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I paladini di Francia a Parigi: il teatro Koreja parla francese

Domenica, 25 novembre 2018 - Autore/Fonte: Valeria Nicoletti - Categoria: Cultura

Dal Sud dell'Italia al Nord della Francia. Dalle porte di Lecce alla periferia di Parigi. Ma, soprattutto, dall'italiano al francese. Ne hanno fatta di strada "I Paladini di Francia", armati di tutto punto, con forchette, pentole, scudi d'acciaio. Ma, arrivati letteralmente in terra francese, i cavalieri di Carlo Magno, a dieci anni dal debutto dello spettacolo prodotto scritto da Francesco Niccolini per il teatro Koreja, raccontano una storia nuova.

Non è la prima volta che i teatranti di Koreja attraversano le frontiere geografiche. Ma a essere varcate qui, al Théâtre de la Girandole di Montreuil, dove lo spettacolo è stato in programmazione dal 14 al 23 novembre, sono le frontiere linguistiche, con un testo, ormai un classico della produzione del teatro, tradotto e adattato in francese. Una prima assoluta per gli attori di Koreja. Un copione nuovo, da imparare tutto a memoria per i quattro paladini, nessuno dei quali parla, o parlava, francese.

Una storia che comincia quasi per caso. Con un passaparola che arriva fino a Montreuil, periferia a est di Parigi, dove Luciano Travaglino e Félicie Fabre gestiscono da quarant'anni il Théâtre de la Girandole, quasi un rifugio, una piccola e curata oasi di bellezza. Quello che forse ci verrebbe in mente quando parliamo di teatro sociale: un palco minuto, una biglietteria solidale dove si possono sospendere non solo i caffè ma anche i biglietti e, nella sala comune, un bar dove si offrono bicchierini di tè caldo alla menta e la zuppa, i dolci e le torte salate sono a offerta libera.

Luciano Travaglino, "patron" del teatro, ha origini italiane ed è proprio lui ad aver tradotto il testo, rispettandone la musicalità, la poesia e anche le peculiarità. Un copione che continua a funzionare anche in un idioma altro, divertendo i più piccoli e conquistando con l'arguzia delle repliche i più grandi. Astolfo parla francese con l'accento napoletano e anche Angelica, anzi Angélique, mescola il cinese alla lingua di Molière con un'inevitabile cadenza d'italiano del Sud. "Il teatro è un punto d'incontro", dichiara Travagliano, e non potrebbe essere altrimenti per questi quattro valorosi paladini e il felice esperimento linguistico di Koreja. 

Questa è solo la prima tappa de "Les Chevaliers de Charlemagne", che nel 2019 farà rotta nelle scuole, come spettacolo didattico, non solo a scopi linguistici ma anche e soprattutto per conservare e insegnare il valore del teatro come condivisione e come strumento narrativo per spiegare ideali universali, "le dame, i cavalier, l'arme e gl'amori", direbbe Ariosto, temi sempre d'attualità. 

Buon viaggio, paladini!

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