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Lecce sbarocca/L'illusione del cambiamento nella città che si lascia amare

di DARIO QUARTA


Svela la sua Lecce Franco Ungaro. Alza il sipario sulla sua "Lecce Sbarocca" e su decenni di amore il direttore organizzativo dei Cantieri Teatrali Koreja. Amore intenso e tormentato, viscerale e spietato, ricco di passioni e pulsioni, fatto di dolcezza e intimità, di nostalgia, rancori e di accorata preghiera. E' amore vero quello per Lecce, che traspare tutto nelle pagine del "piccolo zibaldone" edito da Besa.
"Lecce Sbarocca" è una rivelazione, sotto tutti i punti di vista: dalla scrittura, di risoluto carattere e ricca di colori, al sorprendente ritmo; dalla narrazione, leggera e vivace, schietta e sintetica, alla minuziosa descrizione di particolari e ricordi. Tutto addobbato di citazioni, varie ed efficaci, sempre. Che si tratti di "massime" dialettali, canzoni di giovani emergenti e mostri sacri del rock, di filosofia e arte, di letteratura colta e altri riferimenti più "pop".

Ungaro racconta la sua "Lecce Sbarocca", pescando nella Storia e nelle sue storie, nei personaggi di strada, amorevoli e "mitici", e nei poteri forti, osteggiati, disprezzati, irrisi, senza remore e ipocrisia. E la racconta, quasi a mo' di guida nei suoi tanti spazi, passeggiati, osservati, vissuti, abbracciati e ripudiati.

Apre e chiude tanti sipari Franco Ungaro, su scene più lunghe e su altre fulminee, sulla realtà sociale e politica e su momenti emozionali e intimi, su monologhi, su "fatti cuntati" e su altri vissuti. La "Lecce Sbarocca" di Franco Ungaro è uno scrigno di ricordi e pensieri, di impulsi e istinti, di umori, di azione e di reazione. E' il luogo di una vita, la sua, rivissuta a sprazzi, dall'infanzia a oggi, attraverso il tempo, i viaggi e gli incontri. Scorci di Salento, di Medioriente e di Balcani, di nostalgici anni '70, del teatro, ovviamente, raccontato poco, ma nel più profondo delle emozioni. Tutto, con tappa obbligata Lecce. La sua Lecce, quella degli ultimi decenni, raccontata intensamente perchè vissuta con intensità in tutti i suoi angoli barocchi, in controre, notti e tramonti; osservata nei suoi disastri; la città che per lui è stata fuga e rifugio, al tempo stesso. Lecce, città stupenda, dove vivere è un privilegio che "non dobbiamo farci sfuggire". Lecce, città che "più dei semi della rivolta, coltiva da sempre i semi dell'illusione, dell'illusione del cambiamento". "Lecce Sbarocca", la città vanitosa che ha "bbabbatu puru gli extracomunitari".

Franco Ungaro, Lecce sbarocca, pp. 104, euro 12, Besa, 2011.

(gennaio 2012)
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