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Melendugno/I dolci sogni di Rina

di ALESSADNRA GUARESCHI

"Ho abbandonato me stessa/ in non so quale luogo/ dimenticato". Queste parole scriveva Rina Durante nel 1951 tra le pagine del suo primo libro, una raccolta poetica che aveva chiamato "Il tempo non trascorre invano". Era il 26 dicembre di sette anni fa quando una delle voci più preziose della letteratura salentina, della cultura popolare e del giornalismo ha smesso di vibrare, dopo un lungo conflitto con il dolore. "Lasciatemi andare,/ non vi avvicinate,/ non mi urtate,/ non mi sfiorate,/ lasciate che io mi perda in fondo alla via": così completava, poco più che ventenne, una giovane preghiera inquieta. Ma come si può darle ascolto?

In cerca di Rina. A piccoli passi tra quelle vie dimenticate che l'hanno vista bambina, cicicchetta vivace di una grande famiglia. Lo scorso 28 ottobre sarebbe stato il suo ottantatreesimo compleanno; era nata qui, a Melendugno, con la luce d'autunno. "Fra i cinque e gli otto anni", raccontava nel '77, "feci parte del gruppo della Strettola. Questo nome veniva da una corte lunga e stretta nella quale vivevano i miei compagni, i quali erano suppergiù della mia stessa età". La piccola casa di Rina aveva molte cose in comune con Jo March, la più intrigante delle piccole donne di Louisa May Alcott: tre sorelle, la forza, il sarcasmo, l'aria beffarda di un maschiaccio con un caratteraccio, una rara sensibilità femminile, un'arguzia infinita, una presenza teatrale, l'amore per la letteratura.

Una sensazione contorce le ombre nelle case a corte, le crepe nei portoncini chiusi, le trame delle tendine alle finestre: che ancora non voglia lasciarsi incontrare, Rina; come se avesse già deciso che, oggi, l'unica narratrice onnisciente debba essere lei. Ma come si può dargliela vinta?

Intanto, lungo via Salvatore Potì, ecco il nuovo Centro culturale "Rina Durante", sede dei Laboratori Urbani Koinè. Inaugurato nel dicembre 2010, grazie al programma per le politiche giovanili della Regione Puglia, cresce di giorno in giorno tra nuove iniziative e progetti. Il portale in pietra si apre su un ampio cortile con un gazebo e delle sedie; pochi gradini e ci si ritrova nel cuore di uno spazio molto attivo, su sui si affacciano un bar, un bookshop e l'edu-point; qui si svolgono corsi d'ogni tipo, come quelli di italiano per stranieri e i laboratori dell'iniziativa "Diritti in rete", per l'integrazione sociale dei diversamente abili. La scrivania attrezzata all'ingresso, punto d'accoglienza, è occupata da Claudia e Maurizio, soci rispettivamente delle cooperative Fluxus e L'Arcobaleno (due dei soggetti del Laboratorio Urbano, di cui fanno parte anche l'associazione culturale Fluxus Open, Officina 13.82 e Il Salentino Editore). Giovanissimi, sono le piacevoli guide dell'itinerario colorato tra gli ambienti del centro, che si sviluppa anche al piano di sopra, dove c'è spazio per congressi e appuntamenti culturali. Sono entusiasti, descrivono il cammino che ha condotto alla rinascita di questo luogo, mostrano il giardino che si apre sul retro, dove quest'estate i bambini che hanno frequentato alcuni laboratori si sono esibiti in spettacoli teatrali.

Claudia e Maurizio riflettono sul fatto che i ragazzi, a Melendugno, sembrano aver compreso prima dei grandi l'importanza di questo luogo e lo vivono, infatti, con naturalezza; alcuni di loro, per provvisoria mancanza di aule nella scuola comunale, frequentano proprio qui la quinta elementare. E, come difficilmente succede, i genitori sono davvero soddisfatti di questa sistemazione provvisoria.

Nel Centro Culturale si può curiosare tra i tanti volumi di interesse locale e i recenti successi editoriali nella zona della libreria; si può consumare un buon caffè, una bibita fresca o un calice di vino del Salento tra i tavolini del wine bar. Inoltre, dopo un breve corridoio, si accede alla sala della biblioteca comunale, che è parte integrante del Laboratorio Urbano Koinè. Scaffali aperti, alcuni banchi per i piccoli avventori, protagonisti di mille feste e laboratori creativi organizzati per loro dai bibliotecari.

Forse Rina si è fermata da queste parti, sotto la gigantografia del suo sorriso, dietro la lavagna. Eppure ancora non vuol farsi vedere. La biblioteca possiede, purtroppo, soltanto una copia de "Gli amorosi sensi", i racconti autobiografici pubblicati nel 1996. Le altre sue fatiche letterarie, oggi praticamente tutte introvabili, neppure qui si possono sfogliare. Claudia e Maurizio si augurano che il Centro possa acquisire al più presto un fondo di manoscritti di Rina Durante, ma ancora la meta non appare così prossima.

Da qualche parte, a Melendugno, un busto bronzeo attende un'inaugurazione. La recente scomparsa del compianto sindaco Vittorio Potì, che tanto si era adoperato per la realizzazione del ritratto dell'illustre concittadina da parte dello scultore Salvatore Spedicato, ne ritarda purtroppo la consegna alla comunità del paese.

C'è ancora un'altra cosa da vedere, un luogo riservato. Il segreto è dietro un portone di legno verde, alto e rotondo, sul quale qualcuno ha inchiodato l'insegna "Casa Museo Il Tramontana". Fa pensare all'odore del mare, allo spirito marinaresco che animava "la scrittrice". Sarebbe bello visitare questo museo domestico di oggettistica tradizionale, che porta il nome del film di Adriano Barbano, di cui Rina Durante scrisse la sceneggiatura nel 1964 e in cui interpretò il ruolo della maestra.

La chiave affonda nella serratura, che resiste un poco. E' un piccolo museo delle tradizioni popolari, che la dottoressa Giusi Colaci, non più residente a Melendugno, con gusto paziente ha messo insieme qui, nella casa che fu anche teatro dell'infanzia di Rina (ci abitavano dei suoi parenti), collezionando oggetti e suppellettili provenienti da tutta Italia e sistemandoli nella casa attigua a quella dove ancora oggi vive sua madre, cugina della scrittrice. Tra borsine ricamate e scaldaletto, seggioline per bambini e colori ricamati, una cornice di legno racchiude una foto di Rina, sopracciglia alzate sulle pagine di un libro aperto. Intorno a lei, i parenti più cari in un giorno di festa. Eppure - sensazione fumosa e latente - Rina non vuol ritornare ancora. Sarà, forse, intenta "a cercare le parole", a inseguire il suo "sogno più dolce, più acerbo e più selvaggio". Basterà aspettare.

Centro Culturale Rina Durante e Casa museo "Il tramontana". Via Salvatore Potì 48, Melendugno. Ingresso libero. Info: 0832/837265.

(gennaio 2012)

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