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The Life of Things: l'arte racconta la città

Martedì, 18 settembre 2018 - - Categoria: Cultura

Animare lo spazio urbano. Restituire una storia alle appendici della città. Osservare l'orizzonte da un punto di vista altro e dare vita alle cose. Si chiama proprio "The Life of Things" la nuova tappa di "Puglia. Circuito del Contemporaneo", progetto ideato da Giusy Caroppo, inaugurato martedì 18 settembre a Lecce. Un'iniziativa promossa dalla rete costituita da Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina, Polo Museale della Puglia ed Eclettica Cultura dell'Arte di Barletta.

Uno sguardo personale sullo spazio pubblico, questo è quello che vuole raccontare la mostra, a cura di Marco Petroni, in cui rientrano le opere prodotte a seguito di workshop e residenze avute luogo tra maggio e agosto firmate da Alterazioni Video, Maurizio Buttazzo e Antonio Ottomanelli. Un'installazione che riflette sulla capacità dello spazio urbano di farsi arte, di raccontare storie, di essere ponte tra quello c'era e quello che potrebbe essere.

Torre Chianca, alla foce dell'Idume, il programma si è aperto con la visione di "ECCE", installazione di Antonio Ottomanelli, fondatore di Planar, luogo di ricerca sulla fotografia del contemporaneo. Ottomanelli ha installato sull'arenile una leggera struttura in metallo che riprende la pianta di un immobile di recente abbattuto. Un'opera site specific la cui trasparenza consente oggi di apprezzare il panorama restituito alla comunità.  

Si prosegue con "ComplAmare" di Maurizio Buttazzo, che ha bussato alla porta di uno dei luoghi simolo dell'architettura moderna leccese: un'opera site specific pensata per l'Ex Stazione Agip di Mario Bacciocchi.

Conclude il concerto/performance Light waves/Live in Lecce di Alterazioni Video, collettivo noto a livello internazionale, che mette in scena una performance di noise music, rivisitando il ruolo delle luminarie con una sorta di installazione urbana diffusa.in piazzetta Arco di Trionfo alle 22.

Maurizio Buttazzo, fotografo, designer e artista non convenzionale, spiega così il senso del suo lavoro, "ComplAmare", e degli scatti esposti presso l'ex stazione Agip di Mario Bacciocchi.

Quello immortalato nei tuoi scatti sembrerebbe smentire l'accezione positiva del termine "paesaggio", è comunque un invito a guardare i luoghi attorno alla città?

Il paesaggio appartiene a tutti noi, ne siamo responsabili e in un certo qual modo ci rappresenta. Sta a noi definire la differenza tra luoghi da presentare come belle cartoline e luoghi trascurati o in abbandono. Bisogna in ogni caso preservare e tutelare la bellezza di un territorio. Le foto di "ComplAmare" sono un invito a guardare con maggiore attenzione dei luoghi e realtà conosciute ma spesso ignorate, il laboratorio che si è svolto con dieci partecipanti,"Complanare e dintorni", svolto tra luglio e agosto, ha focalizzato l'attenzione su dei luoghi sospesi, dimenticati, in abbandono, sulle discariche che sono ovunque, su brutture architettoniche, interventi incomprensibili e tanto altro. Da qui la necessità di costituire un archivio di immagini che raccontino la parte negativa del territorio e le sue contraddizioni, per non abbassare mai l'attenzione

C'è una relazione tra gli scatti di "ComplAmare" e l'ex stazione Agip?

La scelta di trasformare, seppur temporaneamente, l'ex Agip in un luogo di esposizione è dovuta a diversi motivi. Oltre che essere un omaggio allo splendido lavoro di Mario Bacciocchi, importante architetto e urbanista italiano, la zona in cui si trova, negli anni '80-'90, è stata una zona di prostituzione, successivamente "riqualificata". C'è poi da dire che le strade di servizio delle complanari e le stazioni di servizio hanno una sottile somiglianza.

L'ex stazione, nello stato in cui si trova, è più una "assenza" o una "presenza" ingombrante?

È una presenza imponente, spaventosamente inquietantemente e silenziosa, che mi auguro possa diventare ben altro che un parcheggio. L' aver scelto questo luogo come luogo temporaneo per i miei scatti vuole in qualche modo proporre una visione nuova su questo spazio, che di fatto appartiene alla città e che sarebbe un vero peccato non valorizzare.

 

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