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In viaggio nella "pubblica felicità"

di VALERIA RAHO


Da Martignano non si scappa. Presto o tardi, si arriva. Il più delle volte si resta. Il "rischio" è addirittura quello di mettere radici in questo piccolo centro della Grecìa Salentina, insospettabile crocevia di artisti, scrittori, scienziati, architetti. Difficile carpirne il segreto sulle prime. Il panorama intorno inganna. Gabbano quelle mentite spoglie da cartolina popolata da uomini impalati alla frontiera di un bar, da lettere imbucate sotto gli usci, da massaie dal fare spicciolo al richiamo dell'ennesimo rintocco.

Tutto cambia dopo aver imboccato via Chiesa. Il passo incalza sulla discesa che porta, dritta dritta, ai piedi di palazzo Palmieri, sede del parco turistico di Martignano. Fuori dal maestoso portale, Pantaleo fa gli onori di casa. Abbozza un saluto con piccoli cenni. Di certo non vuole mettere fretta al nostro esitare, alle sbirciate fugaci che rimbalzano da un balcone a un altro. Una cortesia da vero signore d'altri tempi, verrebbe da pensare. Di certo Giuseppe Palmieri approverebbe. C'è da scommetterci: il colto umanista, nonchè il più celebre inquilino del palazzo, sarebbe felice di sapere che i suoi insegnamenti non sono andati tutti persi. Ma non è solo una questione di galateo.

Basta infatti scambiare qualche battuta ancora con Pantaleo, Leo per gli amici, per leggere nella filigrana del parco turistico Palmieri più di qualche velata ispirazione. A partire dalla "pubblica felicità", per parafrasare il titolo di una delle opere dell'illustre economista del Settecento. Leo non fa mistero di esser stato da subito affascinato da questo concetto. Lo confessa candidamente, mentre si fa largo sotto le volte dell'info point. Qui, dove un tempo armeggiavano cuciniere e sguatteri a servizio dei signori di Martignano, oggi trovano posto il desk gestito da Tiziana e ripiani carichi di libri di ogni tipo sulla Grecìa. Lo stretto necessario per approntare un viaggio come si deve nell'entroterra salentino.

"Giuseppe Palmieri, che non fu solo uomo d'arme, ma anche scrittore e primo ministro delle finanze nel Regno di Napoli", chiarisce Leo, "in un suo studio di economia individua nella pubblica felicità il principio di ogni cosa, la base della ricchezza nazionale". A pensarci bene, sembra incredibile che l'economista, tenuto in gran conto da Benedetto Croce e Adam Smith, abbia scritto questi pensieri nell'età dei Lumi, quando nei salotti d'alto borgo non si parlava ancora di Pil e qualità della vita. E di certo strappa un sorriso pensare che il nostro cicerone, uomo degli Anni Zero, si sia ispirato a questo testo antico, sconosciuto ai più, per mettere a punto la formula di un parco turistico all'avanguardia.

Già, perchè parco Palmieri è ormai un'istituzione. Un congegno oleato da volontà, perspicacia e intelligenza che non fa perno su slogan modaioli, ma sul lavoro quotidiano di tanti. Il turismo di comunità, tanto millantato dai politicanti, a Martignano è una realtà. Di tutta la comunità. Parco Palmieri non vende il solito fumo negli occhi. Non smercia i soliti clichè. Di un luogo mostra pregi e difetti (se tali possono dirsi). "L'importante", dice Leo, "è essere onesti. Sempre. Nel bene e nel male".

A dare ragione della bontà del progetto, tante vittorie, che Leo snocciola con modestia e parsimonia, quasi fossero briciole. Le cogliamo una ad una. Dal progetto delle "Stanze della memoria" alla proposta di gestione e restauro di palazzo Palmieri, tristemente abbandonato a se stesso. Dal sostegno e promozione de "I canti di Passione" alla Borsa del turismo religioso. Dalla creazione del sito web sulla Grecìa alla Notte della Taranta e da lì menzioni a non finire sulla stampa nazionale e, piccola soddisfazione, anche su Lonely Planet, ovvero la Bibbia dei viaggiatori con lo zaino in spalla. Ogni mica traccia la strada. E porta lontano. Molto lontano.

Dunque non è certo un caso se, nel giro di pochi anni, il front office di palazzo Palmieri è diventato una sorta di cabina di regia delle attività nella Grecìa Salentina, un punto di riferimento costante non solo per gli abitanti dell'isola grika ma anche per i forestieri. E non si tratta certo di vacanzieri mordi e fuggi. "Come dico sempre", spiega Leo, "qui a palazzo Palmieri viene l'ospite e va via l'amico". E a questo proposito racconta l'aneddoto di una coppia di belgi che, rapita dall'accoglienza ricevuta nella piccola comunità, ha lasciato Martignano dopo ben due mesi. "E pensare che dovevano restare solo per un weekend...". E ride di cuore.

Intanto, dopo un giro veloce nell'androne, si va alla scoperta di altre stanze del palazzo marchesale. Siamo sempre al piano terra, negli ambienti di servizio. Una porta in legno custodisce una sala conferenze: in estate, sulle sedute rosso fuoco, trovano posto i "cervelloni" della scuola di fisica e di architettura. Qui, qualche anno fa, era solito seguire i corsi della prestigiosa summer school Paolo Giordano. L'insospettabile dottorando che il premio Strega ha laureato con un best seller.

Pochi passi, un'altra porta ancora. Due mandate e il fiore all'occhiello di palazzo Palmieri è servito: tutto è quiete nell'agrumeto. Non un rumore dalla strada. Eppure, la nostra guida con i suoi racconti invita ad immaginare questo piccolo parco sonante di concertini jazz, chiacchiere allegre, calici che si librano per un aperitivo, bambini scalpitanti dopo la merenda. Ma, è il caso di dirlo, non sono tutte rose e fiori: molti errori sono stati commessi nel corso dei restauri. Ciò che fa bella mostra di sè, non è certo il volto originale del giardino. Leo ce li fa notare, uno ad uno: il chiosco posticcio, per non parlare poi di quel pergolato ridotto. Da questa accortezza, cogliamo la vera stoffa del cicerone: non è certo il tipo da polvere sotto il tappeto. Poi aggiunge: "C'è da dire che palazzo Palmieri fu la prima dimora storica ad essere recuperata. Ovvio che, all'epoca dei restauri, non vi erano tutte le accortezze e le conoscenze che circolano adesso tra le maestranze. Bisogna ammetterlo. Essere onesti, insomma", e porta a riposo l'indice.

Prima di salire al piano nobile, Leo ne approfitta per scambiare due chiacchiere con Alessandro. Il ragazzo, in sella alla bicicletta, ferma per qualche istante la sua corsa. Appena si avvia verso la piazza, Leo spiega: "E' il nostro tuttofare. E' prezioso, come tutti del resto. Io, noi abbiamo bisogno di tutti. Dal vigile che accompagna l'ospite a visitare una chiesa al contadino che non vede l'ora di sfoderare qualche parola in griko, per la gioia di chi ascolta. E impara. Anzi, si impara". A Martignano e dintorni, ogni problema trova la sua naturale soluzione. Pressochè impossibile intercettare lo sguardo smarrito di un turista di fronte all'ennesimo monumento chiuso a tripla mandata. In casi come questo (e sono tanti), la macchina organizzativa del parco turistico Palmieri inizia il suo tam tam: risale pian pianino al giusto "interlocutore" e si mette a servizio dell'ospite. Sacro, in ogni caso.

Pensare in grande, nel piccolo: ecco, il suo segreto. Sebbene sia tangibile scorgere un "coordinamento", Leo rivela che in realtà niente è deciso a tavolino. Tutto nasce per affinità elettive, con spontaneità. La stessa che ha spinto lui e i soci dell'associazione Salento Griko verso la creazione della biblioteca e mediateca del Mediterraneo. E' qui che conduce la bella scalinata, prospiciente il portale d'ingresso. Nelle sue sale confluisce il patrimonio librario del Comune, dell'Istituto Euromediterraneo e non ultimo quello del parco, per la bellezza di 12mila volumi. Tavoli lettura e computer nuovi di zecca sono a disposizione di tutti i tesserati. "Ora siamo a quota 110 soci. Non è tanto, si può ancora crescere. Ma è bello notare come siano soprattutto gli stranieri che vivono in queste piccole comunità a far uso dei computer, il più delle volte per salutare parenti e amici lontani. Anche questo crea socialità". Ed è curioso notare come la biblioteca abbia restituito un tocco di "nobiltà" alle stanze che videro crescere e pascere il marchese Palmieri.

Si supera una porta ancora. Leo sventola una mano. Segno, questo, che tiene a mostrarci qualcos'altro. Un salto e siamo in terrazza. Una finestra naturale sulla piazza e l'occasione per accennare alla storia della famiglia Granafei, che qui vi abitarono prima dei marchesi. Poi allunga un dito verso il portale, alla cappella. "Meglio scendere al pian terreno".

Lo seguiamo fuori. Questo è il punto ideale per scorgervi la sagoma (murata) della chiesa intitolata a San Domenico, del masso forato per dar aria alle prigioni e del "triscele". "Come?", chiediamo. "Può ripetere?". "In greco, "triscele' indica tre gambe. E' il simbolo greco del tutto scorre. E non è certo un caso che sia qui, in quest'area della città. Nella parte grika di Martignano", e ci fa segno di seguirlo. Le attrattive del parco Palmieri non sono certo finite. A pochi metri, si trova il frantoio semipogeo, una vera perla di archeologia industriale, provvista ancora di tutte le sue suppellettili originali. Ci sono le macine, le corde, i "fisculi", i torchi alla genovese e "lu ciucciu", un moltiplicatore di forze. Un torchio che veniva azionato a suon di mazzette, per assicurarsi il fior fiore della spremitura. Per la serie, tutto cambia, niente cambia. "Qui", racconta Leo, "spesso organizziamo mostre, concerti, anche i coffee break delle conferenze. Non vi nascondo che ogni volta mi fa una strana impressione veder gironzolare camerieri in livrea in questo che fu un luogo di fatica. Disumana fatica". Ironia della sorte.

Il viaggio non è ancora finito. I racconti di Leo rapiscono. Si potrebbe ascoltarlo per ore della "via dell'acqua", delle antiche pozzelle. Di Martignano conosce ogni angolo. Si sente. Si vede. Saluta tutti per strada. Chiama tutti per nome. Per noi ha in riserbo qualcosa ancora: ci conduce in una casa abbandonata, a pochi metri dal palazzo.

Le ortiche si aggrappano alle gambe, quasi a chiederci di portarle via. In questo luogo insospettabile, un'artista americana ha allestito la sua opera, "You and me". Un'opera effimera, fatta di terre naturali.

Il vento, quando si alza, ne porta via un pezzo. In un rettangolo si legge anche "Evo ce su". Un "me e te" tradotto in griko, nella lingua dei padri. "E' venuta a Martignano in occasione di Mira, la residenza artistica internazionale che ha sede a pochi metri da qui". Insospettabile anche questa, quanto la "pubblica felicità".

(febbraio 2012)
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