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Galatina

  • Frazioni e località: Noha
Galatina

Tra la civetta e il tarantismo

Solo qui, a Galatina, una civetta ha la testa coronata. Con i suoi occhi grandi scruta dall'alto del civico stemma, a dimostrazione delle sue origini greche e del legame con Minerva. Principi e regine, con il loro potere, ne hanno delineato la forma, abbellito il profilo, rendendola un gioiello nel panorama dell'arte salentina.

Lungo un percorso a ritroso del tempo, è la "lampada senza luce", familiarmente appellata dai galatinesi "la pupa", in piazza San Pietro, ad introdurre alla storia della cittadina. La particolare opera di Gaetano Martinez (degli inizi del Novecento) oggi funge da "artistico spartitraffico" e volge lo sguardo alla facciata della chiesa madre dei santi Pietro e Paolo. L'imponente edificio, ricostruito ex novo dopo il 1633, ha un impianto a tre navate, ad ognuna delle quali corrisponde un portale sulla facciata. E poi colonne, altari, marmi policromi e le tele di Vincenzo Paliotti, incastonate nel soffitto.

Quella di Galatina è una storia che si nutre di fede, di miti che divengono santi e credenze, in un rituale danzante che sana dal morso della tarantola, e di una riconoscenza a San Paolo per la grazia ricevuta. Luogo simbolo del tarantismo è la cappella dedicata al santo appartenente a Palazzo Tondi. Discreto, fino a passare quasi inosservato, l'edificio si incontra sulla sinistra lasciata piazza San Pietro, all'inizio di corso Garibaldi. Occorre quasi cercarla, questa cappella, forse perché un tempo nell'atmosfera intima delle sue piccole dimensioni riecheggiava il vociare del 29 di giugno, quando le tarantate vi accorrevano a chiedere la grazia e bere l'acqua del pozzo.

Da piazza San Pietro, percorrendo la strada lastricata che corre sul fianco destro della chiesa madre, uno sguardo in su per cogliere il "fronteggiarsi" del settecentesco stemma cittadino, sulla facciata dell'antico Sedile e la Torre dell'Orologio, costruita dopo l'Unità d'Italia e dedicata a Vittorio Emanuele II.

Le vie del centro storico sono un brulicare di portali, palazzi, bizzarrie barocche che sembrano placarsi quando si giunge al cospetto della facciata romanica della basilica di Santa Caterina d'Alessandria, realizzata fra il 1384 e il 1391 per volere di Raimondello Orsini del Balzo, che fonde romanico, gotico, bizantino e influssi normanni, con i suoi splendidi affreschi, un ciclo pittorico considerato secondo soltanto a quello di Assisi.

Varcare la soglia della basilica è come fare un tuffo nell'intensità delle tinte medievali, tra angeli e demoni, santi e personaggi biblici che si rincorrono nelle quattro campate della navata centrale. Le scene dell'Apocalisse, della Genesi, della vita di Gesù Cristo, del martirio di Santa Caterina d'Alessandria si snodano in un percorso di amore e redenzione, dall'ingresso alla zona presbiteriale, che si conclude nel cielo d'immagini della navata sinistra, con il ciclo mariologico voluto da Maria d'Enghien.

La festa patronale per i santi Pietro e Paolo, quella durante la quale si compiva il rito delle tarantate, si svolge il 29 giugno.

Galatina può contare su una popolazione di quasi 27.000 abitanti ed è distante da Lecce 26 chilometri. Il suo territorio comprende anche le frazioni di Noha, Collemeto e Santa Barbara.

Da Galatina si va facilmente sia sullo Ionio (Gallipoli dista 24 chilometri, Santa Caterina 20), sia sull'Adriatico (Alimini e Otranto sono a 30 chilometri).

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