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Nefrhotel, mi hanno.../Con Kamal per sopravvivere a Kathmandù

E' maturo Giuseppe Cristaldi, la sua scrittura dal ritmo di un "Metronomo capovolto" si è fatta acuminata attraverso la denuncia sociale con il docu-dramma "Un rumore di gabbiani. Orazione per i martiri dei petrolchimici" per mutare ancora, sfuggendo a schemi predefiniti, e approdando all'irrazionale amore per un padre all'ombra del ponte girevole tarantino in "Belli di papillon. Verso il sacrificio". E' da quest'ultimo che il giovane scrittore salentino ha imboccato la strada giusta: la sua, quella che lo ha condotto a "Nefrhotel. Mi hanno venduto un rene". Un monologo serrato e agghiacciante, una confessione estenuante, perciò, riempite i polmoni. Kamal, bambino povero che dal suo villaggio si reca a Kathmandù per sopravvivere, racconta tutto d'un fiato e bisogna stargli dietro, perderlo sarebbe un peccato, lasciarsi scappare il filo con cui gli hanno suturato grossolanamente la ferita, un ennesimo delitto, quello che rinfaccia al medico-macellaio che gli ha tolto un rene destinato a un facoltoso quanto disperato occidentale: "Avvicinatevi un po' di più, che a furia di accarezzare i chiodi che sto infilzando nella vostra coscienza vi siete insanguinato le mani". Prima che però resti solo una "cicatrice dall'ascella all'ombellico: il tatuaggio della miseria", c'è molto di più. Tutti quegli dei, che nulla possono, "Shiva è una pittura su un muro stonacato, un tempio di teste chine, una statua che si può pigliare a schiaffi. Shiva danza il mio inganno e avanza la sua resa a un faccendiere".

Tra i vicoli putridi di Kathmandù, il fetore delle strade della metropoli si mescola all'incenso sotto la grande pancia di un Buddha indifferente quanto i turisti sui risciò. Risplendono di disperazione le immagini che Cristaldi rende magistralmente. Si sentono più che vedersi, e vien voglia di sfiorarla tanto è tangibile e dolorosa quella ferita.

Ma bisogna stare dietro a Kamal e alla sua lotta quotidiana della sopravvivenza dove c'è posto per tutto: prostitute materne, momenti di fanciullesca meraviglia in cui un amico gli regala la scoperta delle vibrazioni di un gong, un nonno sciamano e persino la pena per un occidentale malato. "Bella Kathmandù se le sollevate la gonna, non è vero dottò?".


Giuseppe Cristaldi, Nefrhotel. Mi hanno venduto un rene, pp. 199, euro 12.
Promo Music, Corvino Media Editore, 2011.


(dicembre 2011)
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