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Fratelli Parisi | La gioia delle luminarie del Salento nel cielo della tradizione

di LAURA MANGIALARDO

Le luci si accendono. Fiori, farfalle e cuori si illuminano e si colorano. Quello che sembra solo un garage, in un'anonima via di Taurisano, diventa di colpo un luogo magico. E inizia la festa dei fratelli Parisi. Riflessi sui muri i raggi del sole, fatto di legno e lampadine. Gli specchi rilanciano il gioco. Chi si trova nel mezzo si sente come un festeggiato, ma non uno qualunque, bensì come quel santo che attraversa le luci e sfila nelle strade.

Torquato Parisi è uno dei gemelli di questa famiglia dalla lunga tradizione, lavora con Rocco, il fratello, e il padre Sabino. Il suo sorriso e la battuta pronta riflettono il gioco continuo e il senso di gioia che le sue creazioni comunicano. Da subito, con orgoglio, comincia a mostrare i pezzi più antichi di luminarie che conserva nel suo ufficio. Perché di questo ora si parla. Le luminarie Parisi, infatti, sono vive da ben sei generazioni, dalla fine del 1800. Una storia di tradizione e cultura tutta meridionale. "Luminarie", sottolinea Torquato, che dal nonno ha ereditato il nome e la passione, "cioè 'lumi in aria', perché nascono come devozione.

Quando ancora non c'era la luce, i fedeli rivolgevano il loro ringraziamento al cielo, e nell'alto del cielo ponevano i lumi, per essere più vicini ai santi". Da quei lumi semplici e magnifici è trascorso molto tempo, e tanto è cambiato. Non esita a raccontarlo, Torquato, che già mentre si entusiasma per la storia, un po' sbuffa sotto il peso della tecnologia. Ma andiamo per gradi, per prima cosa, tra foto color seppia delle prime luminarie e pezzi antichi, sfoggia un documento storico. Risale al 1876, è datato 12 giugno, quando uno dei suoi avi cominciò a lavorare nel campo delle luminarie, e recita: "Nel giorno di domenica ultimo scorso 4 del corrente mese ricorrendo la festa dello statuto si fece parare la pubblica piazza e la sera illuminarla dal paratore Sabatino Parisi perlocché si promise allo stesso il compenso di lire 25".

Da qui parte la storia della famiglia Parisi, e da allora non si è mai fermata, è cresciuta, si è aggiornata. "Abbiamo diversificato il mercato", spiega Torquato, "e sottolineo diversificato, perché intendo dire che stiamo cominciando a lavorare, oltre al solito, anche nell'arredo e nel design d'interni. Ma noi siamo rimasti ancorati alle origini. Amiamo la semplicità e il rispetto della tradizione. Che tradizione c'è nell'uso del led?". Come nella maggior parte delle famiglie meridionali, anche nella famiglia Parisi i nomi si alternano di generazione in generazione, lui, Torquato come il nonno, il padre Sabino, come il suo di nonno, e in fondo al garage, gli occhi del "vecchio" Torquato sorvegliano l'azienda. Da una foto incorniciata domina con la sua tradizione, su un lavoro e un nome costruiti nel tempo. Oggi, l'uomo che l'ha ereditata, prende in mano un vecchio esempio di luminaria e, contrastandolo a una porta a vetro, fa notare l'effetto della luce.

Quando le luminarie sono nate, le strade dei paesi e le piazze, brillavano di una luce calda e accogliente, con forme aggraziate e semplici accoglievano i santi sotto la loro protezione. "Quello che si vede oggi, invece, è solo una giostra", dice ancora Torquato, "le luci sono abbaglianti e trasmettono un senso di alienazione. Passeggiare nella festa prima aveva un senso, infondeva serenità, adesso non si può resistere più di pochi minuti. Quelle luci sono fredde e i loro giochi stancano. E poi, quante piazze possono mostrare quei disegni e quelle composizioni?". Pur riconoscendo la grandezza dell'innovazione e di chi sa applicarla, il calore della tradizione occupa un posto troppo ampio nelle creazioni Parisi.

Torquato e suo fratello lavorano da sempre per l'azienda, com'è stato per il padre. Ricorda la prima volta che si è dovuto occupare lui di un'accensione. Aveva 15 anni circa, con il suo motorino si recò a Ruggiano, una frazione di Salve. Allora, per accendere le luminarie di un paese, era necessario prendere accordi con l'Enel, tutto era un po' più complesso. Dalla luminaria a olio a quella ad acetilene, dalle lampadine grosse a quelle piccole: Torquato mostra i passaggi nei pezzi gelosamente conservati, fa notare la differenza tra il caldo della lampadina e il freddo del led. "Oggi", ribadisce, "le luminarie sembrano un parco giochi. Con tutto il rispetto per chi riesce a creare, ma in tutto questo non c'è la tradizione religiosa". E se dalla fede si passa all'arte, allora tutto cambia. Con la Mostra internazionale di Architettura della Biennale il discorso è stato diverso. Come un'azienda di un paesino salentino si trovi oggi accanto a Swarovski, ad accendere l'ingresso dell'Arsenale di Venezia, incuriosisce.

"Siamo stati contattati su internet", racconta Torquato, "ci hanno chiesto un progetto, l'abbiamo mandato e poi man mano ci abbiamo lavorato. L'idea era quella di unire l'Italia, le tradizioni del Sud e quelle del Nord. Da qui, il connubio tra le luminarie, tipiche meridionali, e la tradizione architettonica del Nord. Come in un film di Fellini, lo scopo era di rappresentare la festa italiana. Così nasce Mondoitalia. Luminarie che compongono un palazzo rinascimentale che personalmente ho progettato come un ibrido mettendo insieme il palazzo Ruccelai di Firenze e la Loggia San Giovanni di Udine. Con la collaborazione di Swarovski". L'effetto è straordinario, sembra una dimensione altra, dettata da quella che Torquato, parafrasando l'espressione di un architetto, definisce la "linea della semplicità". E spiega: "Da un lato c'è l'orrore, dall'altro il baratro. Se si eccede, in una direzione o in un'altra, si cade nel baratro, o nell'orrore".

L'immagine cattura con l'eleganza. Niente barocco, niente eccessi, come un gioiello prezioso dato dal giusto taglio e dalla brillantezza. Il diamante salentino, risplende nel mondo dell'architettura a Venezia. Questo, per la famiglia Parisi, è un periodo di ripresa, ma non è sempre andata così. Ci sono stati momenti bui, e il peggiore, ricorda Torquato, è stato quello in cui è morto un operaio. È stato lui stesso a soccorrerlo, lui che con quell'uomo ci aveva lavorato. È un dramma che segna, quando qualcosa va male sembra che non sia possibile rialzarsi, ma con calma, a piccoli passi, l'azienda nata due secoli fa vive una stagione nuova, illuminata da luce propria ma anche dalla luce Swarovski, una collaborazione importante in una vetrina di grande prestigio.

All'interno dell'azienda salentina non passa inosservata una bellissima farfalla. "Un regalo di Swarovski, appunto", racconta Torquato, "loro l'hanno fatto a noi, e noi a loro". La farfalla è infatti una copia di un'altra conservata presso l'azienda di Zurigo. Ha le luci accese sui bordi, mentre il corpo è fatto di piccoli cristalli luminosi. L'eleganza rincuora la vista di chi l'ammira. Sull'altra facciata del muro, un'enorme struttura cattura lo sguardo: "Ha vinto il premio Rinascente di Palermo. È un rosone che rappresenta la corona di Santa Rosalia". L'effetto delle luci inganna. Sembrano quasi piccole vecchie lampadine, ma per i pezzi di design, l'azienda di Taurisano si è ormai adeguata alla tecnologia. È tutto led. E così, nel breve lasso di tempo per ammirare alcune creazioni, un giovane collaboratore di Torquato, con la velocità nelle dita, riempie di lampadine un fiore di legno, bastano pochi secondi, e quell'oggetto che sembrava quasi insignificante si trasforma in una magia.

Lo stupore nell'accensione delle luci ringiovanisce l'anima che di colpo torna bambina. Forse è anche per questo che in un angolino qualcos'altro attira l'attenzione. Il connubio perfetto fra tradizione e arte. Un noto motivo decora il legno, è l'antica tecnica della "stracallatura". Arrivata dalla Sicilia, richiama i disegni sui carretti siciliani. Racconta una storia, quella tecnica di pittura quasi del tutto persa eppure ancora tanto suggestiva, con il gusto forte della festa. Alla lunga carriera familiare, tutta salentina, Torquato ha in mente di aggiungere una nuova sfida, quella del richiamo a tradizioni ancora più antiche. Spicca, tra queste, quella del "chiacchierino", in cui si riconosce la preziosa tecnica del ricamo all'uncinetto, applicata al design.

Moderno e classico si mischiano in ibridi di grande fascino, in un lavoro di studio e aggiornamento. Per creare un unico pezzo, sono necessari almeno 15 giorni di lavoro tra lo studio del disegno, il ritaglio, la pittura e la finitura. "Ma i tempi, in questo lavoro devono essere rigorosamente rispettati", sottolinea Torquato con un pizzico d'orgoglio. I fratelli Parisi oggi illuminano strade e piazze in tutta Italia, continuano a emozionare gli spettatori tra giochi di luce ed eleganza. La loro storia spinge nella giusta direzione, mentre la creatività offre nuove prospettive. Il superamento dei confini nazionali, sempre a cavallo tra tradizione e innovazione, è una di queste. "Ci possiamo pensare solo oggi", dice, "con la maturità raggiunta". Intanto, una nuova generazione Parisi è alle porte, senza pressioni, ma con la speranza che questa famiglia continui a illuminare le feste del Salento. E di tutto il mondo.

Borghi e città

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