Festival Sabir, i linguaggi dell'accoglienza

Giovedì, 09 maggio 2019 - - Categoria: Cultura

Le quattro, intense, giornate del Festival Sabir. Dopo Lampedusa, Pozzallo, Siracusa e Palermo, per la sua quinta edizione approda nel Salento, dal 16 al 19 maggio, il festival diffuso delle culture mediterranee. È il cuore di Lecce ad accogliere l'iniziativa promossa da Arci insieme a Caritas Italiana, Acli e Cgil, con la collaborazione di Asgi, A Buon Diritto e Carta di Roma, con il patrocinio di Anci, Regione Puglia, Unisalento e Comune di Lecce.

Uno spazio eterogeneo, ma soprattutto necessario, di riflessione sul bacino del Mediterraneo, oggi luogo di tragedie sociali, criminalizzazione dei flussi migratori e frontiere, dove è urgente trovare un'alternativa alle attuali politiche di morte, una soluzione culturale, politica e sociale, che prenda in considerazione i diritti dell'uomo e la giustizia.

"Sabir", termine spiccio che nasce dal contatto tra comunità linguistiche differenti, è quindi anche sinonimo di incontri, e porta in scena le mille facce del mare: cultura, economia e politica, migrazioni e diritti, informazione e confini, modelli di accoglienza e appunti di viaggio, per ribadire attraverso una serie lezioni mediterranee, novità e fulcro di questa edizione, che "non c'è democrazia senza apertura agli altri".

Per la prima volta, inoltre, il Festival Sabir accoglie anche il Mercato del Mediterraneo, allestito in collaborazione con la Fondazione Slow Food per la Biodiversità durante i tre giorni presso i Giardini della piazzetta Arco di Trionfo (Porta Napoli), per un'incursione gustosa nella tradizione culinaria di Marocco, Algeria, Tunisia, Palestina ed Egitto.

Il festival è stato presentato negli spazi del Castello Svevo di Bari, a fare gli onori di casa il governatore di Puglia Michele Emiliano, che ha avanzato una sua proposta di "collaborazione stabile con il festival, con le altre regioni del sud". Le quattro, ricche e intense giornate, "sono una grande occasione per la Puglia", ha rimarcato Emiliano, "è la prima volta che ospitiamo questa manifestazione che ha finalità formative e di coinvolgimento popolare nelle problematiche legate al movimento delle persone sulla terra. Una circostanza che fa parte della storia dell'umanità, non può essere fermata, può solo essere migliore o peggiore. La Regione Puglia", chiude, "sostiene questo sforzo e ha proposto oggi di rendere istituzionale il rapporto delle varie regioni, soprattutto del sud che sono quelle più interessate a questi fenomeni".

"Il Festival Sabir vuole costruire ponti e contribuire all'abbattimento dei muri: è questa l'ambizione che ci siamo dati", ha precisato la curatrice del Festival, Sara Prestianni, che ha illustrato l'intenso programma e la lunga lista di ospiti, iniziando dai tanti relatori internazionali, quali l'algerino Tahar Lamri, scrittore e giornalista, Taqadum Al-Khatib di Egyptian Human rights Forum e Wadih Al Asmar, presidente Euromed Rights Network; poi rappresentanti della società civile italiana e internazionale, e i protagonisti di una ricca programmazione di eventi, all'insegna di laboratori, teatro, letteratura e musica.

A sottolineare l'importanza del festival è Oliviero Forti, responsabile Politiche migratorie e protezione internazionale Caritas Italiana, "gli spazi di confronto si stanno sempre più riducendo", spiega, "per questo Sabir è sempre più importante: per raccontarsi e per raccontare cosa sta accadendo".

È un momento di confronto "per ripensare le politiche in tema di migrazioni e sfruttamento" spiega invece Antonio Russo, consigliere di presidenza nazionale Acli, che ribadisce come "la società civile si incontra per cercare nuove soluzioni per contrastare il sentimento antirazzista, in evidente crescita". Per la Cgil interviene il segretario generale pugliese Pino Gesmundo, che insiste sul binomio Mediterraneo e Mezzogiorno, "sono sempre stati luoghi di opportunità, scambio e contaminazione culturale", precisa, "la Cgil c'è, la creazione di buon lavoro passa anche dalla valorizzazione dei rapporti internazionali".

Ha chiuso la presentazione Filippo Miraglia, di Arci, "saranno giorni intensi", ha precisato, "vogliamo occuparci di un mare che un tempo significava rapporti e unione di popoli, mentre ora purtroppo troppe volte è associato alla morte di persone in cerca di futuro; saranno giorni di sostegno a quei principi di umanità a cui ci ispiriamo".