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Un album dedicato a Gallipoli e il sogno di suonare nel Salento

Giovedì, 01 novembre 2018 - Autore/Fonte: Valeria Nicoletti - Categoria: Cultura

Un incedere d'ottoni, l'eco di un organo, un'aria dal ritmo quasi marziale e insieme gioioso, e poi una grancassa che segna il passo. È "Gallipoli", titolo del singolo e anche del nuovo album dei Beirut, in uscita a febbraio 2019, dedicato alla città bella del Salento. Come una processione che prende il largo, intrisa di quella particolare forma di nostalgia che è quella del momento presente, una sensazione che ben conoscono i tantissimi fan del gruppo indie-folk statunitense, dai tempi di "Nantes" o "Cherbourg" dell'album "The Flying Club Cup" del 2007, o ancora di "Postcards from Italy".

Un brano scritto in una notte, come racconta il frontman Zach Condon, al termine di una lunga giornata trascorsa in riva allo Jonio, nato dopo aver assistito all'uscita di una processione nella città vecchia di Gallipoli. "È stato quasi un processo catartico per me", racconta Condon, "un mix di tracce vecchie e nuove, è stato come ritornare ai tempi in cui fare musica era un'esperienza gioiosa e viscerale. Questa è stata la logica che ha guidato la scrittura dell'album e l'ho realizzato solo in quel momento".

Iniziato a New York nel 2016, la sessione finale di registrazione dell'album è avvenuta a Guagnano, negli spazi del Sudestudio di Stefano Manca nell'autunno del 2017. Abbiamo raggiunto per un'intervista Paul Collins, il bassista dei Beirut, che ci ha raccontato dei loro giorni in Puglia e dell'esperienza di registrare nelle campagne salentine.

 

- Com'è stato il vostro periodo nel Salento e il lavoro nel Sudestudio?

I nostri giorni nel Salento sono stati magnifici. Io andavo a fare jogging tra le vigne tutte le mattine, m'incantavo davanti ai vostri tramonti ogni sera. Il cielo è sconvolgente e mi ricorda il New Mexico, che è il paese dove è nata la nostra band. Abbiamo mangiato ogni giorno all'Orecchietta a Guagnano, abbiamo assaggiato tantissimi piatti tipici pugliesi. Splendido.

E il Sudestudio è un posto fantastico per incidere. Stefano possiede tantissimi organi, ci siamo divertiti a provarli tutti. Con uno spazio così grande, anche il suono cresce, è come se prendesse respiro. Consiglierei Sudestudio a chiunque stia cercando un posto per incidere.

 

- Non è la prima volta che la musica dei Beirut si lascia influenzare dal luogo o dal paesaggio. "Gallipoli" ha iniziato a germogliare molto prima del vostro soggiorno nel Salento, intorno alla fine del 2016. Com'è nata l'idea dell'album?

Tutto è cominciato quando il vecchio piano Farfisa di Zach, che era rimasto a Santa Fe a casa dei suoi genitori, è arrivato a New York. È lo stesso strumento dov'è nata la maggior parte dei brani di "Gulag Orkestar" (album d'esordio del 2006) e "The Flying Club Cup" (2007). Abbiamo lavorato per tre settimane in uno studio a Chelsea, a Manhattan, io, Zach e Nick Petree alle percussioni, cercando di amplificare ogni nota attraverso un circuito di amplificatori rotti, casse da concerto, space eco e registratori a nastro, lasciando nelle registrazioni ogni sbavatura del suono.

La sessione finale è stata registrata in Europa, nel Sudestudio, appunto. L'ho conosciuto tramite Andrea Cota di Veeblefetzer e il producer barese Sante Rutigliano. Sono cari amici che ho incontrato a Roma. Io ero già stato in Puglia una volta. Con mia moglie, ci abbiamo passato la nostra luna di miele e ce ne siamo innamorati. Quando Zach stava cercando un posto per incidere in Europa, ho subito pensato al Sudestudio.

 

- Ci puoi dire qualcosa sul nuovo album?

Sarà molto diverso dagli altri. Molta più elettronica e sintetizzatori.

 

- Parliamo di "Gallipoli", il brano. Sembra davvero una processione, con gli ottoni e il ritmo da marcetta. Com'è nata l'idea della canzone e la sua scrittura?

Siamo arrivati a Gallipoli dopo una lunga giornata passata a nuotare e a girovagare per il Salento. Abbiamo parcheggiato e ci siamo avventurati nella città vecchia. All'improvviso abbiamo sentito un'esplosione... boom! Fuochi d'artificio sul mare, il tramonto appena iniziato e una processione che s'affacciava da una chiesa andandosene per le stradine. C'era la musica della banda da giro e i fedeli in coda dietro una statua, penso fosse quella della Madonna. Era un'atmosfera davvero felliniana. Il giorno dopo, Zach ha scritto la canzone, tutta d'un fiato.

 

- Pensate di tornare nel Salento per una tappa del prossimo tour?

Per ora non è in programma una tappa nel Salento, ma spero che prima o poi riusciremo a suonarci. Sarebbe un sogno.

 

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