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Impegno, ironia e musica:
nel regno dell'oltre-tromba

di DARIO QUARTA


Benvenuti nel "regno dell'oltre-tromba"! Ha idealmente appiccicato questa "briosa" targhetta all'ingresso della sua dimora leccese Roy Paci, un'epigrafe pensata e riferita prima di un ciak, sul set de "Il sogno della cura", un film-documentario sulla speculazione farmaceutica nella cura del cancro, nato da un'idea di Nandu Popu dei Sud Sound System e interpretato da alcuni musicisti salentini e pugliesi. E, tra questi, proprio il "neo-salentino" Roy Paci.

Ironia e impegno, ma soprattutto tanta musica. Sono le caratteristiche che lo rendono pure "personaggio", lui, trombettista e cantante, siculo verace, giramondo nello spirito, sudamericano nell'anima e nella tromba, salentino da poco, e per amore, ma convinto di volerlo diventare sempre più. E per sempre.

"Sono venuto per restare, voglio invecchiare qui, trascorrere il resto della mia vita nel Salento, non ho ancora disfatto tutti i miei bagagli ma lo farò. In pochi anni ho vissuto in una decina di posti, ma ora basta", dice il trombettista più eclettico e, forse, più popolare d'Italia. "E poi Lecce ha molto in comune con la mia città, Siracusa, c'è la stessa luce, anche il dialetto è simile". Ne parla durante una "siesta" Roy Paci, mentre lavora al missaggio del nuovo disco, registrato con gli Aretuska nel suo nuovissimo studio, giù, nel seminterrato di un accogliente "rifugio", nel suo "regno dell'oltre-tromba" alla periferia di Lecce. E l'aver messo su una casa-studio è già una chiara, inequivocabile, dichiarazione d'intenti.

Lo studio è all'avanguardia dal punto di vista tecnologico.
"In effetti", dice, "potrebbe registrarci chiunque, anche la filarmonica di Berlino. E io ho intenzione di metterlo a disposizione di molti amici e tanti progetti". Vedrà la luce nella prossima primavera questo suo primo disco "made in Salento", a tre anni dal precedente che lo ha consacrato al "successo". Perchè Roy Paci un personaggio di successo lo è. Lo dicono le sue centinaia di collaborazioni e l'inarrestabile agenda di appuntamenti che lo portano su e giù per l'Italia e l'Europa. Con la sua casa di Lecce punto di partenza, e di ritorno.

Chissà che non dipenda pure da questa "svolta" domestica il cambio di rotta del nuovo disco
, che definisce "più serio" dei precedenti. "Non so se è solo questione di maturità", precisa, "però è un disco diverso, un po' più rock, meno scanzonato e ritmato degli altri, un uso di chitarre che nei precedenti lavori non c'era, ovviamente dei pezzi più ritmati ci sono, ma sarà sostanzialmente diverso. Mi sono cimentato di più con la scrittura dei testi, alcuni sono molto forti, trattano di argomenti diversi e sono sempre un grande metissage di lingue e linguaggi: portoghese, spagnolo, arabo, oltre che l'italiano, il siciliano, l'inglese. C'è addirittura un brano in cui canto in otto lingue diverse, perfino il giapponese".

Un lavoro lontano da "SuonoGlobal", disco del 2007 lanciato dagli irradiatissimi singoli "Toda joia, toda beleza" e "Giramundo" (il videoclip è stato girato in un Salento quasi "messicanizzato") che, forse, ha rappresentato un po' il ponte tra il Roy Paci trombettista no-global, amico e collaboratore di Manu Chao, e il trombettista e cantante, sempre no-global, ma musicista richiesto da tutti, per collaborazioni in studio, sui palchi e perfino sul piccolo schermo (ha suonato in una stagione intera dello Zelig Circus).

E lui "si dà", quando e con chi gli va, con piacere, per indole, un po' per assecondare quel suo spirito da giramondo che lo ha spinto, anni fa, a partire per il Sudamerica e girovagare "tromba sotto il braccio e bottiglia di mate in mano", ricorda con un sorriso da mariachi affabile e serafico, con il ciuffo corvino quasi "rockabilly" e una parlata che nel racconto sembra mischiare espressioni e linguaggi: dal messicano "Andale andale!" al "minchia" siculo sì, ma... con leggera inflessione salentina. E, a tal proposito, ricorda come in Sicilia non molto tempo fa è stato perfino criticato per aver pronunciato una strofa in un dialetto "imbastardito". Episodio che ha forse fatto sbiadire un po' la nostalgia per la sua terra, lasciata da giovanissimo.

Tempi lontani quelli degli esordi siciliani, come quelli latinoamericani. E, tra le tappe che hanno contribuito a farlo diventare per certi aspetti un personaggio unico nella musica italiana, ci sono sia il periodo vissuto al fianco di Manu Chao, prima sui palchi poi in studio, sia, una decina di anni prima, le scorribande sui palchi di tutta Italia come trombettista dei Persiana Jones e di altre band, "skanzonate" e militanti. Esperienze, queste ultime due, che lo hanno portato "a contatto" con il Salento. Manu Chao lo ha conosciuto quasi per caso in un appartamentino spagnolo ai tempi del tour mitico di "Clandestino" e lo ha seguito in giro per il mondo, passando pure da Melpignano per un "epocale" concerto. "Ricordo la lettera scritta da Sergio Blasi a Manu Chao", dice, "davvero emozionante, ci ha invitato mettendo a disposizione un intero paese e l'ospitalità di molte famiglie per farci dormire e mangiare. Le sue parole colpirono molto Manu, ed è il vero motivo per cui passò da qui il tour. Era il 2001, in un certo senso abbiamo messo piazza degli Agostiniani alla prova dei centomila, quelli che sono arrivati qualche anno dopo per La Notte della Taranta". Appuntamento al quale, però, Roy Paci non è stato mai invitato. "Decideva spesso così le tappe dei suoi concerti", aggiunge a proposito di Manu Chao, "poteva chiamarlo chiunque, ma erano scelte emozionali le sue, fu colpito dalla lettera di Blasi come da quella di don Gallo, che ci invitò a Genova".

E' un fiume in piena il trombettista quando parla di Manu Chao: "Ha un carisma straordinario, mi sono trovato coinvolto in un mondo fantastico con personaggi eccezionali, parlottando con Tom Waits seduto al bar, oppure su un set con Kusturica e Maradona. Gli ho visto alzare la cornetta per chiamare direttamente questo o quel capo di stato. Ha un alone magico Manu Chao, il periodo vissuto con lui è stata un'esperienza fondamentale, dal punto di vista musicale e umano". Lo è stato anche per la svolta canora: "Sì, non avevo mai cantato, suonavo la tromba e basta, poi un giorno mi disse semplicemente "vedi Roy che oggi devi cantare', così sono salito sul palco e ho cantato. E' stato un periodo incredibile, dal quale è stato pure difficile uscire, non è semplice passare dalle platee di centinaia di migliaia di persone ai piccoli club. Con gli Aretuska ho fatto questo percorso inverso, e ci sono riuscito. Qualcun altro della band di Manu è rimasto sotto, si è un po'... perso per la strada. E' ovvio", continua e chiude, "che poi non ci si trova più in un Paese come il nostro, con la musica che diventa forse più fenomeno da tv che da palco. Per questo ci sono situazioni che non sopporto davvero, mi sembrano inconcepibili, assurde, parlo dei "professori' di musica in tv o della vuota idolatria nei confronti del vincitore di una trasmissione".

Andando più indietro nel tempo, dieci anni prima, l'altro momento salentino di Roy Paci, forse il primo, che risale ai primi anni '90, a quelli "mare, sule e ientu" e tanta musica in levare del Babilonia, a Sant'Andrea. "Una folgorazione", ricorda, "davvero per molti è stata una scoperta, una terra che si è rivelata musicale come poche". Una infatuazione la sua, poi diventata amore grazie all'incontro con Grazia Negro, sua compagna, cantante e trombettista leccese, e alla nascita dei loro due figli, Alma e Roy, di sei e quattro anni, già in grado di dar suono e voce alla tromba. Sono loro la sua vita, quella di oggi e di domani. "Sì, un po' mi immagino vecchio e chiacchierone", dice, "magari pure nonno, perchè no? Non ho paura di invecchiare, e neanche di morire, però so", ribadisce e rafforza la sua idea, "che ormai voglio farlo qui a Lecce e nel Salento".

Si dice perciò curioso e pronto, pur nel tourbillon dei mille impegni di lavoro, a guardarsi attorno e... ascoltare. "Ho voglia di conoscere meglio questa terra dal punto di vista musicale, voglio vedere e sentire quello che succede qui, sono amico dei Sud Sound System, conosco gli Après la Classe, Raffaele Casarano, mi incontrerò a breve con Giuliano Sangiorgi, sono bravi gli SteelA, ma sono curioso di conoscere altro, e altri. Non è salentino ma sono molto amico di Caparezza, abbiamo pure un progetto insieme, una sorta di canale musicale sul web. Inizierò presto a guardarmi attorno per qualcos'altro. So che d'inverno c'è carenza di spazi dove fare e proporre musica, ed è un peccato, visto quello che può offrire il Salento. Ma per ora non dico nulla".

Come non anticipa nulla del suo disco, ancora top secret il titolo e i dettagli dei brani.
Musicalmente non c'è niente di salentino, o meglio, precisa, "sono salentini ben tre degli Aretuska: Emanuele Pagliara, Michele Minerva e, da sempre con me, Marco "Skalabrino' Calabrese, che non sono semplici musicisti o strumentisti, siamo una vera band". Ma del Salento Roy Paci vede anche altro. Nota e apprezza, per esempio, l'impegno, dei Sud in primis, ma anche di altri, in difesa dell'ambiente ed è un aspetto che gli piace, che completa la creatività e la musicalità di una terra che, anche per questo, sente che sarà la sua. Al pari della Sicilia forse. Con la quale vive una sorta di rapporto di odio e amore. "Penso che alla Sicilia manchi in qualche modo quella solidarietà tra musicisti che nel Salento credo sia molto più forte.

Andrò in Sicilia, a protestare, il giorno precedente a quello di inizio dei lavori per la costruzione del ponte sullo Stretto.
Andrò lì a mettere una lapide in memoria dei tanti miei conterranei morti a causa dei danni provocati dagli scempi ambientali. Vado da solo, quanti miei colleghi pensi che verranno lì? Nessuno, almeno di quelli più celebri. Non basta mettersi a cantare "Malarazza" (uno dei più celebri brani della tradizione siciliana, ndr) per dire di voler tornare alle radici o di amare la propria terra". E se la Sicilia resta la Sicilia, almeno nel cuore, le radici di Roy Paci per quanto "piantate" nel Salento, idealmente sono assai ramificate nel Sud di tanti posti. Si capisce da tutto, dai racconti, dalla sua musica, dal suo aspetto e, perfino, dal momento del commiato, con l'apertura del frigo: "So che c'è un ottimo birrificio artigianale nel Salento, queste invece le produce un mio amico a Potenza". E mette fuori due birre: "La bionda", spiega, "si chiama Carmine Crocco, la scura Ninco Nanco, le ha dedicate a due briganti lucani". Ma non sa, Roy Paci, quanto siano "celebri" anche qui da noi, non solo per aver "rubato ai ricchi per dare ai cafoni", ma anche, e il pensiero musicale vola nel "regno dell'oltre-tromba", perchè evocati da Rina Durante nella sua, e nostra, "Quistione meridionale".

(gennaio 2010)
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