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Tamburreddhu o tamburello? Il ritmo salentino della pizzica

Domenica, 29 aprile 2012 - - Categoria: Cultura


Tamburreddhu o tamburello? Cos'è oggi il tamburello salentino? Solo un lontano parente dell'antico "tamburreddhu" o, forse, uno strumento trasformatosi in altre forme e in altri modi, fino a diventare tutt'altro. Per evitare che prevalgano i suoni dell'omologazione dettata da una globalizzazione sempre più invadente, è necessario salvaguardarne l'originaria identità. Perchè in gioco c'è un bene prezioso: la pizzica, progenitrice indiscussa del successo musicale del sistema Salento.

Il musicista Claudio "Cavallo" Giagnotti, con l'associazione Sotto Traccia e il Comune di Zollino, organizza un convegno di studi sul tamburello salentino e le sue evoluzioni negli ultimi vent'anni, dall'emblematico il titolo: "Tamburreddhu o Tamburello?".

Lunedì 30 aprile, a Zollino, presso l'auditorium del Centro anziani si affronta il dilemma e tante altre questioni che hanno portato lo strumento "tamburreddhu" a diventare più un souvenir che uno strumento musicale, il vero emblema della tradizione salentina.

Tante le domande a cui cercano di dare risposta musicologi, musicisti e cultori invitati a relazionare: Paolo Paciolla (musicologo esperto di tamburi a cornice medio orientali), Luigi Chiriatti (storico e ricercatore di tradizioni salentine), Sergio Torsello (consulente scientifico, istituto "Diego Carpitella"), Gigi Toma (musicista degli Alla Bua), Claudio "Cavallo" Giagnotti (musicista e produttore), coordinati dal giornalista Stefano Donno, provano a fare il punto della situazione sul problema e sulla evoluzione, o involuzione, di uno strumento.

Il "tamburreddhu" era lo strumento principe dei semplici contadini lontani dalle forme complesse e ampollose della musica colta. Il potenziale espressivo che deteneva era accompagnato agli straordinari, quasi magici, poteri taumaturgici riassunti sotto il nome "tarantolismo".

Finita l'era delle credenze popolari ed iniziata quella del credo scientifico, il tarantolismo diviene niente più che un ballo, una "pizzica", e "tamburreddhu" divenne tamburello, utilizzato in tutte le salse ed in tutti i generi musicali. La stessa pizzica non è più la stessa, cambiata, stravolta, contaminata nel corso dei secoli da generazioni di musicisti e musicanti.

La trasformazione dello strumento è stata concettuale e fisica, e a cambiare, incalzati dal progresso tecnologico sono state pelli, sonagli, forme e legni. Da strumento a oggetto il passo è breve, e con il moltiplicarsi delle decorazioni, il nostro piccolo tamburo è diventato parte d'arredamento o souvenir.

L'evento promosso dall'associazione Sotto Traccia si arricchisce anche di una mostra sui tamburreddhi storici e di due "workshop", a cura di Biagio Panico, sulla costruzione dello strumento, e di Alessandro Rizzello, che cura una dimostrazione sulla preamplificazione microfonica "TC 1", ultimo ritrovato in materia.

Inizio: ore 19. Ingresso gratuito.

Info: 0832/801528, 348/0442053, 348/0029069.


(29 aprile 2012)
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