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Fido Guido | Il raggamuffin che cambia

Nell'era della più sfrenata globalità, al tempo in cui tutti i luoghi non sembrano più avere reali confini, negli anni in cui la musica varca davvero qualsiasi tipo di limite, resta affascinante il fatto che ci sia ancora chi fa musica "di provincia".

Perché Fido Guido, se non si è tarantini, non si capisce; se non si abita a Taranto non si comprende. In "Càngiane le tìmbe", il suo nuovo album, tutto scorre, eppure, tutto rimane uguale. Come il suo dialetto. Tredici brani con i consueti riddim di base, quelli reggae e raggamuffin, su cui Fido Guido fa scivolare i propri testi.

Il timbro della voce rimane lo stesso in tutto il disco: chiaro, con il cantato veloce nelle strofe e più lento nei ritornelli e con i contenuti, come vuole il genere, più importanti della musica, tutta in levare, tra ritmi sincopati e tastiere che fanno da contrappunto.

"Chine de limite" è l'inno ai giovani d'oggi, protagonisti di un mondo che li ignora, un universo pieno di limiti. "Educazione", traccia seguente, è un po' la via d'uscita da ogni realtà difficile. La pensa così Fido Guido, convinto anche che non si possa stare fermi, lo canta in "Non ti fermare" con la collaborazione di Gmac. E lo sottolinea attraverso bassi rotondi, cassa quadrata e un rullante che segue veramente in sordina. Poi spazio all'amore, che trova sempre posto in ogni suo disco, con "Sule cu te", cullata da sonorità solari, prima di tornare a problematiche sociali con "Chine de uaje", "Timbe no ne tinime" e "Sistema criminale". Temi che, a Taranto, fanno sempre rima con l'Ilva. Chiude una ballata quasi blues, la chicca del cd, "De ste timbe", nella quale Fido Guido dice che, in fondo, non cambia mai nulla. E Il cerchio si chiude. (Ciro Masciullo)

Fido Guido, Càngiane le tìmbe, Zuingo Communication.

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