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Eclettica, aperta al mondo e colorata: un racconto per immagini della Notte della Taranta

Domenica, 26 agosto 2018 - Autore/Fonte: Giorgio Ruggeri - Categoria: Cultura

La consueta "Kali nifta", ad onor del vero un po' confusa, e dopo quattro ore di Concertone si spegne lo 
spettacolo del sole di luminarie che ha irradiato palco e cielo di Melpignano.

Cala così il sipario sulla 21esima edizione della Notte della Taranta e, come al solito, si rincorrono per primi
 cifre e numeri. Quelli che, al di là dei pareri, confermano l'enorme successo dell'evento, che sembra non 
temere congiunture e viaggia sui soliti grandi numeri.
 Ad annunciare lo spettacolo una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, agli albori della Notte della Taranta, 
con i Ragnarock di Gianfranco Salvatore, tra gli ideatori, a fine anni '90, della Notte della Taranta, e Daniele
 Sepe, che nel 1998 fu il primo maestro concertatore di un evento che, all'epoca, stava tutto nella piazzetta 
centrale del paese.

Prima dell'orchestra sul palco un momento dedicato alle vittime del crollo del ponte Morandi di Genova e
 della piena del Raganello, in Calabria, con il minuto di silenzio e le parole del sindaco di Melpignano, Ivan
 Stomeo, portavoce della gratitudine verso quelle istituzioni che nel caso di tragedie e calamità attivano la
 provvidenziale macchina dei soccorsi, oppure, più semplicemente, permettono lo svolgimento armonico di
 grandi eventi, qual è La Notte della Taranta.

Poi la festa. Era stata annunciata come "esplosiva" dalla maestra concertatrice Andrea Mirò, che, in linea 
con le aspettative l'ha condotta con eleganza femminile ed eclettismo da indiscussa professionista.
 Appassionata e onnipresente sul palco, ha suonato, cantato e ha cucito generi diversi facendo dialogare 
l'Orchestra popolare, ormai più che una certezza, con i tanti ospiti che si sono alternati sulla scena.
 Prima fra tutti, la star d'oltreoceano LP che conferma il respiro internazionale e la direzione "pop"
intrapresa dalla "taranta". A lei è stata affidata l'interpretazione di quel "Vorrei Volare" resa famosa negli
anni dalla voce graffiante di Uccio Aloisi, è sempre lei che ha cantato "Pizzicarella" in un'insolita traduzione 
inglese o, ancora, ha infiammato con il suo successo planetario "Lost on you", riarrangiato sul ritmo 
terzinato dei tamburi salentini, in un'operazione musicale non priva di rischi.

Sul palco, poi, il jazz di James Senese si è mescolato alla patchanka degli Après la Classe, autori di quel
"Kalos Irtate" scritto di getto, inno griko all'accoglienza. Dal timbro vissuto di Enzo Gragnianiello si è passati
 alla poesia dialettale di Mino De Santis che per l'occasione ha cantato l'inedita "Terra", scelta come simbolo
 per il tema del Concertone quest'anno dedicato al "Paesaggio", o alla consueta energia di Antonio 
Castrignanò, che ha fomentato la piazza con la sua "Mara la fatia" e, prima ancora, con le tradizionali "La
 Caddhina" e "Aria caddhipulina". Graditissime dal pubblico.

Si è volato in India al seguito della colorata carovana dei Dhoad Gypsie of Rajastan, travolgenti sul ritmo dei
solfeggi, delle tablas percosse e dei vortici danzanti tra vesti scintillanti e coloratissime. Si è continuato il viaggio con il violino cosmopolita e aggraziato di Yilian Canizares, capace di accelerare sulla pizzica tarantata in omaggio a Stifani e ritornare morbido e sinuoso sul canto grecanico "Ela-Mu Condà".

Il rap meridionale di Clementino ha poi condotto tra i vicoli di Napoli questo viaggio musicale. 
Mattatore del palco, perfettamente a suo agio, prima in coppia con Antonio Amato in "Palombella", e poi 
insieme a tutte le voci dell'orchestra popolare in "Sana malata mia", ha fatto incontrare le rime rap che lo
 hanno reso celebre con le strofe tradizionali della pizzica pizzica, in un'incalzante, velocissima, atmosfera a
 metà tra la ronda e la consolle di una dancehall.
 Un incontro continuato poi al momento dei saluti, collettivi e coloratissimi, affidati come da prassi alla
buonanotte grika "Kali nifta", iniziata bene e morbidamente da Andrea Mirò e LP, poi "degenerata" in tanti
 scollatissimi "larilollalleru". Che hanno convinto poco pure il pubblico che, a luci spente, ha preferito 
continuare la festa intonando il "mannaggia la marea...".

Anche le coreografie di Massimiliano Volpini, ballerino del Teatro alla Scala e coreografo, per il nutrito 
gruppo di ballerini, accademici e popolari, hanno dimostrato come la Notte della Taranta sia diventata
 ormai una grande festa nazionalpopolare.

Non segue necessariamente i dettami della tradizione, spesso se ne distanzia volutamente, e non sempre in
maniera armonica. L'operazione è la ricerca di uno spirito ampio, universale, internazionale per far sì che
 ancora, dopo ventun'anni, le porte di Melpignano e la pizzica salentina siano aperte alla musica del mondo.

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