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Parco Litorale di Ugento

di ANTONELLA GALLONE

Dalle bacche purpuree o bluastre del ginepro coccolone ai candidi petali del giglio delle dune, dal profumo del nuovo ibrido di orchidea ozantina fino alle gravinelle in cui prospera il leccio che dà il nome al capoluogo salentino. La bellezza non valica lontani confini ma prorompe in un'incontaminata oasi di natura, proprio a portata di mano, colorando con le calde sfumature del mediterraneo l'area protetta a pochi passi dall'antica Ozan, Ugento. Istituito con la Legge Regionale del 28 maggio 2007 ed esteso per oltre 1.600 ettari lungo il territorio costiero del comune di Ugento, tra le località di Torre San Giovanni e Lido Marini, il Parco Naturale Regionale "Litorale di Ugento" ha già attuato numerosi progetti per la salvaguardia della biodiversità e del proprio patrimonio naturale, paesaggistico e storico-architettonico.

Ma le avversità che i "tutori" del parco hanno dovuto affrontare, tra dissensi, atti di vandalismo e furti, sono state davvero tante. Schierato in prima fila è Simone Zecca, giovane dottore di ricerca in Ecologia Fondamentale presso l'Università del Salento e collaboratore esterno del parco che, diretto dal dottor Marco D'Adamo, è affidato in gestione provvisoria al Comune di Ugento. Animato da una viscerale passione per la natura e una spiccata sensibilità ambientale, Simone racconta con puntualità tecnica la storia e i tesori delle tre macro aree che caratterizzano il parco ugentino.

- LA MACCHIA MEDITERRANEA - Lasciando l'ufficio amministrativo del parco, sulla strada provinciale Ugento-Acquarica del Capo, quasi senza accorgersene, ci si ritrova all'ombra dei grandi ulivi-patriarchi, che si ergono sulla terra rossa, ricamata di muretti a secco. La cartellonistica indica e informa sulle principali vie di accesso e apre le porte a un mondo di quiete e silenzio, dove il vento intesse la sua mite melodia accarezzando le chiome della macchia mediterranea. Camminando lo si legge un po' ovunque: non si può cacciare, ovviamente, così come pescare, abbandonare rifiuti ma anche raccogliere le specie vegetali spontanee ed asportare minerali e materiale di interesse geologico.

L'odore intenso e penetrante del timo selvatico segna l'inizio del percorso trekking che, dalla località di Specchia del Corno, si snoda per sei chilometri fino ad approdare tra le dune della fascia costiera. Ed ecco le bacche rosse del lentisco, che siamo abituati a vedere solo nelle composizioni natalizie e che qui spiccano nel verde bruno della macchia, tra la ginestra spinosa, il mirto e l'olivastro selvatico. Dopo aver indugiato sulle caratteristiche del pino d'aleppo, Simone ricorda: "Nel 2007 tutta questa area a macchia è stata interessata da un tremendo incendio di origine dolosa. Adesso, piano piano, si sta riprendendo perchè fortunatamente la macchia ha una grande capacità di rigenerazione".

Il piccolo sentiero, delimitato da ciottoli e impreziosito dal profumo del rosmarino, conduce a uno scenario insolito per la pianura salentina, il Canale di Pera, detto dei Diavoli perchè particolarmente impervio e invaso da una fitta e impenetrabile vegetazione. "Si tratta di piccoli canyon poco conosciuti", spiega Simone, "gli stessi ugentini si sorprendono quando vengono a visitare questi luoghi". Le serre del parco sono incise, infatti, da cinque canaloni carsici o gravinelle, parallele tra loro e perpendicolari alla linea di costa, scavate nella roccia calcarea dall'azione erosiva delle acque piovane che hanno plasmato pareti quasi verticali creando un microclima adatto alla sopravvivenza di particolari specie vegetali.

A guardare da qui, la profondità di questo canale non fa impressione, il dislivello si avverte ma non fa paura. In realtà, spiega Simone, "sono profonde fino a 30-40 metri e vi crescono esemplari di leccio talmente imponenti che un uomo farebbe fatica ad abbracciarne il tronco". Ecco, adesso sì, fanno più impressione, immaginando anche questo Indiana Jones salentino che tra quei lecci è sceso veramente facendosi largo, a fatica, tra piante e arbusti.

Volgendo le spalle alla gravinella, a 72 metri sul livello del mare, come un cartello puntualmente ricorda, un monumentale cumulo di bianche pietre calcaree custodisce nella sua forma conica ancestrali segreti. E' la Specchia del Corno, probabilmente una postazione di vedetta utilizzata per scrutare il territorio durante le incursioni turche ma, forse, non fu solo questo. "Scavi archeologici condotti dall'Università del Salento su Specchia Artanisi, a due chilometri da qui", racconta Simone, "hanno portato alla luce tombe risalenti al neolitico e un tesoretto di monete bizantine". Il percorso trekking prosegue fino in cima alla specchia dove l'aria tersa di una mattinata di fine autunno, permette di godere del panorama che va dalla macchia mediterranea al periplo del bacini, fino all'orizzonte dove il mare si mescola all'azzurro del cielo.

- LA ZONA UMIDA - Placidamente adagiate sullo specchio d'acqua di Rottacapozza Sud, folaghe e gallinelle d'acqua cantano divertendosi a infrangere le nuvolette riflesse sulla superficie del bacino. I folti canneti, in cui si rifugiano libellule e farfalle, incorniciano il laghetto e proteggono il volo degli uccelli dall'invadenza dello sguardo. Un capanno in legno per l'osservazione dell'avifauna spunta discreto sul bacino e sembra quasi di poter scorgere giochi d'acqua tra gli aironi cenerini e i cavalieri d'Italia, l'elegante sagoma bianca delle garzette in volo o il piumaggio dell'airone rosso tra le cannucce di palude.

Risultato di un progetto di bonifica attuato a partire dagli anni '30 per allontanare la zanzara portatrice di malaria, i bacini Suddenna, Bianca, Ulmo, Rottacapozza Nord e Sud e Spunderati Nord e Sud traggono il proprio nome dall'antica geografia delle paludi ugentine e rappresentano oggi la più importante zona umida del versante jonico del Salento. Interessato da un intervento di rinaturalizzazione e restauro vegetazionale che ha comportato la rimozione delle strutture cementate e l'installazione di staccionate e capanni di osservazione, il bacino di Rottacapozza Sud è lo scenografico fondale in cui è stato recentemente inaugurato un percorso naturalistico attrezzato per non vedenti e ipovedenti, nell'ambito del progetto "Natura per tutti".

L'itinerario multisensoriale guida per 450 metri con un corrimano in legno ed è corredato da targhette informative in linguaggio braille. Avvolti dal canto tenue della natura è possibile sostare nella "Stanza dei modelli" toccando le riproduzioni della fillirea o del falco di palude per poi soffermarsi nella "Stanza delle essenze" e stimolare l'olfatto con il profumo del mirto o del corbezzolo. Ma il percorso, realizzato in collaborazione con l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, è stato vandalizzato e porta ancora i segni di un'abietta inciviltà.

- FASCIA COSTIERA - Tra la fine del '700 e i primi anni del secolo successivo, alcuni monaci che stazionavano a Gallipoli piantarono i teneri fuscelli di pino che oggi caratterizzano il sistema retrodunale del parco di Ugento, ovvero, la sua fitta pineta, fondamentale per il consolidamento del terreno e per arginare l'erosione della fascia costiera. Giganti tristi dalle foglie aghiformi, i pini, se avessero potuto, sarebbero insorti contro chi, fino a qualche anno fa, veniva a banchettare ai loro piedi lasciandovi rifiuti di ogni tipo. "Chiudere le aree demaniali ai mezzi motorizzati con sbarre mobili e fisse è stata una battaglia culturale prima che strutturale", spiega Simone con rammarico, "c'è stata una vera ribellione da parte della gente che veniva a campeggiare in pineta, sfociata addirittura nell'incendio dell'area".

Staccionate e passerelle in legno segnano il cammino da seguire e, passo dopo passo, la terra lascia il posto ad un'incantevole distesa di sabbia bianca e finissima, lambita dal mare cristallino su cui la luce del sole si infrange in mille riverberi dorati. Il perpetuo sciabordio delle onde coccola i pensieri colti da un improvviso senso di smarrimento. "Se fossi stata qui 50 anni fa", dice Simone, "avresti visto 150 metri di spiaggia in più davanti ai tuoi occhi. Lo abbiamo dedotto da uno studio effettuato su fotografie aree storiche". La Posidonia oceanica, tante volte definita "alga", fonte di malumori da parte dei turisti perchè spiaggiandosi lungo la riva alterava il fascino incorrotto del litorale, ha avuto il suo degno riscatto diventando il fulcro di un importante intervento contro l'erosione delle coste. Le sue foglie, infatti, che fino al 2006 venivano trasportate in discarica, oltre ad avere il merito di rallentare l'azione del moto ondoso sulla spiaggia, sono utili per il ripristino dei cordoni dunali che rallentano l'erosione e tutelano l'ecosistema dell'ambiente.

La visita si conclude qui ma il parco di Ugento ha ancora tanto da rivelare, dai prati di orchidee agli esemplari di volpe e tasso che popolano la macchia mediterranea, dall'agricoltura biologica degli uliveti alle masserie che costellano l'entroterra. Sono numerosi i progetti già attuati per la tutela dell'area tra cui le mini isole ecologiche per sostenere la raccolta differenziata anche in vacanza, un sistema antincendio dotato di cartelli che guidano i vigili del fuoco indicando loro i punti di captazione delle acque, stabiliti attraverso il censimento dei pozzi, la realizzazione di audio-video guide di percorsi naturalistici e culturali scaricabili, in tre lingue, dal sito www.visitaugento.it. E tanti sono i progetti in programma per la prossima stagione: la realizzazione di un itinerario cicloturistico, dotato di sei postazioni bike sharing e punti di sosta attrezzati, che collegherà il parco all'entroterra; un nuovo percorso trekking lungo 12 chilometri; un centro visite che sarà allestito in un immobile confiscato alla mafia; la riqualificazione architettonica delle strutture inglobate all'interno dei confini del parco, tutto all'insegna di un turismo accessibile ed eco-sostenibile.

I NUMERI DEL PARCO

70 sono i chilometri di distanza del Parco Naturale Regionale "Litorale di Ugento" dal capoluogo di provincia, Lecce. Il parco, istituito con la legge regionale n. 13 del 28 maggio 2007, è situato nel territorio costiero del Comune di Ugento tra le località Torre San Giovanni e Lido Marini.

808 sono gli ettari dell'area direttamente sottoposta a tutela, a cui si aggiunge una fascia di protezione di altri 827 ettari, per un'estensione complessiva di 1.635 ettari.

3 sono le aree che caratterizzano il parco: la macchia mediterranea, la zona umida e il litorale costiero.

14 sono gli habitat naturali e seminaturali meritevoli di conservazione all'interno del parco.

400 specie, appartenenti a 251 generi e 70 famiglie, costituiscono la flora del parco.

109 metri è il picco d'altitudine raggiunto in alcuni punti del parco, mentre la quota media è di 40 metri con il 5 per cento di pendenza.

5 sono sono i canaloni carsici, detti "Gravinelle", che solcano la zona a macchia del parco; sono profondi fino a 30-40 metri e sono denominati "Casale", "Polisena", "Pera" o "dei diavoli", "Casarana" e "Rottacapozza".

12.196 sono gli ettari di zona paludosa che, a partire dagli anni '30 del '900, furono sottoposti a bonifica, dando vita all'attuale conformazione dell'area.

7 sono oggi i bacini artificiali: "Suddenna", esteso per 16.912 mq; "Bianca" di

18.107 mq; "Ulmo" di 15.385 mq; "Rottacapozza Nord" di 36.925 mq; "Rottacapozza Sud" di 117.044 mq; "Spunderati Nord" di 61.702 mq; "Spunderati Sud" di 146.510 mq.

2 sono i capanni per l'osservazione dell'avifauna stanziale e migratoria che si affacciano sugli argini del bacino "Rottacapozza Sud".

3 sono le foci degli specchi d'acqua, così denominati in memoria dell'antica geografia delle paludi ugentine, che confluiscono in mare.

9,146 sono i chilometri del litorale sabbioso, lungo il tratto costiero del parco.

2 sono i percorsi escursionistici che attraversano le 3 aree del parco: un tragitto trekking e un itinerario multisensoriale attrezzato per non vedenti e ipovedenti.

1 è il responsabile del parco, il dott. Marco D'Adamo, affiancato da 4 collaboratori esterni; il parco è affidato in gestione al Comune di Ugento.

13 sono i progetti, dal 2007 a oggi, che sono stati attuati per la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturalistico del parco.

Info: 0833/986074, www.parcolitoralediugento.it, www.visitaugento.it.

(gennaio 2012)

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