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Casamassella/Un castello e un sogno

di ALESSANDRA GUARESCHI

C'era una volta una famiglia, c'erano un piccolo paese ed un castello. C'era un albero genealogico, pieno di gemme e di boccioli. C'era un sogno condiviso e ancora c'è, rigoglioso di fiori e di frutti.

Palmariggi, Giurdignano, Uggiano La Chiesa ed eccola: l'accogliente piazza Vittorio Emanuele II di Casamassella con il suo palazzo nobiliare. Il sole è alto, manda via le nuvole e le campagne non temono il gelo, verdi d'erba e brillanti di fiorellini gialli. "Per Le Costantine?". Una signora compra i pomodori e dice: "Sempre dritto, di là"; un signore alla guida di un trattore aggiunge: "Ci sono le indicazioni!". Basta seguirle, in effetti, per imboccare la giusta via, per ritrovarsi, a breve, davanti all'ingresso della vasta tenuta che, vista dall'alto, sembra quasi una foglia. Varcato il cancello, campi coltivati si estendono a destra e sinistra, con i filari ordinati e folti di ciuffetti; sullo sfondo un bosco di lecci, dall'altra parte l'albero di Giuda, un pozzo bianco di pietre, panchine semplici fatte di conci e piccoli aratri, ormai stanchi, che segnano il percorso. E poi tanti agrumi, la quercia vallonea, le arnie delle api, l'aia e gli odori delle erbe aromatiche. Piuttosto vicine tra loro, tra i muretti a secco e le piante più basse compaiono la "Casa Padronale" e la "Casa di Ora". Questo luogo ha una lunga e bella storia, che nei dintorni tutti conoscono bene. I più anziani, per la verità, ne sono stati coprotagonisti o testimoni.

Finiva l'Ottocento quando il marchese Raffaele De Viti De Marco e Lucia Troysi venivano benedetti dall'arrivo di sei figlioli; una delle femminucce, Costanza, un giorno sarebbe diventata mamma del poeta Girolamo Comi, mentre Antonio e Carolina si sarebbero distinti per bravura, intraprendenza e generosità.

Durante l'estate e nei giorni di festa la famiglia, che viveva a Lecce, si trasferiva nella splendida dimora di Casamassella, antico borgo di Uggiano La Chiesa, dove talvolta giungeva il profumo del Mediterraneo. Dall'alto del portale, lo stemma dominava la piazza con le sue stellette e la sua mezzaluna, segno recente dell'appartenenza ai De Viti De Marco, venuti dopo altri nobili proprietari che avevano abitato il castello quando ancora possedeva un fossato e un ponte levatoio.

I piccoli crescevano, sostenuti dall'amore dei genitori, che si preoccuparono di dar loro una solida formazione. Raggiunta la maturità, Antonio scelse di dedicarsi agli studi giuridici e, nel giro di pochi anni, ottenne la cattedra di Economia politica all'Università di Napoli e quella di Scienza delle finanze. Sposò la giovane Harriett Lathrop Dunham, figlia di un finanziere statunitense; insieme a lei, che lo rese padre di James, Etta e Lucia, visse felicemente tra Roma e Casamassella. Per il professor De Viti De Marco, meridionalista convinto e sostenitore della Lega Antiprotezionista, il Novecento si aprì con l'elezione in Parlamento nelle file radicali, dando inizio ad una brillante carriera politica. Nel 1931, però, la fedeltà ai propri ideali lo spinse a rifiutare qualsiasi appoggio al regime, nonostante Benito Mussolini gli avesse prospettato una nomina a senatore. "Un faro nella notte", lo definì Tommaso Fiore, quando, abbandonato anche dagli amici, rinunciò con fermezza all'insegnamento e al ruolo di accademico dei Lincei ritirandosi a Casamassella nel castello dove era cresciuto.

Nelle stanze della residenza di famiglia, la sorella di Antonio, Carolina De Viti De Marco, aveva intanto concepito un progetto nobile e lungimirante, ispirato dall'abilità delle donne del territorio: aveva fondato a Maglie una scuola di ricamo denominata "Scuola di Casamassella", che vantava collaborazioni con l'associazione "Aemilia Ars" di Bologna e, soprattutto, dopo la medaglia d'oro ottenuta all'Esposizione Internazionale di Milano nel 1906, giunse ad esportare in tutto il mondo i magnifici lavori d'ago delle ricamatrici salentine. Donna Carolina aveva due figlie: Lucia, che come una delle cugine portava il nome della nonna, e Giulia Starace. La prima, compiuti i 18 anni, partì per il Sud Africa, dove impiantò un laboratorio per insegnare i segreti del ricamo alle giovani boere; Giulia, invece, rimase a Casamassella, perfezionando con dedizione le proprie conoscenze sulla tessitura, l'arte di cui si era innamorata da bambina nella casa di una pia donna di Casarano. Non le mancarono, però, i viaggi e le occasioni per nuove scoperte, come quando visitò l'Europa insieme alla cugina Lucia De Viti De Marco: fu proprio nel corso del lungo itinerario che le due ragazze conobbero le teorie antroposofiche di Rudolf Steiner.

La filantropia, il rispetto per l'ambiente e l'amore per tutte le creature divennero i principi fondanti della quotidianità di Giulia Starace, che fin da giovanissima si dedicò all'impegno sociale e pedagogico e alle sperimentazioni in campo agricolo e medico; guidata dalla tenacia, indubbia dote di famiglia, dedicava tutta se stessa ad aiutare i propri compaesani in difficoltà. "Ha datu lu pane e ha sanatu le piaghe", dicevano a Casamassella, parlando di lei, negli anni Cinquanta. Tutti la adoravano, soprattutto i giovani, che lei considerava le "premesse dell'avvenire". Il sogno di Giulia era quello di dar vita ad un centro di aggregazione per bambini e ragazzi, dove potessero crescere insieme e aiutarsi l'uno con l'altro. Appena la Grande Guerra concesse un po' di tregua, infatti, iniziò a edificare la casa destinata ad accogliere, un giorno, la struttura che aveva in mente.

Poco più di mezzo secolo fa, dunque, cominciò a prendere forma il luogo che oggi tutti conoscono come "Le Costantine": un'oasi verde in cui si pratica un'agricoltura rispettosa dei ritmi della natura, si ospitano i giovani con particolare attenzione alle disabilità e si tessono filati pregiati su imponenti telai di legno.

Quando Lucia Starace fece ritorno dall'Africa, dopo aver insegnato il ricamo a tante donne indigene, si unì alle attività filantropiche della sorella Giulia, che nel frattempo aveva impiantato nel castello un vero e proprio laboratorio di tessitura. Le abilità artigianali e artistiche che le donne del luogo apprendevano sotto la guida delle due sorelle, permettevano loro di emanciparsi dalla condizione di dipendenza economica e psicologica dalle figure maschili all'interno del nucleo familiare. Si tessevano le tele più rustiche legate alle attività quotidiane, come "lu ncineraturu" per fare il bucato con la cenere; ma si imparava anche a realizzare manufatti tessili originali, impareggiabili per la qualità e la raffinatezza, preziosi come dei gioielli, che presto le signore d'ogni parte del mondo vollero acquistare per le proprie dimore.

Altri telai furono installati dalle due sorelle a "Villa Carmosina", sulla via di Giurdignano, dove Lucia Starace avrebbe trascorso la vita, assecondando la propria vocazione all'insegnamento di un'arte antica come la civiltà. Per rendere ancora più esclusivi i tessuti di Casamassella, inoltre, la nobildonna importò nel Salento una razza pregiata di pecore, le "Karakul", nere come la pece, la cui lana non necessitava di tinture e poteva essere utilizzata al naturale.

Nel 1982, quando la vecchiaia si faceva sentire, Giulia destinò tutti i suoi averi alla fondazione "Le Costantine", che nello stesso anno vide la luce come Onlus senza scopo alcuno di lucro. Nello statuto si legge che il fine esclusivo è la "pubblica utilità, per il miglioramento sociale e culturale degli abitanti del luogo", nonchè "l'istituzione di un centro di attività agricola, artigianale e pedagogica, secondo i metodi più idonei a favorire una sana crescita intellettuale e morale della personalità".

Già dal 1985, nei 34 ettari della tenuta si cominciò a praticare l'agricoltura biodinamica: l'uliveto, il seminativo, la macchia mediterranea e l'agrumeto convivono tutt'ora in equilibrio perfetto secondo i dettami dell'antroposofia. Partendo dalla convinzione che l'azienda agricola sia un organismo vivente, si lavora la terra con tecniche "pulite", in cui sono bandite le sostanze chimiche, favorendone la fertilità con metodi del tutto naturali, puntando sulla massima qualità degli ortaggi e della frutta, raccolti per essere consumati freschi e garantiti dalla certificazione internazionale "Demeter".

Nella casa padronale, dove furono sistemati gli uffici amministrativi, nel 2002 è nato il laboratorio di tessitura a mano "Giulia ed Arakne", per proseguire la tradizione artigianale d'alta qualità introdotta da donna Giulia Starace. Nelle grandi stanze ad esso adibite, ancora oggi alcune simpatiche signore trascorrono le mattine a lavorare con telai a quattro licci. Una di loro, Carolina Sansò, ha imparato a tessere, da bambina, proprio da Lucia Starace, a Villa Carmosina: "Andavamo lì dalla mattina presto", racconta interrompendo, per qualche istante, la tessitura di una bellissima sciarpa di cashmere. L'espressione del suo viso, prima ferma per la concentrazione nel lavoro, si fa più distesa: "Ci mettevamo al telaio per diverse ore e, quando c'era bel tempo, uscivamo in giardino a fare una pausa, oppure andavamo a Giurdignano per incontrare i giovanotti...". Sorride e scherza con le sue colleghe, che assestano con colpi energici le trame appena intrecciate agli orditi. Le spole scorrono senza sosta e i pedali di legno fanno muovere i licci in alto e in basso. Ne nascono arazzi, tovaglie, asciugamani, lavorati a fiocco, a sfilato salentino o a pinto secondo disegni antichi, ereditati dalle sorelle Starace, oppure nuovissimi. Ne nascono tappeti, come quello che la signora Lena Paiano sta realizzando al telaio più grande seguendo un disegno che si chiama "Stelle e Ghirlande". Da tutta Italia vengono in molti ad acquistare questi tessuti e i manufatti con essi realizzati: eleganti cuscini, grembiuli, tende e borse.

Poco lontano dalla casa padronale, sorge la cosiddetta "Casa di Ora". Nel piccolo borgo salentino, a metà del secolo scorso, le vite delle laboriose cugine Giulia Starace e Lucia De Viti De Marco (figlie rispettivamente di donna Carolina e di Antonio De Viti De Marco), che ancora fanciulle avevano condiviso viaggi ed esperienze, erano destinate a intrecciarsi nuovamente. Lucia portava al dito la fede d'oro che la legava all'avvocato Camillo Gino Pecorella, con il quale era andata a vivere a Fregene, allontanandosi dai luoghi in cui era nata. La prematura scomparsa dello sposo giunse dopo un faticoso calvario; ma, piuttosto che lasciarsi andare tra le spire della sofferenza, la nobildonna trovò la forza di guardare al futuro. Sorretta dai consigli di un'amica suora, maturò la decisione di adoperarsi per restituire il sorriso a chi soffre. Nel pieno delle proprie riflessioni, allora, fece ritorno a Casamassella per far visita alla cugina.

Si racconta che, sulla strada di casa, incontrò lo sguardo di un bambino poliomielitico, che avanzava lento seduto su un traino. Fu lui il primo a beneficiare della missione di donna Lucia, che chiese al padre di potersi prendere cura del piccolo e lo portò con sè nella villa di Fregene, contribuendo a migliorarne lo stato di salute. Dopo di lui, altri bambini, in tempi diversi, furono adottati e curati da Lucia. Li definiva amorevolmente "i miei pupi", ricambiata nell'affetto da quei bimbi che la chiamavano "signora" o, molto più facilmente, "Ora".

Poco prima di morire, la nobildonna seguì le orme della cugina, destinando i propri beni alla neonata fondazione, permettendo un restauro accurato della masseria della tenuta. E' per ricordare Lucia, dunque, che questa prende oggi il nome di "Casa di Ora". In tutti i periodi dell'anno, nelle stanze color pastello (comunque aperte a tutti) trascorrono liete permanenze persone disabili o appartenenti alle cosiddette fasce sociali deboli, che qui trovano un ambiente ideale per trascorrere in piena autonomia "una vacanza dove l'handicap non esiste".

Molti dei "pupi" di Lucia De Viti De Marco sono membri, oggi, del consiglio di amministrazione della fondazione, e Lucia, che si occupa della segreteria, è figlia di uno di loro: porta il nome della benefattrice di Casamassella, come ringraziamento per le cure da lei ricevute. Il 2010, tra l'altro, è stato un anno di grandi soddisfazioni: in rappresentanza di tutti coloro che prestano servizio per "Le Costantine", l'avvocato Maria Cristina Rizzo, presidente della fondazione, ha ritirato ben tre prestigiosi premi di livello internazionale: a giugno, l'Oscar Green per lo sviluppo locale, destinato dalla Coldiretti alla giovane impresa dalle esperienze più innovative nella promozione della filiera agricola; nel mese di luglio, il Premio Vrani per il merito di aver "onorato, difeso, valorizzato e divulgato il buon nome del Salento in Italia e all'estero"; a novembre, infine, è giunto il "Premio turismo cultura Unesco", nella categoria "ospitalità", per il pacchetto turistico "Antica tessitura in Salento".

Sede anche di corsi di formazione, la fondazione è a tutti gli effetti una grande famiglia, magnanima e laboriosa come quella da cui provenivano le donne fondatrici; chi ne fa parte si adopera quotidianamente per fare del bene, con la gioia e la serenità di chi porta avanti una missione, forte di una storia centenaria, nel nome della natura e della bellezza.

Fondazione "Le Costantine". Casamassella (Uggiano La Chiesa), via Le Costantine. Orari: da ottobre a giugno 9-13, 16-19, sabato 9-13, domenica chiuso; da luglio a settembre 8-12, 17-20, sabato 8-12, domenica chiuso. Info: 0836/812110, 334/6671185.

(febbraio 2011)

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