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Nylon: gli ulivi feriti di Tramacere in mostra a Milano

Venerdì, 01 marzo 2019 - Autore/Fonte: Lara Gigante - Categoria: Cultura

Natura secolare e ambiente rurale, contrassegnati dal pesante e invasivo contrasto dell'intervento umano. Tra i lembi pacifici della civiltà contadina s'insinua un paesaggio fortemente antropizzato, caratterizzato da estraneità invasiva e l'avviluppamento oscuro che toglie l'abbacinante luce del sud. Ecco lo scenario raccontato da "Nylon" , progetto fotografico di Ulderico Tramacere, vincitore del Premio MIA Photo Fair / RAM Sarteano, ora ospitato all'interno della rassegna "Ascoltare la Terra" a Milano dal 7 marzo.

Il fotografo salentino, già da anni attivo esploratore di tematiche sociali ed antropologiche, raccontate attraverso il mezzo fotografico, restituisce un'attenta e sensibile analisi dei temi contemporanei, evocando passaggi epocali. Il delicato e controverso momento dell'eradicazione degli ulivi durante i primi lavori di TAP, nel cuore della natura salentina, costituisce l'impianto narrativo di "Nylon".

Lontano da un lavoro documentaristico e da un mero approccio da reportage giornalistico, Tramacere pone al centro dei 10 scatti in bianco e nero, gli alberi ritratti come sculture lignee, isolate e sulla soglia di un doloroso antropomorfismo snaturante, sono avvolti e imbavagliati dall'elemento estraneo e tangibile, quanto invasivo, del nylon utilizzato per segnalare gli alberi da divellere dal terreno.

Una natura messa a tacere, scandita nella sua immanente impotenza dai toni drammatici del bianco e nero della pellicola, dove l'occhio fotografico non si limita a cogliere una composizione visiva, ma si fa cantore di un'epoca di transizione. I toni cupi e intensi dei forti chiaroscuri, svolgono un'epica piena di pathos eppure senza commento o giudizio .

L'indagine cognitiva ed etica della ricerca visiva, con Nylon realizza l'anello conclusivo della trilogia "Film plastici". Temi inerenti il cambiamento e fattori di crisi cruciale e sociale, sono stati indagati in "Cellophane" (2016), incentrato sul dramma dei migranti della frontiera greco-macedone, e in "Pluriball" narrativa visiva sulla devastazione del terremoto nell'Italia centrale.

"Basate sulla vicinanza e sulla capacità di 'vedere-sentire' tali ulivi come presenze ferite e potenti, le fotografie di Tramacere compongono una sorta di inquietante e affascinante danza macabra", scrive la curatrice Gigliola Foschi.

Estraneità di materiali plastici per imballaggi ad alto impatto ambientale, diventano i significanti testuali e concettuali che avviluppano elementi naturali silenziosi e, fino a quel momento, inviolabili. La fotografia diventa occasione di evocazione emotiva e riflessione sull'operato dell'uomo, che stritola i soggetti ritratti serialmente, come testimonianza degli ultimi avamposti di incontaminata purezza.

La mostra sarà visitabile sino al 2 aprile presso la Red Lab Gallery/Miele in Via Solari 46 a Milano.

Per info: 0297808399

(Lara Gigante)

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