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L'ospitalità della lingua | L’assillo (e l’amore) di tradurre

"Tradurre è come accogliere un ospite nella casa della propria lingua", si ripete il titolo e anche il concetto, "L'ospitalità della lingua", che già una volta ha visto il professore Antonio Prete impegnato nel difficile compito delle traduzioni. Nella prima versione del libro, edita nel 1996, il professore cercò di mettere insieme "alcune esperienze di dialogo con i poeti, con le loro lingue, con i loro ritmi". "L'ospitalità", la chiama Prete, in una delle forme più gentili e poetiche per definire il concetto della traduzione.

Come si assimila una lingua, come si può rendere e raccontare se non ospitandola? Tutto parte da "Les fleurs du mal", e da quello che Prete confessa essere diventato un "assillo": riprendere e rivedere ogni verso, ripensando alla forma migliore per esprimere l'immagine concepita dal poeta. "Ogni volta", confessa il professore, "si vorrebbe riadattare e rinnovare la propria lingua perché sia in grado di ospitare con maggior cura, con più nitida eleganza, e anche con un'adesione più sincera, l'altra lingua, la sua splendente avventura".

Un concetto gentile e fine che va oltre l'amore dell'opera, ma è come se abbracciasse l'amore per l'umanità, e in questo caso per gli italiani, in grado di godere del riflesso più puro e veritiero di un lavoro poetico. "Quando ad essere ospitato è un poeta, presto ci si accorge che per costui la lingua, la sua lingua, è tutto: corpo, respiro, stile". Continua il professore a descrivere questo lavoro di traduzione aprendo una porta su una visione squisita: "Per questo", scrive, "voler dare a un poeta il corpo e l'anima di un'altra lingua è un'azione che richiede molta improntitudine e più di un azzardo".

Oltre a poter usufruire della traduzione di opere bellissime come quelle inserite in questo lavoro, quello che colpisce e rende piacevole la lettura del volume è il concetto che apre a una nuova visione della traduzione stessa, è l'attenzione rivolta alle più piccole sfumature di una lingua, a quei significati impercettibili di un lemma che Antonio Prete pone nel giusto rilievo con umiltà e apertura d'animo. Il significato, ciò che un poeta intende esprimere, è qualcosa di sottile che l'animo interpreta attraverso l'uso della sua stessa esperienza linguistica.

Il lavoro cominciato anni fa, continua oggi con Louise Labé e Pierre Ronsard, con Mallarmé, Verlaine, Machado, Celan fino alla poesia in griko che ci fa godere di versi d'amore: "Fermati, sole, voglio che tu miri/ com'è bella la donna che è il mio amore./ Sole, tu che per tutto il mondo giri/ dimmi: hai visto una di tale splendore?/ Rispose il sole: a vergognarmi induce/ costei che più di me due volte luce". (L.M.)

Antonio Prete, L'ospitalità della lingua. Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Valéry, Rilke, Celan, Machado, Bonnefoy e altri, pp. 248, euro 20, Manni editore, 2014.

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