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Estrattivismo e difesa della terra: il workshop internazionale a Borgagne

Giovedì, 04 ottobre 2018 - - Categoria: Ambiente

Appropriazione privata delle risorse naturali, condizionamento della democrazia a favore degli interessi delle multinazionali, controllo dello spazio pubblico, attraverso forza e repressione. Sono i meccanismi alla base dell'estrattivismo, pratica globale di sfruttamento dei territori, oggetto dei tre giorni di incontri e convegni nell'oratorio di Sant'Antonio di Borgagne, luogo fortemente simbolico in quanto direttamente coinvolto nella questione Tap.

"Policing extractivism: security, accumulation, pacification. Vivere e studiare i conflitti in difesa della terra" è il titolo del workshop internazionale in programma da venerdì 5 a domenica 7 ottobre, che vede la partecipazione di numerosi esperti e personalità coinvolte nella difesa dei diritti del territorio e dei suoi residenti, tra cui Italo Di Sabato (Osservatorio Repressione), Ben Hayes (Transnational Institute), Noëlie Audi-Dor (Gastvist Network), Simona Fraudatario (Permanent People's Tribunal), e tanti altri.

Inevitabile un focus sul movimento No Tap e la sua criminalizzazione, in un paese, Melendugno, ormai identificato come fulcro dell'attivismo di opposizione al controverso progetto del gasdotto. Una decisione, quella di ambientare il workshop proprio a pochi passi dalla costa coinvolta, che non solo intende lanciare un messaggio di solidarietà ma evidenzia anche il rigore scientifico del laboratorio: analizzare i conflitti proprio lì dove si verificano. Quindi, insieme ai No Tap, dal fronte salentino arrivano anche gli attivisti che si sono battuti conto l'espianto degli ulivi, contro la costruzione della statale 275, contro l'inquinamento di Taranto, di Cerano, di Avetrana, contro i depuratori e contro la privatizzazione dell'acqua.

Sotto analisi, ci sono quindi non solo i più vicini fenomeni locali, come la Tap o i No-Tav di Valsusa e Abruzzo, ma anche le compagini antinucleari della Francia, l'opposizione contro l'estrazione del gas in Olanda e in Germania, gli scandali di appropriazione indebita di terra dell'America Latina, fenomeni lontani dal punto di vista geografico, che ripetono tuttavia gli stessi meccanismi: la prepotenza di un investitore o di una multinazionale, il favoreggiamento dello Stato e l'uso della violenza istituzionale per tenere a bada la società civile.

Un momento di riflessione quanto mai necessario in questa particolare congiuntura storico-politica, in cui la gestione del conflitto interno e del dissenso della società civile assomiglia pericolosamente a logiche di guerra, con il ricorso ripetuto alla violenza di stato. Chi si batte per la difesa dell'ambiente finisce per soccombere nel vortice dell'interesse finanziario: sono 207 gli attivisti morti ammazzati nel 2017 secondo l'ultimo rapporto di Global Witness, quasi tutti in America Latina, Asia e Africa. Nella Francia dei diritti umani, invece, ricordiamo la morte di Rémi Fraisse, botanico, 21 anni appena, ucciso dalla polizia francese nel 2014 mentre si batteva contro la costruzione della diga di Sivens in un'area naturale protetta.

Ogni giorno, dal mattino al pomeriggio, si alternano esperti che dialogano in inglese, spagnolo e italiano, con servizio di traduzione, su gas, petrolio, legislazione, repressione, violazione dei diritti umani e politiche comunitarie. Sono previsti anche due incontri pubblici a Melendugno: sabato 6, alle 21, nel Laboratorio Urbano Koinè, con proiezioni e musica dal vivo, e domenica 7, alle 16, nel Nuovo Cinema Paradiso, per un'assemblea di presentazione dei risultati del workshop.

Tra gli organizzatori dell'evento, ci sono Transnational Institute, Università del Salento-Cedeuam, Movimento No TAP, Associazione Bianca Guidetti Serra – Puglia.

Info: workshopborgagne@gmail.com.

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