Plants dub: quando le piante dettano la musica

Mercoledì, 06 febbraio 2019 - - Categoria: Salento News | Attualità

Se un seme viene curato, assistito, protetto e fatto germogliare con le dovute attenzioni, è un piacere vedere crescere rami e foglie intorno a lui.
Certo, il paragone "vegetale" viene fin troppo facile, visto che si parla di "Plants Dub", un progetto dove ricerche botaniche e musica elettronica s'intrecciano, ma non potrebbe essere altrimenti visto che, per dichiarazione stessa dei suoi creatori, questo è un vero e proprio "canale" che può sfociare in mille e mille declinazioni diverse. Tutte da scoprire.
Un sintetizzatore s'innesta al corpo verde, ne acquisisce il ritmo, e su quella partitura musicale si gioca con la dub. Il primo risultato, presentato ufficialmente sui canali social e realizzato in collaborazione con No Finger Nails, è ammirabile nel videoclip "Phoenix canariensis", girato tra le Cesine e i laghi Alimini.
Provando a fare un po' di ordine, si può partire dai protagonisti, ossia dalla ricercatrice, storica dell'arte e lighting designer Maria Teresa Santoro e da dj Dubin, che ci raccontano di come hanno deciso di far dialogare, in basse frequenze, la musica elettronica con le piante e con il ritmo dettato dallo scorrere della linfa, dalle radici verso gli steli, le foglie e fiori.


 

Da dove arriva il seme di Plants Dub? Chi l'ha gettato?

D: Plants Dub nasce dal desiderio di sperimentare nuove forme espressive, in campo sonoro e artistico. Maria Teresa mi mise a conoscenza di alcune ricerche che stava portando avanti. Iniziammo a confrontarci e discuterne. Guardammo insieme anche alcuni video in cui, tramite dei dispositivi, si potevano captare ed ascoltare le vibrazioni emesse dalle piante. Mi sembrò interessante. Da lì a pensare di trovare una sintesi con la musica dub fu una conseguenza quasi 'naturale'.

MT: Lo scorso anno stavo conducendo delle ricerche sul mondo vegetale e potenziale artistico. Sono cresciuta a stretto contatto con le piante e volevo dare espressione a questa mia innata curiosità. Mi sono imbattuta nei video di cui parlava Francesco: li analizzammo e da subito nacque l'idea di realizzare una sperimentazione.

Come si fa, tecnicamente, a "catturare" il ritmo di una pianta? E come ci si costruisce sopra una melodia?

D: Il ritmo si può catturare tramite appositi dispositivi. Ce ne sono diversi. Noi abbiamo utilizzato "Music of the Plants", realizzato a Torino. "Music of the Plants" permette di ascoltare la melodia generata dalla pianta attraverso un segnale MIDI, per cui noi assegniamo un suono digitale ad una composizione generata dalla pianta. Intorno alla melodia abbiamo costruito un ritmo che potesse seguirne il tempo naturale. È stato un vero e proprio scambio: la pianta, ad esempio la palma Phoenix canariensis che lancia il nostro primo brano, più sentiva le vibrazioni emesse dalla base sonora più si allineava alla traccia andando a tempo. La realizzazione del brano è avvenuta grazie al prezioso aiuto di No Finger Nails, con cui abbiamo composto la musica nel suo studio, e grazie alle chitarre di Manu Funk.

MT: Sulle questioni tecniche credo che il commento di Francesco sia più che esaustivo. Quello che posso aggiungere è l'elemento di sorpresa: la nostra, in studio, al momento di questa scoperta. Sembrava davvero di assistere a un dialogo. Superati i primi imbarazzi, la palma e la base erano perfettamente in sincrono.

Avete già fatto prove con diverse tipologie vegetali? Ci fate qualche esempio? Che ritmo può ricordare una rosa, una pianta di rosmarino, un mirto selvatico?

D:Ogni pianta ha una melodia differente. La rosa, il rosmarino o il mirto selvatico vibrano con ritmi differenti. Anche nella stessa famiglia, tra piante della stessa specie. Ogni volta creiamo una relazione in cui è necessario l'ascolto. Ci è capitato di registrare melodie più veloci o più lente. A volte ci sono anche cambiamenti repentini, dovuti al contesto in cui si trovano. Sono esseri viventi a tutti gli effetti, ognuna con caratteristiche specifiche, per cui se avvertono timore abbassano tonalità, se si sentono sicure possono improvvisare un canto meraviglioso.

MT: Nel tempo abbiamo imparato a distinguere le variazioni degli impulsi delle piante, iniziando a guardare alla natura in maniera differente, senza preconcetti culturali dovuti a una visione cartesiana e meccanicistica della realtà. Ci siamo documentati molto muovendoci su un doppio binario, scientifico e filosofico. Di grande aiuto sono stati i testi del professore Stefano Mancuso, direttore del laboratorio di Neurobiologia vegetale dell'Università di Firenze, e di un libro, illuminante: "Nanna, o l'anima delle piante" del fisico e filosofo Gustav Theodor Fechner.

Abbiamo letto che, nel prossimo futuro, potrebbero essere pubblicati brani musicali, ricerche teoriche, progetti installativi e altro. Lasciando correre un po' la fantasia, dove immaginate possa arrivare questo particolare tipo di "collaborazione", tra mondo animale e vegetale?

D: Per quel che mi riguarda al momento non mi pongo limiti. È un ambito tutto da esplorare che sicuramente pone le basi per ripensare il mondo. Porsi al di sopra degli altri esseri viventi è un atteggiamento presuntuoso. Riparto da questo pensiero per riformulare la mia filosofia, come musicista ed essere umano. Nuova musica, giardini sonori, interazione tra scienza musica: questi gli ambiti che al momento mi interessano di più.

MT: Plants Dub è un invito a pensare a un altro livello di esistenza e di coesistenza, in cui specie umana e vegetale interagiscono in maniera simbiotica. Sperimentiamo nuovi mezzi di indagine della realtà trasformandoli in esperienze artistiche visive e sonore. Ciò che più mi interessa è testare nuovi elementi compositi, diversi ambiti espressivi. Per noi è solo l'inizio.