grande saggezza. La parola, spesa ormai sempre più casualmente, quasi sperperata, può diventare guadagnata, pensata, assimilata, perfino attesa.
Le "Buste gialle" di Pasquale Santoro, nativo di Salerno e trapiantato in Puglia, attore, lettore e promotore di laboratori teatrali che coinvolgono varie fasce d'età, sono vere e proprie missive, lettere che si tramutano in un appello a scriventi e riceventi con un bisogno di tornare ad una ciclicità più umana, meno informatica e certamente più intima, con le ragioni del cuore a prevalere su logiche numeriche, su sete di contatti e messaggistiche affoganti.
Il professore ha acceso la miccia con un pubblico appello, radunando una comunità di individui (che va sempre più allargandosi) con il desiderio di afferrare carta e penna e scriversi. Francobolli, affrancamenti e lettere si incrociano così sulle strade del basso Salento, transitando dalla sua scrivania dove, con stilografica e calamaio, risponde a tutti, sconfinando oltre la regione e oltre i confini italiani, lambendo terre che parlano lingue differenti.

Professore, perché si sente la necessità di prendere in mano una penna e della carta, in tempi come questi?

Per difendersi. Uso quotidianamente la tecnologia, ne apprezzo la velocità, soprattutto nel mondo del lavoro, ma per quanto riguarda i rapporti umani, le autentiche relazioni umane, preferisco non inaridirmi tecnologicamente e manifestare i miei sentimenti, comunicare le mie emozioni respirando i profumi romantici della carta e dell'inchiostro. La carta e l'inchiostro di una penna stilografica ti aiutano a comunicare con parole più meditate, le nostre personali grafie ci inducono a riflettere sui nostri pensieri.

Molte persone hanno sentito la necessità di aderire a questa chiamata alle penne. Crede di saperne il motivo?

L'iniziativa è nata da un mio personale bisogno di comunicazione: speravo che alcuni miei amici, da me distanti geograficamente, condividessero questo anacronistico modo di comunicare. Per alcuni di noi sarebbe stato un ritorno "al tempo che fu", quando sentivamo il bisogno di qualcosa in più rispetto alle telefonate a gettone. Non pensavo che un centinaio di persone potesse desiderare la stessa cosa; ne sono rimasto sorpreso e impressionato, ma, nel fondo del mio animo, estremamente felice. Credo che, a volte, per proteggerci da un presente che non ci piace in molti suoi aspetti, abbiamo bisogno di ricollegarci ad alcuni aspetti del passato, con abitudini e usi.

La sua scrivania, il suo preparare i fogli, ci hanno fatto pensare ad un artigiano che sceglie materie e strumenti. Solo un'impressione?

Mi reputo malato grave di calligrafia, amo scegliere la carta su cui scrivere, anche se si tratta solo di un block-notes, adoro la carta pergamena. Per quanto riguarda l'inchiostro, ricordo che da giovane usavo le boccette di Pelikan, ora uso stilografiche comuni monouso o da caricare con cartucce. In questo periodo ho tradito il colore nero dell'inchiostro, preferisco il blu, mi dà più serenità.

Crede che in qualche modo, un passo indietro nella comunicazione, possa salvarci?

Salvarci è un termine troppo impegnativo, aiutarci sì . Non voglio morire tecnologico: voglio decidere come scrivere, come fare la "effe", la "emme", scrivere "ordinato" o "di getto"; detesto i caratteri preimpostati, i correttori automatici, i suggeritori. Scrivere a mano sulla carta che ami è una manifestazione di libertà individuale.

Cosa lascia a lei una comunicazione di questo tipo? Come immagina possa svilupparsi?

Una straordinaria, forse patetica, voglia di tenerezza e di semplice felicità. La comunicazione è uno dei bisogni fondamentali degli esseri umani, la scrittura a mano ci aiuta a restare umani, ci guida alla riflessione sulle parole da scrivere, osservare la nostra grafia ci indica qual è il nostro stato d'animo in quel momento, e la grafia degli altri ci racconta un po' della loro personalità. No so immaginarmi se e come avrà uno sviluppo, personalmente a me basterebbe corrispondere in modo continuo, ma non programmato, con alcuni amici, vecchi o nuovi.

"Festina lente", uno dei motti che ha fatto suoi. Affrettarsi lentamente. Quale riflessione alle spalle?

In questa fase della mia vita non riuscirei a vivere diversamente. Si ha voglia di correre, di affrettarsi perché il tempo corre e tu vuoi fare ancora tantissime cose, ma la saggezza degli anni o la memoria degli errori commessi ti induce ad un passo più meditato, comprendi che la sola cosa importante è raggiungere la meta, la velocità non ha alcuna importanza. Ancor prima di scrivere, guardo la carta e la penna e nessuno, ne sono convinto, nessuno potrà mai immaginare la serenità, la felicità che mi danno quei due oggetti sul mio tavolo.

In ogni risposta, Pasquale Santoro ha spiegato con cura meticolosa, con precisione, senza riserve e ritrosie, con la semplicità di chi agisce realizzando i propri progetti. Un insieme di lettere, a circondarci, rispettosamente. Un insieme di comunicazioni, di comunioni, di solidarietà tutte diverse. Uscendo da quello studio viene davvero la voglia di fermarsi, respirare, e chiedersi se sia poi la velocità che stiamo usando sinonimo di reale efficienza. Uscendo da questo studio viene voglia di ringraziare.


(Intervista a cura di Graziano Gala)

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