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Mesagne/Oltre il tempo e lo spazio

di VALERIA RAHO

Alcune idee possono sembrare irrealizzabili. Fantasticherie da corsari date in resto ad un caffè, al bar dello sport. Mesagne come Parigi. O Babilonia, la prima tra le sette meraviglie. Al solo pensiero lo scettico di turno arenato a un tavolino, avrebbe ripagato con ganasce traboccanti di risate l'accostamento ardito. Questo, perlomeno, fino a poco tempo fa.

Poi qualcosa è cambiato. Altri venti tirano nel comune brindisino. Folate di novità, nordeuropee, che di freddo e rigido hanno poco, anzi nulla. Vince il tempo e lo spazio, il progetto urbano realizzato nel centro storico di Mesagne. Un'operazione di microchirurgia finissima che ha puntato dritto al cuore di un luogo "abbandonato da Dio", suggerisce un anziano sullo stipite roso di una casa. Sulle prime, si potrebbe pensare ad una cattedrale nel deserto, all'ennesimo miracolo calato dall'alto da qualche acclamata "archistar". Ma le parole di Simonetta Dellomonaco, che cura la buona riuscita del progetto, consolano fin dalle prime battute. Chiariscono che a Mesagne non si è mossa foglia senza che i suoi abitanti non siano stati in precedenza informati, preparati, coinvolti. Nulla è stato distrutto se non per liberare l'orizzonte dalle lamiere. Tutto si è conservato nel rispetto dei luoghi e della loro storia.

Metter su una città non è certo un'avventura da poco. Pensare al plurale, secondo criteri di sostenibilità, alla possibilità di "rivitalizzare" uno spazio pubblico che si credeva perso, ancor di più. Eppure, non traspare stanchezza dal sorriso aperto di Simonetta, che precorre di qualche passo la vista di piazza dei Commestibili, mentre il sole scende quieto lo zenit. Nonostante gli anni trascorsi in trincea, fianco a fianco con gli operai, la soddisfazione che di natura sgorga di fronte ad un lavoro ben riuscito, trapela oltre le lenti scure, ancora oggi, a due mesi dall'inaugurazione. Non un filo di vento muove la corona di tricolori ai piani alti in questo slargo color avorio, tagliato da origami d'ombra. Il brulicare di voci in un bar fende il silenzio ovattato del primo pomeriggio, si assottiglia al passaggio di perfetti sconosciuti per poi riprendere con il solito slancio alla vista dell'"Architetto carissimaaaa...", la salutano in coro, mescendo richieste di assistenza a sorrisi, che nulla hanno della circostanza.

Qui è nato tutto. Ai piedi di questo triangolo di piazza, ben sette anni fa. Sette anni trascorsi in un lampo facendo la spola tra Parigi e Roma, racconta Simonetta, architetto paesaggista e docente a contratto nell'ateneo capitolino. "Valigia e biglietti aerei sempre a portata di mano, per mettere a punto il progetto urbano di Mesagne", e sorride. Sette lunghi anni di ricerche, lavoro, sudore per capire che "qualcosa si poteva fare davvero per la città in cui sono nata, a cui sono legata per affetto", spiega. Anni, lampi, lunghi, sette. Come in un rebus, il tempo si insinua a gincana tra le coppie di sillabe; intanto che, a riparo dal sole, Simonetta svela l'inizio di un'avventura. In principio fu una semplice consulenza. "Un'occasione come tante", dice con disinvoltura, "per rimboccarmi le maniche". Poi ha iniziato a mettere nero su bianco un progetto di recupero del centro storico divenuto, col tempo, una zona off limits, puntellata di sana pianta a causa di un dissesto idrogeologico. Tanto per cominciare, ha immaginato la vecchia piazza del mercato coperto (detta, non a caso, dei Commestibili...) sgombra da casupole e lamiere. I piccoli edifici di questo stabile, primi Novecento, in atelier da consegnare ad artisti, artigiani, librai. Un luogo a dimensione di bambino. A parte qualche rifinitura, il progetto sembrava prendere forma. Eppure, mancava ancora qualcosa.

Pensa che ti ripensa, la lampadina si accende. "Giardini, giardini pensili in pieno centro", questa è la soluzione. Come i Promenade Plantèe di Parigi, una ferrovia dismessa trasformata in un parco a due piani. "In dalle", dicono i francesi. "Sospesi", traduce per noi, ricordando che la sua scelta non è stata dettata da smaniose mode esterofile ma, guarda un po', dalla storia stessa dell'architettura italiana. "Meridionale", tiene a precisare. Già, perchè, senza andare troppo lontano, a Napoli si trovano i Giardini Reali. "Anche se, in questi anni sono stati un po' trascurati", sottolinea con amarezza.

Green roof, tetti verdi. Mentre nella Grande Mela boccioli e arbusti spuntano (nientemeno...) sulle cappotte degli autobus, il giardino pensile pensato per il piano nobile dell'ex mercato coperto, in piazza dei Commestibili, riscopre la modernità di Babilonia.

"Edifici commerciali sotto, giardino sopra. Ecco il progetto. In questo modo Mesagne potrà riappropriarsi di uno spazio pubblico rivitalizzato da commerci e buone pratiche. I giardini pensili hanno il pregio di assorbire le polveri sottili; inoltre, ci sarà un notevole risparmio energetico. A differenza delle normali terrazze, i garden roof non sono collettori di calore, tanto meno lo disperdono in inverno. Inoltre, ognuno dovrà prendersi cura dello spazio messo a disposizione dal Comune, arredarlo secondo poche ma essenziali linee guida. Certo, siamo ancora all'inizio. Mancano i pannelli solari, l'ascensore panoramico... Tempo al tempo, e sarà fatto tutto".

Ma il bello deve ancora venire. Nell'intrecciarsi dei discorsi, il nodo viene subito al pettine. La "notizia" non risiede tanto nella trovata architettonica, quanto nella partecipazione popolare. Il progetto urbano di Mesagne, infatti, non è stato solo un lavoro d'elmetto e scrivania. Per la prima volta, i piani alti sono scesi in strada. Tecnici e professionisti si sono misurati con la realtà e le esigenze di chi, i luoghi, li vive sul serio. Sono stati organizzati focus group con i commercianti, studenti, addetti ai lavori. Una pioggia di questionari sono stati distribuiti tra gli abitanti del centro storico. E per non escludere nessuno, ma proprio nessuno, è stata messa a punto una piccola ma efficace campagna di comunicazione. Il logo era lì, sotto gli occhi di tutti: la pianta dell'abitato di Mesagne, cuoriforme. Lo slogan va da sè, "Il cuore dentro" ad accompagnare un progetto cresciuto senza fretta, saggiando gli umori dei suoi abitanti, anzichè imbrattare testate giornalistiche di vana sostanza. "Abbiamo voluto che ogni cittadino potesse considerarsi parte attiva nel progetto. Per questo è stata allestita una mostra all'interno degli edifici dell'ex mercato coperto. E' stata aperta notte e giorno, dopo l'inaugurazione", dice Simonetta mentre lo sguardo cade sui pannelli didattici e sull'urna, affamata di spunti, nell'ultima sala.

Piccoli, grandi esercizi di democrazia. E trasparenza. Questo è il progetto urbano di Mesagne. Un'opera "grande" non nel senso politichese del termine, piuttosto per lungimiranza e senso di condivisione. In questo luogo, che di poco precede il centro storico più antico, i contenuti hanno preso il sopravvento sui contenitori. Certo, c'è voluto tempo ma, in fondo, Simonetta e compagni (prima tra tutti, l'ingegnere Bianca Morleo, responsabile del "procedimento" che nel 2005 le dette fiducia assieme al sindaco di allora Mario Sconosciuto) sapevano che la loro fatica sarebbe stata ripagata. A Mesagne, si è seminato. Ora si attende il raccolto. Qualche frutto si vede già. Non è, infatti, un caso se qualcuno ha deciso di unirsi in consorzio; se il proprietario di un bar ha deciso di aprire una finestra sulla piazza "Così il caffè diventa più buono", ironizza. Qui son tornati a giocare i bambini. Un anziano fa cenno a un compare di sedersi lì a fianco, mentre i più giovani fanno progetti per la serata, il futuro.

Finalmente, piazza dei Commestibili si è riappropriata della sua naturale filosofia. "Bisognava solo aver fiducia. La stessa che è stata data a me", riconosce la giovane paesaggista, mentre il cammino prosegue lungo via degli Albricci, su un tappeto di basoli lucidi che si srotola ai lati di vecchie insegne, fino a piazza Criscuolo. "Ora sì, che siamo nel cuore del cuore", fa il verso Simonetta. Alla vista dei piccoli palazzi, della chiesa matrice, della collegiata qualche "Che meraviglia!" scappa.

Nell'aria ferma di una primavera inoltrata, Mesagne svela il suo volto più autentico. Insieme si immagina che, in questo dedalo di viuzze, un turista potrebbe trovare la sua dimensione ideale: non sentirsi un turista. Mischiarsi tra la gente, assaporare il gusto lento, lentissimo della vita, senza luoghi comuni. Tra i vicoli larghi non più di una spalla, è facile ascoltare i consigli di bellezza di una parrucchiera. Qualche passo ancora e si declamano preghiere. In ogni strada, ad ogni passaggio, qualcuno saluta, si presta ad un clic. Bambini ringraziano. Non c'è nulla di artefatto, patinato. "E' di questo posto che mi sono innamorata, lavorando", dice Simonetta con un sorriso leggero. E non è la sola.

(giugno 2011)

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