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quiWeb: le geometrie di colore di Martina Loiola

Mercoledì, 27 marzo 2019 - Autore/Fonte: Valeria Nicoletti - Categoria: Cultura

Il Salento, raccontato dai nuovi media. Con la rubrica quiWeb, pensata esclusivamente per la rivista on-line, vogliamo farvi conoscere quelle realtà "virtuali" che narrano il territorio con un account Instagram, una pagina fb, scritti fruibili solo su schermo, presentandovi personaggi e "cantori" moderni di un territorio che rivela angoli sconosciuti e punti di vista inediti, esplorati attraverso le tecnologie contemporanee.

Oggi incontriamo Martina Loiola, ventisei anni, leccese, e il suo universo cromatico. Loiola imbraccia la macchinetta fotografica da giovanissima, seguendo le orme del padre. Nella fotografia trova il mezzo ideale per raccontarsi, svincolandosi dall'incapacità delle parole e lasciando i suoi pensieri scorrere liberi tra linee ed angoli, tra i blu e i gialli, dal profondo delle malinconiche acque del mare sino al cielo nelle cui nuvole ritrova e si ritrova.

Con il potere della luce, racconta i suoi viaggi per terra, per l'anima delle persone con cui tesse rapporti e per le note in cui si dissolvono gli artisti sotto i riflettori di un palco, riuscendo in quello che rimane il suo obiettivo: tenere con sé il suo personalissimo attimo perfetto, per sempre. Si distingue già per il suo stile narrativo, semplice, pulito, diretto. Collabora con varie realtà artistiche ed autori musicali. 

 

- Come arriva alla fotografia Martina Loiola?

Il approccio con la macchina fotografica risale alla mia infanzia. Ricordo sempre mio padre con una fotocamera in mano intento a cogliere tutti i momenti delle nostre giornate e la sua premura nel fornirmi una usa e getta quando andavo in gita con la scuola. Da lì poi ho sempre continuato a utilizzare strumenti fotografici fino ad arrivare ai nostri giorni e ho iniziato a pubblicare tutto quello che facevo.

 

- Ombrelli che spuntano da una siepe, scivoli innevati, trecce sfrontate di spalle e nuvole di zucchero filato, un universo che assomiglia quasi a una fiaba. Cosa raccontano i tuoi scatti?

Fotografo un po' quello trovo davanti o quello che vorrei davanti, soprattutto la scelta dei colori e delle forme. Molta gente dice 'perché tutto quello che fotografi tu diventa bello, anche un sacco di spazzatura?' In realtà non so mai rispondere a questa domanda. Io fotografo quello che vedo e come lo vedo, sicuramente quando c'è di mezzo una cosa colorata la noto prima che del resto, ma in generale non siamo abituati a osservare le cose che ci circondano. Il colore e le geometrie non le cerco, forse sono brava a captarle in mezzo alla confusione, non c'è studio, è tutto naturale.

 

- Da dove nasce la scelta di raffigurare il soggetto umano quasi sempre di spalle, o filtrato da un dettaglio, da un tatuaggio, dalla mappa delle vene?

La mia fissazione per i soggetti di spalle nasce dal mio amore per le geometrie. Il soggetto fa da tramite tra lo sfondo e lo spettatore, come quasi a creare un contatto tra lo spettatore e il luogo fotografato in modo da non fissarsi sui particolari della persona ma su quello che compone l'immagine.

 

- Colori pastello, superfici monocromatiche, tagli geometrici, una luce sicura e un pantone di sfumature spensierate, che ricordano quasi le pellicole di Wes Anderson. Nelle tue foto, sembra esserci un incontro felice tra punti di vista che solo il tuo obiettivo è in grado di cogliere e un lavoro meticoloso in studio.

Wes Anderson è diventato uno dei miei registi preferiti due anni fa, prima non lo conoscevo. Durante una mia mostra molta gente veniva e affermava la somiglianza delle mie fotografie alle pellicole di Wes Anderson.
Cerco di ricreare attraverso il colore un mondo più leggero così da distaccarmi dalla realtà che a volte è molto soffocante.

 

- La tua macchina fotografica ti segue nei tuoi viaggi. Dal Salento a Berlino, passando per Lugano e le altre tappe delle tue partenze, c'è un filo conduttore nel tuo racconto per immagini?

Porto la macchinetta sempre in borsa, anche quando esco nella mia città, molte volte ormai la sostituisco con il cellulare, soprattutto per le foto geometriche è molto più utile e maneggevole. Quando viaggio mi piace immortalare la gente e i luoghi "sconosciuti", non fotografo mai le attrazioni principali, mi piace portare a casa immagini "non da cartolina".

 

- Hai un modello, o più di uno, a cui ti ispiri? 

Mi piace molto la fotografia di Luigi Ghirri e di Stephen Shore ma anche di molti artisti contemporanei che soprattutto negli ultimi anni si sono affermati in campo fotografico. Mi piace l'arte in generale, l'incontro tra vari generi d'arte compresa la musica. Mi ritrovo spesso infatti a scattare durante concerti o a fotografare e lavorare con musicisti. Credo che l'incontro tra modi di espressione diversi, ma allo stesso tempo simili, possa essere utilizzato per raccontare qualcosa da diversi punti di vista.

 

Dal 12 aprile, presso la galleria Tonino Baldari a Galatina, inaugura la bi-personale di fotografia, a cura di Martina Loiola e Ilenia Tesoro.

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