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Pascali, l'ottimismo della volontà

di STEFANO LOPETRONE

Cita Gramsci, ascolta Mahler, fuma la pipa. A modo suo un intellettuale: dello sport, ovviamente. Antonio Pascali sorride spesso, ha un entusiasmo contagioso ed è uno sportivo vero, anche se non ha mai calcato la scena dei grandi eventi. Forse proprio per questo è la persona giusta al posto giusto: a dicembre 2007 è stato eletto presidente del Comitato provinciale del Coni, sostituendo Dino Locato. Un avvicendamento storico, avvenuto ad un anno dalla chiusura del quadriennio olimpico e che ha fatto giurisprudenza a livello nazionale: un terremoto silenzioso durato cinque mesi.


"Nessuno in Via Carluccio potrà dimenticare il 27 agosto 2007", dice oggi Pascali. "Quel giorno in Giunta emerse spontaneamente il dissenso verso l'operato di Locato, un presidente che aveva nominato personalmente ognuno di noi, che però non stava cogliendo il cambiamento del mondo dello sport". Fu messa ai voti la fiducia al presidente e dieci membri su dodici dissero basta. Ci vollero due mesi per convocare il Consiglio, un altro mese per indire le elezioni. Finalmente il 5 dicembre la crisi si chiuse.


Pascali sarà presidente fino a dicembre, quando scadrà il quadriennio olimpico (termine di tutte le cariche del Coni). Eppure il suo programma di insediamento è stato ispirato da impegni così alti, che è difficile non pensare ad una riconferma fino al 2012. In quelle venticinque pagine ha riversato tutto sè stesso e trasformato tappe importanti della sua vita in altrettanti obiettivi di programma. Basta sfogliare contemporaneamente il programma (ed il curriculum) valorizzazione dello "sport per tutti" (non è stato un atleta professionista ma si è dedicato allo sport solo per diletto); corsi di primo soccorso, igiene personale e alimentazione contro la cultura del doping (è arrivato ad un passo dalla laurea in Medicina e nella Federnuoto si occupava dei corsi di assistenza ai bagnanti); grande attenzione alla formazione tecnica con il ritorno del coordinatore tecnico provinciale (ha risollevato la Fin puntando sulla competenza degli istruttori); decentramento (da collaboratore e vicepresidente del Coni si era reso conto dei difetti del decisionismo); impiantistica sportiva (ha fatto della piscina di San Cesario un modello di efficienza); istituzione di una biblioteca dello sport (appassionato di lettura, soprattutto tecnica).


E' sulla cultura che si vincono le battaglie dello sport. Una cultura che non è saccente, ma che si rimbocca le maniche sul campo, predica e pratica fair play, promulga valori fondamentali per la convivenza civile. Lo sport abitua al sacrificio: del corpo e dello spirito (in allenamento, in gara, nell'organizzazione di eventi, nel coordinamento di tecnici e dirigenti), del tempo (tolto ai cari e a sè stesso per donarlo agli altri). E' una passione totalizzante, che soffoca la famiglia e logora gli altri interessi: "Ho cominciato andando in bici da bambino e poi giocando a tennis sul cemento, alle spalle della chiesa madre di San Cesario, il mio paese", dice Pascali, 52 anni. "Sono stato un tennista agonista, ma senza pretese.

Poi mi ha preso il nuoto: mi sono interessato della gestione della piscina di San Cesario. Ho cominciato a nuotare per diletto, poi a fare il giudice di gara per la Ferdernuoto ed il dirigente a San Cesario". Fino al salto nei quadri dirigenziali federali: prima responsabile provinciale del settore salvamento, poi delegato provinciale, infine vicepresidente regionale. Con lui San Cesario, il Salento e la Puglia hanno prodotto il miglior nuotatore della loro storia: Fernando Mazzotta, primo pugliese ad ottenere l'argento agli Europei Juniores. "Ma io ricordo anche Antonio Montinaro e Paola Patera, i primi atleti che conquistarono risultati importanti a livello nazionale. I miei maestri? Vinicio Marangio, pioniere del nuoto salentino. Per il resto, senza vana gloria, posso dire che mi sono fatto le ossa da solo, attingendo direttamente dai testi, soprattutto americani e tedeschi". Nozioni poi applicate dalla cooperativa "Lavoro e Sport", che si occupa della piscina di San Cesario dal giorno della sua inaugurazione, nel 1985.

Oggi Antonio Pascali si ritrova al vertice dello sport salentino. Ma questo non era il suo destino: doveva diventare medico, poi si è ritrovato per caso nel nuoto. La sua vita al di fuori dello sport è un rebus: "Mi spendo senza risparmio per gli altri, spesso prendendo pesci in faccia, sbaglio come tutti, ma poi supero le delusioni. Credo molto in una massima gramsciana: abbandonare il pessimismo della ragione e sostituirlo con l'ottimismo della volontà". Letture insolite per uno sportivo: "Ultimamente vi dedico poco tempo. Amo leggere, tenermi aggiornato: la mia casa è piena di libri, giornali e riviste, soprattutto specialistiche ma anche di filosofia. E poi la musica... quella classica è la colonna sonora della mia vita: Bach, Mozart e Mahler. Un vizio? Uno molto privato: i tabacchi dolci da pipa". Come tanti salentini, trova rifugio ad Otranto e nel suo entroterra: "Le mie oasi sono la Città dei Martiri e la bicicletta: d'estate percorro le strade interne e scopro paesaggi bellissimi, faccio incontri speciali con animali, piante, edifici rurali, campi coltivati, albe e tramonti".


Le note dolenti per uno sportivo, si sa, sono i rapporti con moglie e figli. Chissà come Cristina, sua moglie ed i figli Gabriele e Celeste vivono l'attivismo del marito e del padre: "La mia famiglia ha imparato a sopportare la mia assenza. Esco di casa molto presto e rientro tardi. Non lo dicono, ma so che mi rimproverano il troppo tempo dedicato ai ragazzi delle altre famiglie. Per fortuna Cristina mi aiuta molto: ormai è corazzata da 30 anni di resistenza. Faccio di tutto per essere un punto di riferimento in famiglia, ma mi rendo conto che è dura convivere con una persona che non conosce domeniche o festività".

(Ottobre 2008)

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