quiSalento marzo 2026 (sfogliabile on line)
È rimbalzata con clamore mediatico la notizia del crollo della punta “de lu pepe”, a Sant’Andrea. Un fenomeno non certo nuovo, difficile da contrastare, se non altro perché, a plasmare quell’arco, quei faraglioni, nei decenni e nei secoli, è stato proprio il mare, difficile da arginare. Un fenomeno, quello dell’erosione che riguarda altri tratti di costa e falesie di diverse zone. Altri scorci, altre “cartoline dal Salento” che col tempo spariranno o cambieranno volto. Restando sulla costa adriatica, ben diversa, meno suggestiva e da cartolina “antropica”, è l’incognita delle “falesie” di Cerano. Il “mostro” della centrale a carbone, da mezzo secolo ha accumulato un debito di natura ambientale incalcolabile. La speranza è che il possibile “ritorno al passato” sia davvero un impegno. Anche nell’ottica di quella “attenzione al territorio e a un turismo che cresce in armonia con le comunità”, proclamata alla recente Borsa del Turismo di Milano. In vista sì della bella stagione, annunciata da un inizio di primavera ricco di canti, sapori, tradizioni e momenti importanti ma, anche e soprattutto, di quella promessa sostenibile disattesa da troppo tempo.





















