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Ruvido | Pop rock salentino

Se non riesci a uscire dal tunnel, si diceva, arredalo. Oppure, secondo il teorema dei Ruvido, conviene costruire un caldo e accogliente giaciglio, isolato dal rumore di fondo che martella i sensi, un sicuro rifugio dove dormire e sognare, gracile parvenza di libertà sul confine "tra buio e amore, tra culla e rumore". Il trio salentino, composto da Laura Catullo, Antonio Chiriatti e Luigi Luperto, si presenta al pubblico con il cd "Culla e rumore", dieci tracce dal dichiarato stampo pop rock, con mirati inserti elettronici, intermezzi e riff di potenti schitarrate in chiave quasi hard.

L'approccio, con la title track, è il sottile pianto di un bambino tra le lamelle di un carillon, soffocato dalle pale di un elicottero di passaggio, utile a richiamare uno scenario apocalittico e guerreggiante. Si passa attraverso una coltre di "Polvere" che ricopre tutto il mare, fino a perdere lo sguardo in un finto orizzonte, un abbaglio d'indipendenza, quando in realtà lo spazio concesso basta a malapena per respirare e garantire il minimo sindacale della sopravvivenza.

Si sfiorano temi ancor più crudi con "Aidi", dove si gioca con il lessico e l'assonanza verbale tra la piccola pastorella e una grave malattia molto diffusa. Non solo. Con "Made in Italy" e "Guida" si dà sfogo a tutto il malcontento sociale delle nuove generazioni, con critiche non troppo velate verso gli aspetti più beceri del Belpaese, aspettando che "tutti i Giuda vengano al cappio". Ultimo cenno per la delicata "Amami", sincera ballata, inno al vero amore, quello puro, dove la sponda più tenera e quella più passionale s'inseguono quasi come fossero il bianco e il nero del Tao. (Matteo Tangolo)

Ruvido, Culla e rumore, Città Futura Edizioni, 2014.

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